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Miccoli: “Feci di tutto per andare in prestito al Lecce dalla Juve”

Il Romario del Salento è stato ospite in una lunga diretta con la redazione di calciomercato.com. Argomenti leggeri come challenge social e, ovviamente, tanti aneddoti, anche importanti, su maglie vestite e compagni prestigiosi. Spicca la confessione sul contatto che nell’agosto del 2005 lo avrebbe potuto portare al Lecce, allora allenato da Gregucci.

I GIOCHI SOCIAL. “Sto lanciando tante challenge social sul calcio, con colpi di tacco e gol impossibili. Si, ho cercato di tenere impegnato un po’ il mio tempo. Ho la fortuna di avere Diego, mio figlio, che si diverte con me e quindi passiamo il tempo così. Lanciamo delle sfide e devo dire che mi mandano tanti video. C’è tanta gente forte in giro”.

LA PRIMA ESPERIENZA LONTANA DAL SALENTO. “Avevo dodici anni e andai a Lodi, in collegio. Feci due anni con il Milan, bellissimi ma anche molto difficili. Ero un bambino e dopo due anni tornai a Casarano, in serie C. Però ho dei ricordi bellissimi che mi legano al Milan: vincemmo il titolo nazionale giovanissimi”.

IL SALUTO AI ROSSONERI. “Lasciare il Milan fu una scelta tecnica? No, assolutamente no. Avevo già ricevuto la lettera di riconferma ma non la sono più sentita. Ero troppo piccolo ai tempi, adesso un bambino di dodici anni non può uscire dalla propria regione. Però, ripeto, è stata un’esperienza stupenda. A dodici anni mi ha aiutato tantissimo ma se io, in questo momento, devo immaginare mio figlio che va in collegio mi vengono i brividi. Io non so come ho fatto”.

L’INCONTRO CON CORVINO A CASARANO. “Allora io tornai a Casarano dal Milan, è stata la società che mi ha lanciato in serie C quando avevo appena 16 anni. C’era Corvino come direttore sportivo e per me fu una esperienza davvero importante perché passai direttamente dalla formazione Allievi alla Prima squadra, senza passare per la Primavera. La serie C di 25 anni fa era di un certo livello perché giocavi contro l’Andria, il Cosenza e altre piazze molto calde con giocatori forti”.

ALLA TERNANA? DECISI DI GIOCARE SERIAMENTE. “Dopo, andai alla Ternana dove rimasi per quattro anni con tanti alti e bassi perché l’età era quella che era e la testa anche. Però, poi quando decisi di giocare a calcio seriamente dalla Ternana andai direttamente alla Juve. Loro mi mandarono in prestito al Perugia, dove conobbi il compianto presidente Gaucci”.

GAUCCI A PERUGIA. “Ho un bellissimo ricordo di lui, noi avevamo un grandissimo rapporto. Era un presidente schietto, molto vero e genuino. Era un grande tifoso, il ricordo più bello risale alla nascita di mia Swami proprio a Perugia. Mi arrivò uno scatolone di vestiti tutti regalati dal presidente per la bambina, erano vestiti da principessa. Mi è dispiaciuto molto apprendere la notizia della sua morte”.

MISTER COSMI. “Con Serse abbiamo avuto, fin da subito, un rapporto bello. Il mister era uno di noi e mi ha fatto sentire molto importante. Meglio da allenatore che da dj? Si, ogni tanto lo vedo su Instagram quando suona (ride ndr). Ognuno ha le sue passioni, però devo dire che non è malissimo”.

E POI LA JUVENTUS. “Dal Perugia poi tornai alla Juventus. Non feci malissimo, considerando che avevo davanti tanti campioni. C’erano Del Piero, Trezeguet, Di Vaio, Zalayeta, eravamo tanti avanti. In campionato non facemmo benissimo, arrivammo terzi. Io realizzai nove gol in campionato e uno in Champions League, entrando spesso dalla panchina. Arrivammo in finale di coppa Italia e poi (ride ndr)…”

VOCI E VERITA’. “I problemi scattarono per i miei orecchini e tatuaggi non graditi a Moggi? O per conflitti con procuratori vicini al mondo Juve? Non lo so sinceramente, però su tante cose è stata detta anche la verità. Io sono stato bene, ho avuto la fortuna quell’anno di giocare con grandissimi campioni che tuttora sento. E’ stato un anno importante per me, poi l’orecchino e i tatuaggi hanno aumentato le polemiche. Se vogliamo parlare di problemi possiamo dire che in quell’anno avevo fatto bene e avevo delle soluzioni di mercato”.

