Meccariello a CL: “Lecce esperienza indimenticabile: il gruppo, Liverani e…un futuro leccese”

L'ex difensore giallorosso ha raccontato la sua esperienza salentina, durata tre campionati

Tanta umiltĆ  messa al servizio in campo in tutte le categorie, con l’esperienza a Lecce che rimarrĆ  sempre nel cuore tanto da pensare di tornare a vivere per sempre nel capoluogo salentino. Abbiamo avuto il piacere di dialogare con Biagio Meccariello, da pochissimi mesi ex calciatore e ora collaboratore tecnico al Campobasso con mister Devis Mangia. Il 35enne nato a Benevento ha vissuto tre anni a Lecce, conquistando la promozione in Serie A nel 2018/2019 e giocando 14 gare (con 1 gol) nell’universitĆ  del calcio italiano nel 2019/2020.

biagio meccariello
LECCE CAMPIONATO 2018-2019 BIAGIO MECCARIELLO MICHEL CAPUTO/SILPRESS

Partiamo dal tuo presente. Dopo la mancata iscrizione del Fasano in Serie D hai deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Come ĆØ stare subito fuori dal rettangolo verde?

“La possibilitĆ  del Fasano nacque grazie a Filippo Falco. Mi ha chiesto quest’estate che stessi facendo. Io ero a Coverciano per il corso, il ruolo di allenatore m’incuriosiva giĆ  da tempo quando giocavo. Lo dicevo sempre nei miei ultimi anni da calciatore, volevo capire se mi potesse interessare. Sono stato fortunato ad avere un club che mi ha dato subito l’opportunitĆ  di lavorare. Quando vedi che la palla rotola e tu non ci sei non ĆØ facile. Tutto però passa e con il tempo ti abitui”.

I presupposti del tuo passaggio al Lecce sono nati dal rapporto con Fabio Liverani

“Sono stato per cinque anni alla Ternana. Il 2016/2017 era un anno difficile, la proprietĆ  era contestata e la cittĆ  era stufa. In quell’anno ci fu un distacco della dirigenza, che ridimensionò il progetto pur onorando tutti gli impegni economici. Non si voleva fare una grossa squadra. Il campionato fu difficile. A inizio marzo eravamo in coda alla classifica, con pochissime speranze di salvezza diretta. Arrivò mister Liverani e lui riuscƬ in pochissimo tempo a toccare le corde giuste, riuscƬ a creare coesione. Ottenemmo una salvezza diretta. Su 11 partite facemmo una media pazzesca maggiore a 2 punti con 9 vittorie, perdendone solo una. LƬ nacque il rapporto di stima e fiducia professionale con Liverani”.

E poi dopo una stagione il Lecce. Come fu la trattativa?

“Io andai al Brescia, mentre Liverani accettò l’offerta del Lecce al posto di Roberto Rizzo. La Ternana mi vendette al Brescia. Avevo fatto molto bene in rossoverdeĀ (3 gol e 1 assist in 34 presenze, ndr). I giallorossi vinsero il campionato ma io persi 3-4 mesi di campionato per un’operazione al menisco esterno. Feci fatica a trovare condizione al mio rientro. Dopo la promozione in B, Liverani mi preannunciò subito la possibilitĆ  di portarmi a Lecce per lavorare insieme. Nacque tutto cosƬ spontaneamente. Arrivai nel Salento l’ultimo giorno di calciomercato insieme a Venuti. Il mister mi disse che c’erano delle situazioni da incastrare, alla fine riuscimmo anche perchĆ© l’obiettivo iniziale era un altro. Io probabilmente ero un obiettivo secondario per societĆ  e mister e alla fine si spinse in più per me e l’affare si concretizzò. La storia iniziò cosƬ”.

Nel 2018/2019, il Lecce, neopromosso in B, sorprese tutti con una cavalcata travolgente. Avevate la sensazione di poter fare qualcosa di grande sin da subito o fu un crescendo?

“Molto onestamente racconto un avvenimento che ho ben chiaro nella mente. Ci allenammo a Martignano. Facemmo dei torelli sotto la rete vicino gli spogliatoi, un lavoro molto tecnico. Tornando a Lecce, chiamai la mia ragazza Alessandra, oggi la mia compagna, per raccontarle le mie sensazioni sulla nuova esperienza professionale. Ebbi giĆ  l’impressione di stare in una squadra forte. Da lƬ a pensare un approccio cosƬ in B ne passava, però al di lĆ  della forza calcistica eravamo un gruppo e avevamo un’identitĆ  di gruppo chiara. Facevamo fatica a stare a casa, ogni sera c’era un incontro, una cena tra compagni. Coltivammo il piacere di stare insieme. Quando nasce un gruppo sano e coeso fuori dal campo i risultati si vedono anche nel rettangolo verde. Conoscevo giĆ  prima Palombi e Petriccione, diventammo amici poi con Vigorito, Bovo, Scavone. Ripeto: si faceva fatica a stare a casa per quanto piacere c’era a stare insieme”.

Milano 20 / Ottobre /, 2019
8 Giornata di Campionato Serie A 2019-20
Milan – Lecce
ph D M – Silpress
nella Foto – Biagio Meccariello

Quali furono per te le gare più importanti di quel campionato?

