Saverio Sticchi Damiani ha ripercorso i suoi 8 anni di presidenza. Nel colloquio con Giacomo Iacobellis, il primo dirigente dell’US Lecce ha anche raccontato degli aneddoti su Pantaleo Corvino. Lecce-Pisa di venerdì 12 dicembre sarà la partita n.500 con i giallorossi del dirigente originario di Vernole.
Un ritorno voluto fortemente
Sticchi Damiani è stato il principale fautore del nuovo corso giallorosso di Corvino fatto prima di equilibrio economico-finanziario: “Pantaleo è una persona che ho voluto fortemente. Ci conosciamo da una vita anche oltre il calcio. Dopo la retrocessione in B in pieno Covid avevo bisogno di qualcuno di cui fidarmi. Gli chiesi prima di tutto di rimettere in sicurezza il club, e poi, obiettivo subordinato al precedente, pure di raggiungere risultati sportivi. Abbiamo ottenuto entrambi e siamo molto felici”.
E poi spazio alla quotidianità. Il presidente continua nell’onda del sano realismo: “Lavorare con lui è facile perché condividiamo la cultura del lavoro: per competere dobbiamo lavorare venti ore al giorno. Nel calcio è sempre più facile che accada l’ipotesi peggiore, quella più amara, proprio questa consapevolezza ci tiene lontani da ogni analisi superficiale”.
Umtiti e altri
Sticchi Damiani sceglie poi degli aneddoti legati agli ultimi anni. In primis, la genesi dell’operazione Umtiti, che con il Lecce ha di fatto vissuto il suo ultimo successo personale dopo la vittoria del mondiale 2018 con la Francia e i successi al Barcellona: “Ce ne sono tantissimi. Una volta Pantaleo mi disse: ‘Presidente, che ne pensi di Umtiti?’. Io gli chiesi se fosse un omonimo… E lui: ‘No, è proprio lui’. Non c’erano trucchi. Umtiti è stata un’operazione straordinaria, un campione del mondo che ha dato tantissimo al nostro club,”.
Rolex e tatuaggi? Meglio di no
E poi anche dei no: “Ci sono stati anche tanti calciatori che alla fine non abbiamo tesserato. Ricordo per esempio quando mandammo via un giocatore già arrivato in aeroporto e fotografato con le classiche foto di rito, perché nella prima chiacchierata aveva avuto due o tre uscite infelici. Tutto questo, mentre indossava due Rolex per polso. Capimmo che non era il profilo giusto per il nostro Lecce. Oppure un altro non lo prendemmo perché aveva troppi tatuaggi”.
Il Lecce di Corvino privilegia il lavoro sottotraccia, come confermato dal presidente: “E poi ci sono le tantissime operazioni concluse in silenzio, annunciate sui nostri canali ufficiali senza che nessuno sapesse nulla”.
Modello Lecce
Resta l’orgoglio per Umtiti, ma il modus operandi del Lecce è rappresentato con l’operazione Dorgu: “Rappresenta il modello Lecce a 360°: preso dal settore giovanile di una squadra danese, ha fatto un anno in Primavera e mezza stagione in Serie A, per poi essere ceduto al Manchester United per 38 milioni. Un simbolo della qualità del nostro club. E fare mercato con il Manchester United è ulteriore motivo d’orgoglio”.









Falcone è lu primu ca’ è chinu de tatuaggi… E poi sempre le stesse menate cu corvino cunta lu presidente…ma nu se ite ca è noioso?
Ceeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeerto.
Gente non presa per I troppi tatuaggi 😂😂😂😂,le comiche porca trota
Sì perché perez ne tene picca de tatuaggi
e del polacco che ci dice?
Ricordo di un giocatore che venne a Lecce, fece le foto in aereoporto e forse anche le visite ma poi andò via dicendo che il ruolo che gli era stato proposto non era il suo e andò via come era venuto. Però non ricordo il nome, qualcuno si ricorda di chi parliamo?