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La penna in trasferta – Dimitri (SpazioMilan): “Pioli dovrà resistere alle criticità. Giampaolo? Era in confusione…”

Torna la nostra rubrica di confronto con le altre testate dedicate alle compagini di Serie A. La banda Liverani è attesa dalla sfida col Milan nel posticipo dell’ottava giornata di Serie A.

Passata la seconda sosta nazionali della stagione, il Lecce sarà di scena a San Siro in casa rossonera. E’ un momento particolare per il Diavolo: con i giallorossi debutterà il nuovo tecnico Stefano Pioli, giunto in sostituzione di Marco Giampaolo, autore di un avvio negativo prima del benservito. Per conoscere meglio il momento del Milan e avvicinarci al meglio alla gara di domenica sera abbiamo chiacchierato con Lino Dimitri, giornalista di SpazioMilan.

E’ stata una sosta importante per il Milan: cambio di guida tecnica e vento nuovo nonostante la vittoria in casa del Genoa. La decisione è giusta o si può parlare di errori fatti a monte?

“Quando si cambia un tecnico così presto, addirittura alla settima giornata che è un record nella storia del Milan, le colpe sono da attribuire un po’ a tutti. Sicuramente prima di tutto alla dirigenza, Paolo Maldini in primis, che ha scelto Marco Giampaolo facendolo passare per l’uomo da cui ripartire e rifondare il Milan e come un professore di calcio e bel gioco. Io uso una metafora che rende bene l’idea: non puoi dare una Ferrari (anche se il Milan non lo è più da tempo come potenziale, ma lo è sicuramente in quanto a pressioni, bacino di utenza e aspettative della piazza) in mano ad un pilota che ha sempre guidato una Panda. Ecco, Marco Giampaolo, a cui faccio un grosso in bocca al lupo per il proseguo della sua carriera, è proprio questo. Un tecnico molto preparato e con delle idee interessanti, ma probabilmente non era un profilo da grande squadra e non lo sarà mai, soprattutto dal punto di vista caratteriale. Lo stesso ex tecnico della Samp, poi, ci ha messo del suo nel farsi esonerare, entrando in confusione totale dopo pochissimo tempo e cambiando idea quasi subito su modulo e giocatori da schierare in campo. Per me la decisione è stata giusta perché la squadra aveva bisogno di una scossa tecnica, ma soprattutto emotiva. Chiaro è che le colpe di questo avvio disastroso del Milan però sono da condividere tra dirigenza, allenatore e calciatori”.

Pioli è l’uomo giusto per ripartire?

“La piazza si aspettava altro, è inutile negarlo. I giorni concitati dopo la vittoria di Genova, inoltre, non hanno aiutato a placare l’ambiente. La scelta era ricaduta, e questo è risaputo, su Luciano Spalletti, ma i suoi problemi nel liberarsi con l’Inter hanno reso impossibile il matrimonio con il Milan. La dirigenza, però, ha sbagliato a far trapelare la notizia prima che si concretizzasse l’affare e poi si è trovata a dover ripiegare su Stefano Pioli tra il malcontento generale di tifosi che, soprattutto sul web, si sono scatenati e sono insorti contro la scelta. Detto questo, però, Pioli è un tecnico che ha quasi sempre fatto bene quando ha preso le squadre in corsa oppure nei suoi primi anni in un nuovo club. è stato definito un normalizzatore proprio perché riesce ad entrare subito in empatia con i suoi nuovi calciatori e con la squadra, ad infondere la cultura del lavoro e a farsi voler bene da chi lavora con lui. Pochi fronzoli, tanta concretezza e tanto lavoro ed intensità. Io sono certo che riuscirà a dare la sua impronta a questo Milan, ma deve saper resistere alle criticità e ai momenti bui che arriveranno ed è proprio questo il vero e proprio limite che ha avuto fin qui nella sua carriera il neo tecnico rossonero”.

Che criticità sono emerse in quest’avvio shock?

“Le criticità emerse fin qui sono state molteplici. Come detto poc’anzi l’allenatore è entrato fin da subito in confusione, già dal precampionato. Ha voluto puntare tutto su uomini, Suso e Calhanoglu su tutti, che poi non gli hanno dato quello che si aspettava, ma non ha avuto il coraggio di cambiare e metterli da parte. Questo ha portato la squadra ad appiattirsi su un canovaccio tattico (palla a Suso che magari ci inventa qualcosa e ci risolve la partita) che non ha prodotto risultati, ma solo tanta confusione. Non è mai stato assimilato un minimo concetto di gioco di squadra ed il Milan, oltre a non ottenere i risultati non riusciva quasi mai a rendersi pericoloso. I pochissimi gol fatti fin qui, addirittura solo tre su azione in sette partite, sono a testimonianza di una mediocrità generale che non riguarda però solo la qualità dei singoli che sono scesi in campo. La squadra è sembrata, a parte per la prima ora di gioco nella sfida poi persa contro il Torino, spenta, vuota, piatta, confusionaria, poco convinta, ma soprattutto senza un’anima. Ora, bisogna necessariamente cambiare passo se non si vuole buttare via un’altra stagione troppo presto”.

