Generoso Rossi è stato un estroso portiere. Nel momento più alto della sua carriera, a Siena, è stato squalificato per calcio scommesse dopo aver saggiato anche la Nazionale. L’ex estremo difensore, legato al Salento per le promozioni con Lecce (dalla B alla A nel 2002/2003) e Gallipoli (dalla C/1 alla B nel 2009) gestisce oggi la sua scuola per portieri a Mugnano di Napoli.
“Il calcio di oggi? Fa schifo”
L’ex giallorosso parte con il suo racconto: “Il calcio di oggi? Onestamente mi fa schifo, è senza valori. I calciatori sono diventati cattivi esempi per i bambini. Ai miei ragazzini cerco di trasmettere qualcos’altro, di non seguire le mode, di non simulare, di non ambire al capo firmato, all’auto di lusso alla bella vita. Io da giovane ero così. Ho sperperato tanti soldi anche sei i primi stipendi, ai tempi del Bari, li mandavo a mia madre. A 12 anni ho perso mio padre e sono diventato l’uomo di casa. In campo davo tutto ma sono sempre stato uno a cui piaceva uscire e fare serata”.
La squalifica
Il discorso poi si sposta sulla squalifica per calcio scommesse: “Ero un pesce piccolo e me lo misero in quel posto. Mi hanno bruciato una carriera che prometteva bene. Ero di proprietà del Palermo. Senza quella squalifica sarei andato alla Lazio a giocarmela con Peruzzi. Se io abbia mai scommesso? Sì ma non sulla mia squadra. Scommettevo sulla Serie C, ma non potevo farlo. Non mi sono mai venduto una partita, come altri che invece giocano ancora. Uno di questi è Masiello, ma penso anche a Fagioli. Io li avrei radiati tutti. L’inizio? Alle 4 di mattina la polizia entrò in casa coi mitra e sequestrò conti bancari, telefono e computer. Fui accusato di associazione a delinquere di stampo camorristico. Non trovarono nulla”.
Grazie mister
Il suo ex allenatore a Lecce dovette parlare di una delle partite più iconiche della storia giallorossa: “La più grande soddisfazione me la diede Delio Rossi. Fu chiamato a testimoniare in merito e parlò di Lecce-Palermo 3-0, stagione di Serie B 2002/2003, dove centrammo la promozione. Io ero già dei rosanero, ci giocavamo tutto contro di loro. Vincemmo e ne uscii da migliore in campo. Per Rossi era impossibile che uno come me potesse vendersi una partita”.
Marchio
Rossi ha vissuto una carriera con quel marchio: “Mi ha fatto male girare col marchio di ‘venditore di partite’. Se non avessi avuto una famiglia dietro sarei caduto in depressione. Il colpo fu duro, mi creda: quando giocavo ventimila persone mi urlavano ‘venduto‘. La giustizia penale mi ha assolto, quella sportiva invece mi ha condannato. C’è gente che giocava con me a Siena che davvero si giocava la casa”.
Gegè oggi
Infine tra passato e quotidianità: “All’epoca mi seguivano anche per la Nazionale. Avrei potuto far parte dell’Italia campione del mondo, invece fui costretto ad andare all’estero, in Inghilterra, al QPR, per sei mesi mesi. Mi hanno lasciato solo. Negli anni successivi sono rinato a Trieste in B, ebbi delle offerte dalla A ma la macchia indelebile del ‘venduto’ continuava. Solo il Catania mi prese nel 2008 come secondo. Feci causa alla FIGC per questo ed è ancora in corso. A Sorrento incrociai Sarri. Ora sogno di formare un portiere per la Serie A”.








