Da poche ore Luca Gotti non è più l’allenatore del Lecce. Il tecnico non è l’unico colpevole, ma, non esente da errori, è fisiologicamente il primo a pagare. Durante il pareggio con l’Empoli, si è vista sul campo una squadra scollata al suo interno e, evidentemente, non più coesa al massimo con il suo allenatore. Le carte giocate da Gotti non sempre sono andate in linea con quanto affermato dall’area tecnica. Ai posteri, si potrebbero leggere così alcuni passaggi delle ultime due conferenze stampa, dalla rassegnazione sui tempi di recupero degli infortunati alla puntualizzazione su Dorgu terzino sinistro in una grande squadra quando, oggi, al Lecce, è pericoloso prioritariamente in zona offensiva.
Ma come si è arrivati a questa situazione? Metaforicamente, Gotti ha provato a tappare delle falle pian piano dilatatesi nel corso delle partite cambiando moduli, interpreti. Il gol (e palo con rischio di bis) preso a difesa schierata, è un segnale di una squadra incapace d’imporsi. Non mancano gli errori del tecnico, specialmente nei punti sfuggiti con Parma e Bologna, match in cui al netto degli episodi, il Lecce è affondato nelle inerzie delle partite. Dalla sala stampa dello stadio Dall’Ara, Gotti elogiava la progettualità del Lecce. Neanche sette giorni dopo, si trova costretto a far le valige. Giusto? Sbagliato? In anticipo? In ritardo già dopo lo 0-6 con la Fiorentina?
Le reazioni nevrotiche di Rafia, Rebic con Coulibaly nei minuti di recupero, lampanti perché accadute durante la gara, descrivono lo spogliatoio del Lecce 2024/2025 come una polveriera. Il Lecce ha dei problemi di natura tecnica, lo abbiamo già detto. Schierare Dorgu da terzino destro in situazione d’emergenza non giova anche all’apporto psicologico delle riserve, probabilmente ritenute inadeguate dall’allenatore. Manca l’alternativa a Krstovic (Rebic non è un “nove”), in difesa non s’imposta come prima, ma ripetere spunti di campo già fatti ci porterebbe a dilungarci andando forse fuori tema.
Messo da parte l’allenatore, società e area tecnica dovranno valutare le scelte fatte e serrare le fila ordinando maturità e coesione ad un gruppo di calciatori che, oltre che a unirsi da squadra, deve rendere di più come somma di rendimenti dei singoli ed evitare continui atteggiamenti supponenti. Il successo di squadra, la salvezza del Lecce, potrà giovare anche alle carriere dei singoli. Questo prima dell’operato a cui dovrà assolvere il successore di Gotti in attesa di gennaio. I mezzi ci sono, certamente non è l’esperienza che manca a Pantaleo Corvino. Il terzo esonero operato dal direttore in A, il secondo consecutivo dopo D’Aversa dopo Cavasin nel 2001, è una scelta forte, sì comprensibile, a cui dovranno seguire altre scelte forti.









Serviva aria fresca ,vedremo di che pasta siamo fatti ..f lecce
Correggo: ha preso troppo piede
Corvino ha perso troppo piede in società. Deve andare via. Anche a Firenze ed a Bologna lo hanno sbolognato quando si sono resi conto che stava iniziando ad allargarsi troppo. Presidente cortesemente se ne liberi subito prima che rompa il giocattolo. A Lecce ha fatto il suo tempo.
Io direi di restare calmi. Ora il re è nudo. Nessuno si potrà nascondere. Sono fiducioso
Vogliamo un allenatore grintoso che stringa le palle ai giocatori come Conte o Gasperini o Nicola o De Rossi!
Solo della società sono le colpe li morti dello risparmio
Squadra costruita male da quel pallone gonfiato di Corvino! Deve andare lui via non Gotti che è un uomo onesto! Vai a Casarano da dove sei partito Corvino.
👏👏👏👏Condivido!
Gotti è la vittima sacrificale… per salvare la faccia di Corvino e le sue scommesse. I giocatori sono quelli e purtroppo per noi, invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia!
Condivido in pieno
Le colpe non sono tutte sue…ma la società è più colpevole li ha indebolita la squadra