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Giacomazzi: “Mio figlio nel Lecce? Ora si diverte. Vi racconto la mia ascesa in Uruguay…”

L’ex capitano del Lecce, ora membro dello staff tecnico della Nazionale di Malta, ha parlato dei suoi inizi in Uruguay, e non solo, al quotidiano Otra Cabeza.

GLI INIZI. Giacomazzi racconta il suo passaggio al Bella Vista, società del quartiere di San José a Montevideo “Sono arrivato al Bella Vista dal Defensor Sporting dove giocavo da centravanti o da ala destra, segnavo gol ed ero piccolissimo. Fu difficile per me, a 15 anni firmai già con i Los Papales (soprannome della compagine, la cui casacca rappresenta i colori del Vaticano, ndr) e centrai il mio obiettivo. Duarte mi ha fatto debuttare a 17 anni in B, dopo poche partite sono passato dalla fascia a destra alla sinistra. Arretrai il mio raggio d’azione. Poi è arrivato Julio Ribas e mi ha dato più possibilità di attaccare. Al di là del campo, lui mi ha insegnato dei valori importanti, che cerco di trasmettere ai miei figli, che un giorno porterò allo stadio Nasazzi (casa del Bella Vista, ndr). M’insegnò a stare sempre con i piedi per terra e a restare umile. Mi diceva ‘non pensare di esser diventato un’altra persona solo perché hai due monete in tasca’. Recentemente ho incontrato Julio in un’amichevole tra Malta e Gibilterra”

L’IMPORTANZA DEL PENAROL. Il passaggio dal Bella Vista al Penarol fu l’inizio del sogno calcistico per Giaco: “Quando si ha la possibilità di realizzare il sogno di indossare la maglia pesante di un club come Peñarol, si percepisce che il cambiamento sarà grande, le responsabilità che hai addosso pesano. Sono stato praticamente un mese e mezzo in camera con Pablo Bengoechea, Julio l’ha fatto apposta, ha messo un giovane con il capitano, Pablo mi ha detto tre o quattro cose e mi ha fatto capire tutto. Non ho nessun cattivo ricordo di lui. E’ stato un esempio di calciatore e capitano. Mi fece capire cosa fosse il e lo notai in campo. Al debutto capii di cercare sempre la soluzione verticale, giocai insieme a Bengoechea. Capì subito cosa voleva dire militare nel Peñarol”.

SALENTO. Guillermo non può poi non parlare del Lecce e di Lecce, la città che lo ha calcisticamente, e familiarmente, adottato: “La vita mi ha portato a Lecce, che è dove vivo e dove ho la cosa più bella, che è la famiglia. Sono stato tanti anni qui, siamo stati campioni in B e ci siamo salvati più volte dalla retrocessione nella Serie A. Questi risultati sono molto sentiti qui: è come vincere un campionato. Arrivai insieme a Chevanton. Insieme a lui abbiamo lasciato tantissimi bei ricordi. Entrambi viviamo qui, e ci frequentiamo. La vita qui è tranquilla, anche se resta la passione per i colori. Nel sud italia la gente è molto legata alla proprie squadre”.

MONITI. In conclusione, Giacomazzi prova a dare dei consigli ai giovani calciatori, partendo da un esempio già presente tra le mura domestiche: “Quando guardi indietro ricordi lo sforzo e il sacrificio di tante persone che mi hanno aiutato e tutte le energie che ci ho messo per poter fare una carriera calcistica oltre le aspettative. Cosa mi sento di dire ai ragazzi di oggi? Molti hanno il sogno di diventare calciatori importanti, ma devono sapere che la percentuale di realizzazione è molto bassa. Lo dico anche a mio figlio, ha 13 anni e gioca nel Lecce. Ora lo fa per divertirsi, più in là si accorgerà se ci saranno le condizioni per giocarci. Lui è nato in Italia ma è pazzo per la Nazionale uruguaiana. Essere figlio di un ex capitano? Gli dà più personalità”.

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