Due gol nel primo tempo in casa, per il Lecce solo la quarta volta in quattro anni

I giallorossi non sono propriamente squadra da partenze a razzo in Serie A. Era successo solo due volte con Baroni e una con Giampaolo

Il Lecce torna a far gioire i propri tifosi in casa grazie al successo con il Torino e lo fa in un modo al quale non era propriamente abituato. I giallorossi hanno infatti tratto il massimo dall’ottima prima mezz’ora di gioco, in cui sono a parsi pimpanti e soprattutto incisivi, elemento più unico che raro. Come raro è l’essere riusciti a segnare due gol nel primo tempo sul rettangolo verde del Via del Mare.

Rarità casalinga

E’ appena la quarta volta nelle ultime quattro stagioni (o, più propriamente, tre e mezza) che il Lecce riesce a trovare più di un gol nella prima frazione al Via del Mare. Merito dei centri di Coulibaly e Banda, sufficienti a mettere ko il Toro complice la parata finale di super Wladimiro Falcone. Non si registrava una situazione simile da esattamente un anno, ovvero da quando a dicembre 2024 Morente e Krstovic (che sbagliò anche un rigore) bucarono due volte la porta di Turati del Monza. Anche in quell’occasione il match si concluse 2-1.

Tornando indietro si scopre che, a differenza di Giampaolo prima e Di Francesco ieri, né D’AversaGotti riuscirono in un primo tempo sprint. In confronto fu una sorta di “specialista” Marco Baroni, proprio il tecnico caduto ieri al Via del Mare. Con lui sia l’Atalanta sia il Milan subirono un doppio svantaggio interno, anche se nel caso dei rossoneri (2-2 conclusivo) non si riuscì a portare a termine l’impresa.

Calo

In tutti i casi elencati, incluso quello con il disastrato Monza, il Lecce subì una tangibile flessione nella prestazione dopo aver trovato i due gol in un tempo. Segno che da un lato è sicuramente un ottimo viatico per festeggiare un successo o almeno un prezioso pareggio, dall’altro non vi è nessuna garanzia di portare a casa il risultato. Anzi, serve soffrire fino all’ultimo perché in un torneo tirato come la Serie A anche nelle migliori gare bisogna concedere “ritorni” di avversari quasi mesi al tappeto, e la sofferenza di ieri oltre che essere condita dalla gioia finale può anche servire come insegnamento.

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