Il Salento continua a essere casa per David Di Michele. L’ex attaccante è in attesa di una nuova panchina dopo che, tra le ultime esperienze, c’è stato anche l’incarico all’Ugento.
Ricordi dolci e amari di Lecce
“La cosa più bella è l’amore della gente. Più dei risultati sportivi resta quello che ricevi sul piano umano. L’amarezza più grande è la retrocessione e soprattutto il non essere rimasto per colpa di alcuni presidenti, i Tesoro, che diedero false speranze e a me e ai tifosi, poi dissero che avevo chiesto io troppo. Potevo chiudere la carriera a Lecce e sarebbe stato il coronamento di una bellissima avventura con una tifoseria e città splendide”.
L’Ugento
“Ho scoperto un calcio molto più difficile di quanto immaginassi. In Eccellenza pugliese c’è qualità e passione attorno le squadre”.
Di Francesco
“Quando giocavo io era giovane, ma già si vedevano le idee e la qualità dell’uomo. L’anno scorso è stato straordinario, quest’anno sarà più difficile: le altre si sono rinforzate e a mio avviso il Lecce ha perso qualcosa. Con lui c’è Pinzi, amico vero. Li seguo sempre e faccio il tifo per il Lecce e per loro. Credo alla salvezza”.
Il rigore parato a Vucinic con la maglia dell’Udinese e l’arrivo
“Rimane nella memoria dei salentini. Quando arrivai in B grazie a De Canio c’erano dubbi si di me, sul mio carattere e ciò che si diceva al Torino”
Consigli
“Da giocatore pensi solo a te stesso. Da allenatore capisci quanto sia difficile gestire 25 teste diverse. Ai giocatori devi dire la verità. Le mezze verità diventano boomerang. I giovani? Rivedrei l’obbligo di farli giocare solo per età. Un giovane deve giocare perché merita, altrimenti si crea una corsa ad accaparrarsi ragazzi per poi bruciarli. Servono mentalità diverse nei club e persone competenti per i giovani”.