Tantissimi calciatori sono finiti sul banco degli imputati, anche Piatek, debordante l’anno scorso e ora anch’egli a combattere con la maledizione della maglia numero 9? Da quali singoli ripartirà Pioli?

“I primi a finire sul banco degli imputati sono i due sopracitati. Suso e Calhanoglu non hanno quasi mai convinto e sono stati presi di mira dalla maggior parte dei tifosi milanisti. Il discorso su Piatek è un po’ diverso ed io credo che la verità stia nel mezzo. Il polacco probabilmente non è il cecchino infallibile che siamo stati abituati a vedere nella scorsa stagione, soprattutto nei primi mesi, ma non è nemmeno quello spento e triste visto tra la fine della scorsa stagione e l’inizio di questa. Piatek è un uomo d’area di rigore a cui non puoi chiedere, come faceva Giampaolo, di dialogare troppo con i compagni e la squadra, ma soprattutto che non puoi allontanare troppo dalla porta. Deve essere messo in condizione di tirare e segnare e deve essere aiutato dal lavoro di tutta la squadra, non ci possiamo aspettare che si inventi la giocata e vada in rete. Io non so ancora da quali uomini ripartirà Pioli, da quello che si vede Biglia e Suso saranno almeno inizialmente due suoi punti fermi, ma dico solo che questo Milan non può prescindere dalla qualità messa al servizio della squadra. Theo Hernandez, Paquetà, Bonaventura e Leao, sperando in un rientro a pieno regime di Conti e Caldara, sono uomini a mio parere fondamentali per questa squadra”.

A San Siro arriva il Lecce. Vedremo un Milan diverso rispetto alle ultime uscite?

“Probabilmente il primo Milan, quello che domenica affronterà il Lecce non si discosterà molto da quello visto con Giampaolo. Sicuramente non cambierà il modulo. Quasi sicuramente sarà ancora 4-3-3 con Suso esterno e Piatek prima punta. Bisognerà vedere poi chi giocherà sull’altra fascia tra Leao e Rebic, altro giocatore il croato che può dare una mano importante e deve necessariamente entrare in fretta nei meccanismi di questa squadra. Poi, ci dovrebbe essere Paquetà al posto di Calhanoglu ad agire da mezzala sinistra. Biglia sarà l’equilibratore in cabina di regia. Al di là di questo, però, il Lecce è una squadra viva, con gamba e che fa dell’intensità e della tecnica di alcuni suoi uomini chiavi i suoi punti di forza. Bisognerà stare attenti e cambiare passo rispetto alle prime uscite stagionali, soprattutto dal punto di vista atletico, altrimenti il maggior tasso tecnico dei rossoneri non sarà un fattore determinante. Ritengo la squadra di Liverani molto temibile dalla cintola in su e abbastanza mediocre dietro, come dimostrano i tanti gol presi ad inizio stagione, quindi il Milan dovrà cercare restare equilibrato e colpire i punti deboli dei giallorossi”.

Prima abbiamo parlato della maledizione della maglia numero 9. Da addetto ai lavori di sponda rossonera, convieni con il fatto cha Lapadula, ora a Lecce, è stato uno ‘dei meno peggio’ a vestire quella casacca rispetto a gente del calibro di Torres, Luiz Adriano, Destro e Matri?

“I numeri dicono che dal punto di vista realizzativo Lapadula è stato il miglior numero nove del Milan del post Pippo Inzaghi. A Milano di Gianluca si ha un bel ricordo perché era uno che non mollava mai, sudava la maglia fino all’ultimo istante e si faceva voler bene da tutti. Ricordo con piacere tante ovazioni dedicate a lui da tutta San Siro. Detto questo, però, dal punto di vista strettamente tecnico l’attuale attaccante salentino è uno dei tanti calciatori non da Milan passati da Milanello negli ultimi anni. Era arrivato a Milano come una delle punte emergenti dell’intero panorama nazionale, acquisto caldeggiato addirittura dall’ex Presidente Silvio Berlusconi. Se ne è andato senza tanti rimpianti e collezionando stagioni deludenti una dietro l’altra in fila. Spero, sia per lui che per il Lecce, che possa tornare ai fasti di Pescara, ma per il momento la vita in Serie A per lui è stata parecchio dura”.

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