Una busta con 30mila euro, una trattativa registrata in video e una verità scomoda che affiora con violenza nel mondo del calcio italiano. L’inchiesta trasmessa da Le Iene ha sollevato un vero e proprio polverone attorno alla figura di Salvatore Bagni, ex centrocampista di Perugia, Inter e Napoli, e oggi a capo – insieme al figlio Gian Luca – dell’agenzia di scouting Be GR8 Sport. Al centro del servizio, l’accusa più pesante: si può giocare in Serie C, anche nella Primavera, senza meritarlo. Basta pagare.
Il meccanismo: soldi in cambio di presenze
Nel servizio, l’inviato Luca Sgarbi si finge il fratello di un giovane calciatore privo di talento, alla disperata ricerca di un posto nel calcio professionistico. Contattato per un “aiuto”, Bagni spiega senza troppe reticenze come funziona il sistema: chi non è stato scelto dall’agenzia (e dunque non garantisce profitto sportivo) deve pagare. A lui, ai dirigenti, ai club.
“La Serie C non è un problema,” assicura l’ex azzurro, elencando club (non trasmessi per motivi legali) dove avrebbe già inserito giocatori a pagamento, spaziando tra Serie C, B e perfino A. Aggiunge che un padre avrebbe versato 120mila euro in cinque anni a una società per far giocare il figlio.
La consegna della mazzetta e la rivelazione
L’incontro si conclude nel parcheggio dello stadio. Sgarbi consegna una busta con denaro finto a Bagni, che la ripone nella sua auto. Poco dopo arriva il momento della rivelazione televisiva, con l’inviato che si smaschera e contesta a Bagni il contenuto degli accordi. L’ex calciatore balbetta giustificazioni, poi si allontana, lasciando la busta con i soldi finti in auto.









Così fan tutti, le giovanili sono una miniera di denaro per tante società irrilevanti
LURDO