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Imbula: “La mia carriera? Condizionata dalle scelte dei club. Con Bielsa e Lopetegui…”

L’ex Lecce, ora in forza al Sochi in Russia, si è raccontato al portale francese Foot Transfer. Nel racconto, tutti i momenti di una carriera percorsa in forte ascesa fino al passaggio allo Stoke City, anticamera del declino.

LA CARRIERA DA GIOVANE. Il franco-congolese esordisce nella sua narrazione dai primi passi: “Ho seguito un percorso normale con alcuni colpi di scena. Sono riuscito a raggiungere il Racing, società satellite del PSG, il passo logico successivo è stato quello di andare al PSG, cosa che sono riuscito a fare. Per me è stato motivo di orgoglio unirmi a un club così prestigioso. Purtroppo dopo un anno non sono stato tenuto. Mi sono interrogato, ero pieno di dubbi. Tornare a Racing, dove avevo le mie sicurezze era ovvio. Perseverando, sono andato al Guingamp. L’adattamento non è stato facile, lontano dalla mia famiglia, ho anche avuto l’impressione di sentirmi bloccato per un periodo. Ho avuto una svolta sei mesi dopo il mio arrivo. Stavo vivendo un periodo difficile a livello personale e in quel momento il calcio era una via di fuga, ero diventato molto meglio”.

DAL GUINGAMP AL MARSIGLIA. L’inizio della carriera da pro coi rossoneri francesi non fu felice, ma poi la china fu risalita e Imbula arrivò a essere il miglior calciatore della Ligue 2, passepartout per sbarcare all’Olympique Marsiglia: Al Guingamp molti insuccessi iniziali? Onestamente, non l’ho vissuta così. In giovane età mi resi conto che il successo non era lineare. Non mi sentivo turbato, al contrario, sentivo che c’erano delle responsabilità da prendere. Con la squadra B, alcuni giovani giocatori come me sono cresciuti giocando. Abbiamo resistito e alla fine Guingamp mi ha permesso di esprimermi, e come hai detto, io sono stato premiato miglior giocatore del campionato, a 20 anni, uno dei miei ricordi più cari. Ho imparato molto e sarò per sempre grato al Guingamp”

E LA CHAMPIONS CON L’OM.Se mi fosse stato detto 3 anni prima che avrei giocato in Champions League, con un club leggendario come OM, non ci avrei creduto. Era un obiettivo che non mi aspettavo di raggiungere così presto. Sono andato passo dopo passo, rivedendo i miei obiettivi gradualmente. Ho lavorato molto duramente, per non parlare dei miei sacrifici. Sono stato galvanizzato e il passaggio di livello mi ha permesso di mettermi alla prova. La mia prima partita in Champions League è stata un ricordo meraviglioso anche se è stato rovinato dalla sconfitta dell’OM”.

ALLIEVO DEL LOCO BIELSA. Imbula tesse le lodi di Marcelo Bielsa, l’allenatore capace di portarlo ai massimi: “Ho letto un articolo qualche giorno fa in cui un giocatore lo ha paragonato al professore della Casa di Carta. Mi ha fatto sorridere perché in effetti, dietro il genio di Bielsa si nasconde un uomo preoccupato per il benessere dei suoi giocatori. Sapeva dar fiducia in me. Nei brutti momenti aveva le parole giuste per confortarci. A livello sportivo, ho progredito molto tatticamente grazie a lui, specialmente nei miei movimenti, nell’intensità del gioco e nel recupero. Gli sono molto grato, mi ha dato l’opportunità di mostrarmi nella mia luce migliore“.

L’ESPERIENZA AL PORTO. Dal Marsiglia, Imbula è passato al Porto, dove firmò un quinquennale da 20 milioni di euro: “Dopo un’intera stagione all’OM, ​​sono arrivato pienamente motivato all’FC Porto. Le mie prime partite sono state soddisfacenti ma forse non abbastanza agli occhi di Julen Lopetegui, che ha iniziato a mettermi da parte a poco a poco. Dopo il suo esonero poco tempo dopo, avevo ritrovato la speranza. Dopo una discussione con il nuovo allenatore e il presidente, ho capito rapidamente che non facevo parte del progetto. Mi sono detto che non avrei dovuto perdere altro tempo. Sei mesi dopo il mio arrivo, ho dovuto prendere la difficile decisione di lasciare il Porto per lo Stoke City. Ma con il senno di poi, mi dico che avrei dovuto resistere e mostrare all’allenatore che mi meritavo il mio posto nel club”.