“Io mi ricordo la gara contro il Venezia in casa, la ribaltammo con doppietta di Palombi. Era la prima vittoria al quarto turno. Con il Livorno, nel ritorno in casa, perdevamo 2-0 il primo tempo e vincemmo 3-2. A Perugia poi fu una vittoria fondamentale a quattro gare dalla fine, con gol di Falco a giro per l’1-2. Ci presentammo con pochi difensori e dissi al mister di schierarmi terzino. In quel ruolo poi feci l’assist a Tabanelli con il Brescia. A Padova fallimmo il primo match-point promozione. Non vincemmo lƬ e tutto si giocò all’ultima con lo Spezia. Dopo Padova mi ricordo le facce di tutti. C’era tanta tensione. Ritrovammo le energie e l’entusiasmo per chiuderla in casa contro lo Spezia”.

In Serie A hai poi raccolto 14 presenze, a partire dall’esordio a San Siro, da terzino, contro il Milan

“Dico la veritĆ . Ho un rammarico. Feci un gran bel ritiro e una settimana prima di Inter-Lecce, esordio in A, mi feci male al ginocchio in uno scontro con Falco. Mi dovetti operare al menisco e persi la condizione acquisita in ritiro. Io sono partito dai dilettanti senza settori giovanili di prestigio e sono arrivato a 28 anni in Serie A. Avrei voluto giocarmi bene tutte le occasioni. Quell’infortunio mi fece perdere la condizione e poi dopo 4-5 partite in A ebbi uno stiramento di secondo grado. Comunque, gioia e piacere di giocare in Serie A per me ĆØ indimenticabile”

Milano 20 / Ottobre /, 2019
8 Giornata di Campionato Serie A 2019-20
Milan – Lecce
ph D M – Silpress
nella Foto – Biagio Meccariello

Quando si parla di quel campionato la voce comune ĆØ che il Lecce, senza lo stop forzato per l’emergenza coronavirus, con conseguente cambio di regole con i cinque cambi, avrebbe potuto raggiungere la salvezza.

“Sono d’accordo. La sensazione che avevamo da dentro era questa. Se non ci fossero state tutte queste dinamiche ce l’avremmo fatta, magari all’ultimo minuto dell’ultima giornata. Avevamo fiducia per raggiungere l’obiettivo. A livello numerico non eravamo preparati a tutte quelle partite in poco tempo. A volte sono fatalista e credo che doveva andare cosƬ. E’ andata cosƬ”.

All’ultima gara della Serie A 2019/2020, hai anche segnato il tuo primo e unico gol in Serie A.

“Posso dire che mi reputo fortunato. Ho giocato e fatto gol in D, C, B e A. La mia storia non ĆØ stata semplice. Sono partito dalla scuola calcio del mio paesino, il Real Airola. Poi a 14 anni papĆ  mi portò in una squadra di seconda categoria dove era tra gli organizzatori. Feci una ventina di gol da attaccante, poi Eccellenza, Serie D e via con il professionismo. Sono stato fortunato ma ci ho messo tanto del mio. Nessuno mi ha mai aperto porte, mi dicevano da piccolo di giocare a basket. Sono felice di aver giocato in quasi tutti gli stadi più prestigiosi d’Italia”

LECCE-PORDENONE STAGIONE 2020-2021 26/09/2020 MECCARIELLO MICHEL CAPUTO/SILPRESS

La stagione 2020/2021 fu la tua ultima nel Lecce, nel primo anno del secondo ciclo di Pantaleo Corvino…

“Onestamente, lui, giustamente, come mi ĆØ capitato altre volte nella mia vita, voleva portare le proprie persone di fiducia. E’ normale quando cambiano gestioni societarie o gestioni tecniche. Iniziò un nuovo corso e si decise di mettere dentro persone di un nuovo corso. Io stavo giocando poco, avevo mia moglie incinta. Il Lecce aveva fatto le scelte sui rinnovi contrattuali e alla mia etĆ  non volevo nĆ© potevo rimanere in scadenza viste le condizioni familiari. Avevo varie offerte, ma la SPAL mi sembrò la soluzione migliore”.

Qual è il tuo ricordo più bello di Lecce?

“A Lecce abbiamo costruito amicizie fuori dal campo che coltiviamo e speriamo di avere per tutta la vita. Spesso con la mia compagna pensiamo di voler vivere a Lecce, ora abbiamo anche due bambine. Siamo innamorati della cittĆ , della provincia, del mare, del come si vive a Lecce. Tutto ciò che abbiamo vissuto ci ha dato questa sensazione. ChissĆ ”.

Dal tuo racconto traspare tanta umiltà ma anche tanto orgoglio. Cosa proverai a insegnare ai calciatori più giovani nel tuo percorso da allenatore?

“Io non posso insegnare nulla a nessuno. A volte mi chiedono ‘come hai fatto a giocare a calcio’. Non mi piace neanche la parola calciatore, non mi reputo un calciatore. Ho fatto una professione come tanti altri. Io quello che ho fatto l’ho sempre fatto al massimo. Avevo questa qualitĆ  e ci ho messo educazione, trasmessa dai miei genitori, impegno e professionalitĆ . Ai giovani dico di dare il massimo sempre. Nella vita non sempre si riesce ma devi avere la consapevolezza di averla messa tutta. In quel percorso lƬ ho fatto degli errori ma ho dato il massimo. Dico questo ai ragazzi. Poi se si arriva o meno, a noi stessi si ĆØ felici sempre della consapevolezza di aver dato tutto”.

 

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Marco
5 minuti fa

Grande Biagio. Tu e lo zio invincibili! E grandi uomini

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