LECCE-ROMA. “Di recente, hanno cambiato entrambe la guida tecnica. La Roma, di trainer ne ha esonerati addirittura due, De Rossi e Juric. Quando si procede ad un avvicendamento in panchina si imprime sempre una scossa. C’è una ventata di novità, vengono introdotti metodi di lavoro nuovi. I calciatori che prima avevano poco spazio si sentono stimolati perché pensano di poterlo meritare con il nuovo trainer. Chi scendeva in campo con regolarità vuole continuare a farlo. Ma saranno i risultati di lungo periodo a chiarire se le scelte effettuate dai club sono state azzeccate oppure no”.
GIAMPAOLO. “Il colpaccio centrato nella sfida con i lagunari è stato fondamentale e poco conta se per oltre un’ora i salentini hanno fatto fatica. L’unica cosa importante in un match del genere è il risultato. Aggiudicarsi uno scontro diretto tra pericolanti equivale a rendere meno precaria la classifica e, cosa altrettanto significativa, ad ottenere una grande iniezione di fiducia. La prestazione positiva, sul piano del gioco come dell’atteggiamento, sfoderata da Baschirotto e compagni con la Juventus è figlia di quanto accaduto nella partita con gli arancio-nero-verdi. Il punto messo in cassaforte con i bianconeri avrà ancor più galvanizzato i salentini, che potranno permettersi di affrontare la Roma con una certa tranquillità”.
RANIERI. “Il calendario non ha aiutato il nuovo allenatore, che ha dovuto fare i conti con due big che stanno facendo benissimo. In Coppa, invece, è arrivato un risultato positivo. Sia contro i partenopei che contro gli orobici, però, la Roma si è espressa a buoni livelli. Il mister ha quindi inciso. Lui è amatissimo dalla “piazza” e questo è un vantaggio non da poco. Senza dimenticare la sua esperienza ed il suo carisma. Resta il fatto che, dopo due sconfitte, contro il Lecce, Mancini e compagni avranno la pressione di doversi imporre a tutti i costi, mentre i loro rivali potrebbero considerare in termini positivi anche un pari”.
DOPPIO EX. “I salentini mi hanno proiettato nel calcio che conta. Sono grato a Corvino, che all’epoca mi volle in rosa. Ho giocato poco in B e parecchio in A. Poi ci sono tornato a fine carriera, con Liverani in panchina, che in seguito mi ha chiamato tra i suoi collaboratori. La città è bellissima ed i supporter sono calorosissimi. A Roma sono nato. Nella Roma sono cresciuto da quando avevo 9 anni. In seguito ho coronato il sogno di giocare in massima serie con la formazione capitolina. L’Olimpico è un grande stadio e la tifoseria ama la maglia in maniera viscerale”.









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