Vanoli: “Il Lecce si appoggia molto su Corvino. Gotti è cresciuto tanto”

L’ex laterale del Lecce ha rilasciato un’intervista a News Superscommesse parlando delle realtà vissute da calciatore e allenatore

Rodolfo Vanoli da calciatore ha vestito, tra le altre, le maglie di Udinese e Lecce, squadre quest’anno impegnate nella lotta salvezza. I giallorossi hanno portato il risultato a casa con tre partite da giocare, mentre i friulani hanno acciuffato per capelli la Serie A vincendo nei minuti di recupero a Frosinone, decretando la retrocessione dei ciociari.

Il 61enne dice la sua sull’annata delle Zebrette: “L’Udinese ha vissuto un’annata storta nella quale è mancato soprattutto il senso di appartenenza. Dopo le difficoltà con Sottil hanno provato a dare un’identità puntando su Cioffi, ma le prestazioni non sono state all’altezza. Cannavaro ha avuto meriti evidenti. Sul piano psicologico è riuscito a liberare i giocatori che si sono sentiti più responsabilizzati, tatticamente ha capito che la squadra faticava a segnare e ha pensato di puntare sui due attaccanti di peso. Futuro? Udine è una realtà particolare per gli allenatori. Una volta Gino Pozzo mi disse ‘Io mando via gli allenatori, non i dirigenti’. Un tecnico che arriva ad Udine deve capire che oltre a portare le proprie idee deve rispettare i valori del club, come fecero Guidolin, Zaccheroni e Spalletti. Sarà fondamentale non sbagliare la scelta. Cannavaro deve ancora dimostrare il proprio valore in Italia, ma lo cambierei solo per prendere un allenatore con più esperienza. Altrimenti andrei avanti con lui”.

Il discorso si sposta poi sul successo del Lecce, descritta da Vanoli come una piazza con poche similarità rispetto a quella friulana: “Lecce è una realtà molto diversa da Udine. La società si appoggia molto su Corvino che è un dirigente estremamente capace. Inoltre il presidente Sticchi Damiani è un leccese doc, ben radicato nel territorio oltre che tifoso e queste cose lo spogliatoio le avverte. Anche qui si vede una differenza rispetto a Udine, perché Gino Pozzo vive in Inghilterra e fa inevitabilmente più fatica ad entrare nelle dinamiche dello spogliatoio. Quanto a Gotti, non era facile subentrare in quella fase della stagione, ma Luca è un bravo allenatore e un uomo intelligente. Lo conosco bene e posso dire che è molto cresciuto anche a livello tattico e tecnico. Lo ha dimostrando avendo coraggio nel passare dal 4-3-3 di D’Aversa ad un 4-4-2 con due punte centrali. Il resto l’ha fatto la spinta dei 40.000 tifosi, come da tradizione nelle piazze del sud. Adesso si faranno le valutazioni per il futuro, ma iniziare a lavorare fin dal ritiro sarà un vantaggio per Gotti che potrà cercare di trasferire subito la propria mentalità anche ai nuovi acquisti”.

Da allenatore, Vanoli ha lavorato nel settore giovanile della Salernitana, retrocessa con largo anticipo rispetto alle concorrenti: “Sono rimasto molto legato alla Salernitana e all’ambiente, dove sono stato trattato molto bene. Conoscendo Iervolino non penso che voglia lasciare da perdente e lo stesso vale per l’amministratore delegato Milan. Anche nel caso della Salernitana la stagione è partita male con la conferma di Sousa che voleva andare via e aveva anche parlato di nascosto con il Napoli. Poi non avendo trovato l’accordo era scarico mentalmente e a quel punto erano saltati gli equilibri interni. Poi con il ritorno di Sabatini si è tentato di ripetere il miracolo fatto due anni prima con Nicola, ma ogni allenatore ha la propria personalità. Dispiace per come sia finita perché la tifoseria è molto calda e appassionata come quella di Lecce. Vincere in Serie B non è facile, servirà una programmazione ben definita e idee chiare”.

Il fratello Paolo è stato poi l’artefice della promozione del Venezia, che lascerà per misurarsi sulla panchina del Torino. Rodolfo Vanoli descrive: “Secondo me il problema è che in Italia si smette di giocare e si comincia subito ad allenare. Ma non è così che deve funzionare. Quando si smette e si fa il corso di Coverciano non si può essere già pronti e avere la maturità che si sviluppa 10 anni dopo. Ricordo che quando andò Paolo in Russia per il suo esordio come primo allenatore gli dissi ‘Secondo me hai bisogno di uno staff vecchio’, ovvero con persone con esperienza. Aveva fatto tanta gavetta, quella era la sua prima esperienza importante, ma fu subito in grado di vincere. Poi è arrivata la chiamata del Venezia. La situazione era molto difficile con la squadra in zona retrocessione. Ho assistito a diversi allenamenti del Venezia e posso dire che Paolo ha lavorato bene, con grande professionalità. La vittoria non è arrivata per caso, ma perché si è creata l’alchimia giusta a tutti i livelli. Mi riferisco allo staff tecnico, ma anche al ds Antonelli”

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Ivan
Ivan
1 anno fa

Vanoli dove si deve appoggiare sulla statua di Sant’Oronzo?

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