UN ERRORE LASCIARE LA FRANCIA? Il mediano risponde poi a un’espressa domanda sul pentimento, visti i capitoli discendenti della carriera, di aver lasciato troppo presto la Ligue 1. Una volta andato allo Stoke City, infatti, Imbula ha collezionato solo mezza stagione positiva per poi girare l’Europa in prestito tra Tolosa, Rayo Vallecano e Lecce: “Ne sai tanto quanto me, nel calcio, c’è il gioco e c’è il dietro le quinte. Una carriera si basa su scelte che sono influenzate dagli interessi dei club. Idealmente, mi sarebbe piaciuto rimanere all’OM, ​​sfortunatamente il club stava attraversando un periodo difficile e aveva bisogno di liquidità. Mi capitò di essere uno dei giocatori con il più alto valore di mercato. Quindi non potevano permettersi di tenermi. Dopo il Porto, sono arrivato allo Stoke City alla fine di gennaio. È stata per me un’opportunità per trovare il continuità di gioco e accedere al campionato inglese, sapendo che il progetto dell’allenatore si stava delineando”.

APPROCCIO IN PREMIER. E sullo Stoke: “I primi mesi sono andati davvero bene. Ho giocato ogni partita, ho segnato, mi sono sentito in ottima forma. Alla ripresa del campionato, purtroppo non ci siamo trovati nonostante il talento dei giocatori della squadra. L’allenatore ha dovuto fare delle scelte difficili, quindi per un anno ho giocato pochissime partite. Quindi era ovvio per me andarmene”.

IMBULA PRIGIONIERO? Il contratto con gli inglesi è rimasto in essere nonostante altre offerte: “Avevo molte proposte di club e ho anche avuto l’opportunità di andare in un grande club francese, ma lo Stoke City mi ha bloccato. Perché ? Non lo so. Penso che a quel tempo i loro interessi finanziari avessero la precedenza. È stato uno dei momenti più difficili della mia carriera. Dopo altri colpi bassi che ho ricevuto, senza entrare nei dettagli, era inconcepibile continuare a giocare per loro. Ho preferito essere prestato piuttosto che stare a Stoke on Trent. Ricevo ancora buone esperienze da queste cose, ho scoperto diversi campionati, diverse culture, diversi modi di pensare al calcio.”

IL PRESENTE. Imbula, dopo la rescissione con il Lecce e la fine dell’accordo con lo Stoke City, si è trasferito in Russia al Sochi: “È stato un sollievo risolvere il mio contratto con Stoke City. Dopo questo periodo difficile, sono andato all’FC Sochi perché avevo bisogno di ricaricare le batterie, trovare piacere e divertirmi, il progetto è promettente e la vita è bella. Sapevo anche che Adil Rami, mio compagno a Marsiglia, sarebbe stato lì. Era un buon punto di adattamento”.

I MIGLIORI. “Il miglior giocatore con cui ho giocato, oltre senza dubbio Messi, ma quello che mi ha colpito di più potrebbe essere sorprendente, ma è Willian. Stavamo giocando in Champions League con il Porto contro il Chelsea, era inarrestabile. Mi ha colpito per la sua velocità, mi sembrava di essere motorizzato. Il miglior giocatore con cui ho giocato è stato sicuramente Payet, ha una mano anziché un piede, è preciso, elegante, si muove bene, ha una buona visione del gioco, è un giocatore completo”.

EMERGENZA COVID.Non ti nascondo che non è facile vivere lontano dalla mia famiglia, avrei preferito essere confinato con loro ad Argenteuil, ma ehi … Dopo di ciò, mi alleno ogni giorno, mi sono provato in cucina e mi prendo cura di me come posso. È un momento difficile per tutti, di cui non mi lamento di più”.

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7 giorni fa

Una merda, inqualificabile, peggio dello schifo
Ci siamo liberati di un impiastro e di un ingaggio scomodo
Tanti saluti

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7 giorni fa

Non vi vergognate della traduzione? Sembra fatta con il peggior traduttore esistente

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Juan Alberto Barbas

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