La “caccia al leccese” degli ultrà del Venezia. Storia di un folle giorno di contraddizioni

Un lunedì che doveva essere solo all'insegna di calcio e sorrisi per i pochi tifosi giallorossi a cui è stato permesso l'accesso al Penzo. Ma per alcuni si è trasformato in un vero e proprio incubo

Di Venezia-Lecce abbiamo ampiamente parlato sotto il profilo della cronaca, tecnico e tattico, descrivendo la sofferenza in campo dei giallorossi, la loro capacità di tenere botta e gli ottimi venti minuti finali valsi di fatto la vittoria. La prima dell’era Giampaolo. Purtroppo c’è un lato del match, un lato che con il calcio e con la vita ha poco a che vedere e non dovrebbe mai neppure sfiorarsi, di cui dobbiamo raccontare dopo aver raccolto le testimonianze dirette di alcuni tifosi salentini presenti nel capoluogo Veneto, i quali anziché ad una giornata di sport hanno assistito ad una giornata di terrore.

Parliamo di nostri conterranei che hanno subito due distinte aggressioni da parte di ultrà del club lagunare che adesso vi andiamo a raccontare. La prima ha visto come malcapitati protagonisti quattro tifosi giallorossi giunti a Venezia per seguire la propria squadra e che, dopo aver ricevuto le indicazioni per il percorso da seguire, si stavano recando nei pressi dell’impianto sito sull’isola di Sant’Elena, parte estremamente orientale della città. Città che, privi di sciarpe, vessilli o colori che richiamassero l’US Lecce, hanno potuto attraversare in totale tranquillità, come turisti qualunque e senza lasciarsi andare a comportamenti esagitati e/o provocatori di sorta. Prima di giungere al Pier Luigi Penzo, una breve sosta in un supermercato per rifocillarsi. E’ lì che è avvenuto il “fattaccio”. E’ lì che è stato commesso il “grave errore”, ovvero parlare tra di loro utilizzando il proprio dialetto natio.

Mentre uno dei quattro componenti attendeva all’esterno dell’edificio per effettuare una telefonata di lavoro, gli altri tre si trovavano dentro il market intenti ad acquistare vivande, ed è in quei momenti che sarebbero stati “intercettati” da alcuni sostenitori locali i quali avrebbero avvisato della loro presenza un ben più folto gruppo di “colleghi” (si parla di una ventina circa) in sosta in un bar vicino. Mentre si recavano verso l’uscita, i tre salentini avrebbero così notato gli ultrà veneziani (con tanto di maglie e scritte relative ad un gruppo della Curva Sud arancioneroverde) incappucciarsi e correre verso di loro, costretti di conseguenza a ripararsi nell’esercizio alimentare con l’aiuto di un commesso che li avrebbe poi fatti evacuare da un’uscita secondaria. Nella concitazione hanno provato ad avvisare il quarto componente della piccola comitiva, che preso dalla telefonata non ha sentito il richiamo degli amici subendo, ignaro di quanto stesse accadendo, le percosse dei tifosi locali. Il ragazzo è poi ricorso alle cure del caso e sta bene, pur notevolmente scosso dall’accaduto che gli ha peraltro impedito di assistere alla partita.

Pochi minuti dopo il triste accaduto, gli stessi protagonisti in negativo del primo episodio hanno concesso il bis. A pochi metri dalla prima vicenda ed in modo se possibile anche più vigliacco. Anche qui i malcapitati sono tifosi del Lecce, anche qui totalmente privi di qualsivoglia bandiera, sciarpa, maglia, colore. Semplicemente un padre ed un giovane figlio, che a vista d’occhio sembrava tranquillamente stessero andando al cinema, innamorati della propria squadra e in procinto di arrivare allo stadio veneto. Anche qui probabilmente “traditi” da un accento divenuto in quei frangenti scandalosamente quasi una colpa. Ed anche qui l’aggressione, subita dal padre sotto gli occhi del ragazzo, con schiaffi e pugni in pieno volto. In questo caso, ci raccontano, all’uomo è andata meglio rispetto al caso precedente (questo sarebbe avvenuto solo grazie all’intervento di componente delle forze dell’ordine di origine salentina), tanto da essersi comunque potuto recare nel settore ospiti del Penzo accompagnato dalla Digos. Per tutta la gara, ci raccontano i presenti, la sua attenzione era però rivolta a quanto subito, comprensibilmente scosso e frustrato.

E frustrati ed anche arrabbiati c’è da esserlo se si pensa che queste vicende siano accadute proprio in una trasferta consentita ai soli possessori di “Tessera del Tifoso”, uno strumento che ha già dimostrato ampiamente il proprio totale fallimento ma che non perde occasione per metterlo in chiaro. Venezia ha criticità uniche e va organizzata in modo diverso da altre città, nessuno lo mette in dubbio, ma a che serve evitare a tanti appassionati di viaggiare ed effettuare controlli così accurati su chi viene da fuori se poi all’interno e così facile essere vittima di rappresaglie del genere? Una delle tante contraddizioni tutte italiane.

Articoli correlati

Sono iniziati i lavori di rimozione della copertura dello stadio. Ecco quanto ci vorrà per...
I partenopei superano in trasferta il Cagliari, mentre i friulani si impongono tra le mura...
Le prime pagine dei quotidiani sportivi in edicola oggi sabato 21 marzo....

Altre notizie