VERDETTO VIOLA. “Quindi la Juve decise di mandarmi in comproprietà alla Fiorentina che aveva tirato fuori dei bei soldi. La Juve aveva altre idee in quel momento e allora accettammo questa soluzione”.

DIFFIDENZA A FIRENZE.Vorrei parlare chiaramente di alcuni passaggi. Alla fine della stagione si doveva risolvere la comproprietà tra la Juventus e la Fiorentina e lei sa bene i rapporti che c’erano tra le due piazze. All’inizio a Firenze feci molta fatica perché i tifosi erano diffidenti con me. Per me fu un anno meraviglioso, con 12 o 13 gol realizzati. Calciai il rigore della salvezza in casa contro il Brescia, ancora ricordo in maniera pazzesca. Mi tremavano le gambe, forse è stato l’unico rigore che ho calciato con la paura. Ci giocavamo la salvezza davanti a 40000 spettatori. Da quel momento la gente iniziò a volermi bene perché aveva visto che in campo mettevo tutto, giocavo con il cuore come ho sempre fatto anche in tutte le altre squadre dove ho giocato”. 

IL RITORNO ALLA JUVE.Una volta incassata la fiducia di tutti non volevo più andare via e desideravo ricambiare anno per anno perché ero diventato un punto di riferimento per la squadra. Poi quando alle buste dovetti ritornare alla Juve ci rimasi male. Però non ricordo di aver detto niente di grave contro la Juve, nel caso sono state dichiarazioni dettate da questa situazione che le ho appena raccontato. Avevo la bambina piccola e cambiare ogni anno mi dava fastidio”.

SOGNO LECCE SVANITO. “Avrei voluto restare in una squadra per più tempo, poi tornai alla Juve dalla comproprietà e lì ci fu un po’ di confusione perché loro volevano che io andassi in alcune squadre in Inghilterra ma io rifiutai. Ho fatto di tutto per cercare di andare al Lecce in prestito dalla Juve ma erano cifre che il club salentino non poteva permettersi“.

EMOZIONI COL BENFICA. “Quindi poi ho avuto la fortuna di andare al Benfica. Credimi, se uno non lo vive personalmente non riesce a capire quanto sia importante e grande quel club. Rui Costa mi fece fare il giro del campo prima di una partita di Champions tra il Benfica e il Napoli e questo mi lusingò molto, vuole dire che ho lasciato un bellissimo ricordo. Quella squadra, quella città e i suoi tifosi mi sono entrati nel cuore. Io vivevo a Cascais che si affaccia sull’oceano e ho potuto apprezzare l’essenza di quella città. Sono rimasto tifoso del Benfica. Ho avuto anche la fortuna di conoscere il grande Eusebio che, ai tempi, era ambasciatore del Benfica nel mondo. Quando andavamo in trasferta in Champions lui ci accompagnava, era una leggenda assoluta del calcio”.

MARADONA. “Comprai l’orecchino di Maradona all’asta per 25000 euro. Lui fece una conferenza stampa dove mi ringraziò personalmente. Poi non ho mai avuto modo di sentirlo però l’orecchino ce l’ho ancora e quindi spero di vederlo per ridarglielo, come dissi al tempo. Maradona era il mio giocatore preferito e lo comprai per quel motivo. Pensa che ho chiamato mio figlio Diego in suo onore: spero di vederlo e di avere la possibilità di conoscerlo”.

MARADONA O ROMARIO DEL SALENTO. “Me ne hanno messi tanti di soprannomi. Romario era un altro giocatore che adoravo, appena dopo Maradona. Come caratteristiche un pochino mi rivedevo in lui. Da un’intervista che feci, parlando di lui, mi diedero questo soprannome”.

 

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