LA RETROCESSIONE DEL 1989. “Ricordo il silenzio assordante dello spogliatoio. Era un momento particolare perchĆ© il Torino stava passando di mano a livello societario. Fu una stagione negativa nonostante ci fossero individualitĆ interessanti in rosa. L’immediata risalita? Rimase una buona base della rosa della stagione precedente e ottenemmo il primo colpo. Diciamo che ci limitammo a fare il nostro dovere. Il Torino non può stare in B”.
PARENTESI A LECCE. “Andai in prestito dalla Roma. Mi mandarono per farmi le ossa. Eravamo tanti giovani insieme ad alcuni esperti che vennero rivitalizzati. Eravamo allenati da un ex Toro come Bruno Bolchi e vincemmo a sorpresa quel campionato”.
BOLCHI. “Lo ricordo con grandissimo affetto. Mi ero riavvicinato a lui negli anni del Covid. Bruno era come un papĆ , sapeva far gruppo nell’immediato, si fece ben volere e creò un’empatia particolare. Se l’allenatore ĆØ credibile, i giocatori fanno una corsa in più in campo. Bolchi poteva apparire un po’ burbero, ma ti faceva star bene”.








