Uno dei rimpianti della lunga carriera di Marco Giampaolo è il mancato approdo alla Juventus. Nel 2009 la Juventus era chiamata ad aprire un nuovo ciclo dopo due campionati a guida Ranieri chiusi comunque con un terzo e un secondo posto. All’esonero dell’allenatore romano seguì la nomina di Ciro Ferrara, agli occhi di tutti un traghettatore in attesa dell’arrivo di un volto nuovo. Un momento che la Juve sta vivendo anche in questa stagione dopo il fallimento del progetto Thiago Motta.
L’allora direttore sportivo bianconero Alessio Secco si concentrò subito su Marco Giampaolo, 42enne all’epoca e considerato tra i più bravi italiani allenatori emergenti, con un carattere forte, dopo le esperienze con Ascoli, Cagliari e Siena. Giampaolo si fece apprezzare anche per il temperamento dopo il “no” al ritorno sulla panchina del Cagliari rifilato a Cellino.
Il tecnico oggi al Lecce partecipò a una cena a casa dell’a.d. Jean-Claude Blanc in cui si presentò il progetto ambizioso. Ai saluti, di fatto, Giampaolo è l’allenatore della Juventus. Ai microfoni di Sky,l’allenatore raccontò così i fatti. Mancava solo il sì del consiglio d’amministrazione: “Ci trovammo a cena a casa di Blanc e quando l’incontro finì, mentre ero in macchina mi chiamarono Secco e Castagnini che mi dissero: ‘Marco al 99% sarai tu il nuovo allenatore della Juventus, dobbiamo solo attendere che il consiglio approvi’. Si trattava più di un tecnicismo che di altro, visto che la responsabilità è sempre dei dirigenti. Quella notte tornai a Giulianova con mio fratello, il viaggio da Torino era lungo e mi dissi che era impossibile che due Giampaolo provenienti da un paese di 18mila abitanti potessero andare alla Juve. Il mattino dopo, Castagnini mi telefonò e mi disse che c’erano persone più in alto che avevano fatto un’altra scelta”.
Anche in un colloquio recente con Radio Serie A, Giampaolo ha rivissuto l’incrocio: “Mi chiamarono i dirigenti Secco, Castagnini e il responsabile Blanc. Mi ricordo che andai a Torino, a cena proprio a casa di Blanc, poi ripartii per tornare a casa, di notte, a Giulianova. Durante il viaggio mi richiamarono per dirmi che al novantanove per cento sarei stato l’allenatore dei bianconeri e che serviva soltanto che ratificasse il consiglio di amministrazione o una roba del genere. Andavo a tremila, ma con la testa, non in senso di velocità. Capirai, avevo quarant’anni. Chi ci pensava alla Juventus? In cent’anni quanti si siedono su quella panchina? Purtroppo, dopo un paio di giorni, mi dissero che c’erano cose più grandi, che non decidevano solamente loro e presero Ferrara”








