Le sicurezze acquisite con il centrocampo Coulibaly-Ramadani più Berisha sono una delle note liete della svolta del Lecce, impressa con il Bologna e confermata nella vittoria di Parma. L’equilibrio trovato da Di Francesco ha però fisiologicamente ridotto lo spazio ad altri componenti della rosa. L’esempio più lampante riguarda Thorir Helgason, l’anno scorso fonte di creatività del 4-2-3-1 di Marco Giampaolo in più occasioni e quest’anno impiegato in campionato solo per 9 minuti da subentrato durante Lecce-Milan 0-2.
La collocazione di Helgason è stata da quest’estate un rebus da risolvere per lo staff tecnico, approcciatosi alla Serie A con una sorta di 4-3-3 “puro”. L’impatto positivo di Berisha e la costruzione con due mediani ha tramutato le interpretazioni decise dal Lecce di Di Francesco. In questo quadro, le caratteristiche di Helgason sono poco confacenti al gioco basato su verticalità e ribaltamenti veloci di campo. Dall’altra parte, il palleggio dell’elemento rilanciato proprio da Giampaolo l’anno scorso, potrà essere un’arma in partite, magari in corsa, dove servirà ordine e piede educato.
Il fatto, al momento, è l’impiego decisamente limitato. Helgason ha 101 minuti in questa stagione solo grazie alla titolarità contro la Juve Stabia nel vernissage ferragostano (56’ al fianco di Pierret e Coulibaly prima di far posto a Berisha) e il primo tempo nella debacle di San Siro per poi lasciar spazio a Gorter. Il poco spazio non gli ha impedito di rispondere presente alla chiamata della nazionale.
L’Islanda è sinora seconda nel girone comandato dalla Francia e la partita contro l’Ucraina del 10 ottobre a Reykjavik potrà dire molto sulle speranze degli atlantici di restare al secondo posto e andare agli spareggi. Il 13 ottobre sull’isola arriverà poi la Francia mentre l’Ucraina giocherà contro l’Azerbaigian. Le gare decisive del gruppo D serviranno a ridare verve ad Helgason, schierato nell’ultima partita ufficiale (la sconfitta 2-1 in Francia) dal ct Gunnlaugson.








