Sandro Mencucci ha interpretato così una partita che, in caso di sconfitta, avrebbe portato tantissimi rimpianti: “Non portare a casa almeno un punto contro il Bologna sarebbe stato un delitto, perché ai punti probabilmente avremmo meritato persino la vittoria. Certo, questo pareggio ci lascia comunque nelle zone basse della classifica, ma se guardiamo alla reazione della squadra, al modo in cui ha giocato e interpretato la partita, credo che questo possa rappresentare un punto di partenza per il prosieguo del campionato”.
Nelle parole riprese da trnews, il dirigente predica realismo ed elogia la politica economico-finanziaria del club: “Non dimentichiamoci, però, che si tratta di una Serie A difficilissima. Parlando delle tre possibili candidate alla retrocessione, si inserisce anche il Lecce, ma è complicato individuare le altre, perché tutte le squadre sono ben attrezzate, con proprietà solide e strutturate. Persino le neopromosse dalla Serie B alla A possono contare su progetti basati su importanti investimenti dei loro soci o addirittura di fondi. Noi, invece, da alcuni anni abbiamo scelto una strada diversa: una politica fondata sull’autofinanziamento. È una scelta che, fino ad oggi, ci ha permesso di coniugare risultati economici positivi con risultati sportivi più che dignitosi”.
Sabato andrà in scena la partita contro il Parma: “L’anno scorso lì abbiamo disputato una partita strepitosa. Pensando a questo, credo che la nostra squadra possa fare bene anche in uno stadio raccolto e particolare come quello. L’iniezione di fiducia arrivata col Bologna ci permetterà di vedere un Lecce aggressivo, motivato e determinato. Il risultato, naturalmente, si deciderà alla fine, ma mi aspetto una partita molto equilibrata”.
L’ex Fiorentina è da quattro anni al Lecce, tutti vissuti in A con la gioia dello scudetto Primavera e la nascita del centro sportivo di proprietà: “Non si tratta soltanto dei risultati sportivi: quando sono arrivato, la situazione economico-finanziaria non era certo delle migliori – ed è ancora un eufemismo. Quel problema è stato affrontato e risolto, ma le difficoltà derivavano da una storia complessa: la società era salita dalla Serie C alla B, poi fino alla A, di nuovo in B, e in mezzo a tutto ciò è arrivato il Covid. Queste scalate e cadute così repentine, aggravate dalla stagione segnata dalla pandemia, hanno avuto conseguenze pesanti. Ricordo che da spettatore, prima del Covid, vedevo una squadra solida, con prospettive interessanti. Dopo, invece, lo scenario è cambiato radicalmente. Naturalmente non possiamo sapere come sarebbe andata senza quell’evento, ma è chiaro che la traiettoria della società ne è stata condizionata”.
Mencucci continua parlando di altri nodi interessanti: “C’è poi un aspetto tecnico importante: quando una squadra vive queste rapide promozioni e retrocessioni, entra in gioco il cosiddetto ‘paracadute’, un meccanismo economico che prevede l’assegnazione di fondi in caso di retrocessione. Tuttavia, nel nostro caso, l’Unione Sportiva Lecce non ne ha beneficiato pienamente, perché gran parte delle risorse è stata assorbita da obblighi burocratici”.
In ogni caso, il Lecce finanziariamente è salito di livello: “Gli obiettivi che ci eravamo posti sono stati rispettati: volevamo mettere in sicurezza la società, e ci siamo riusciti; volevamo costruire un sogno che ogni anno potesse rinnovarsi, e in parte lo stiamo facendo; volevamo realizzare un centro sportivo, e anche questo è stato portato a termine. È vero, i sogni diventano sempre più grandi e la strada da fare è ancora tanta, ma non possiamo lamentarci di ciò che questa società ha già realizzato. È doveroso ringraziare i soci dell’Unione Sportiva Lecce: nei momenti di bisogno hanno messo a disposizione le loro fideiussioni personali, garantendo così la continuità e la solidità della squadra”.









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