Miceli in cielo insieme all’amico Lorusso: le bandiere non si devono dimenticare

L’ex difensore del Lecce, venuto a mancare il 10 dicembre 2025, porta con sé il simbolo di un calcio che non c’è più ma con valori da conservare

La notizia dell’improvvisa morte di Carmelo Miceli ci ha lasciati senza un pezzo dell’ultracentenaria storia del club. Il difensore calabrese ha militato nel Lecce per 11 stagioni, vivendo da protagonista la prima indimenticabile promozione in Serie A. La sua scomparsa lascia tanta malinconia anche in chi non ha vissuto per motivi anagrafici in prima persona quel calcio e, nonostante la sempre ardente passione per il Lecce, rischia di perdere la componente romantica, fatta di legami, quasi territoriale, addietro il gioco più bello del mondo.

Oggetto di racconti

Ciò che rappresentava Carmelo Miceli per una generazione di tifosi del Lecce è stato egregiamente descritto in un post Facebook da Alessandro Balzani: “Ha giocato per 10 anni e quasi 300 partite con la maglia che tutti amiamo e Capitano del Lecce che, nel 1985, approdò per la prima volta nella sua storia in serie A.Una ‘bandiera’ di cui io, per evidenti limiti di età, non ho ricordo ma le cui gesta mi sono state tramandate dal racconto di chi c’era e ha vissuto quegli anni direttamente”.

Bandiera

Il termine bandiera, a Lecce associato a Michele Lorusso, morto tragicamente insieme a Ciro Pezzella, può essere anche associato a Miceli, secondo per presenze proprio dietro l’amico Lorusso. E ancora: “Storie come questa servono a dire che l’amore per una maglia non è nulla senza memoria storica, senza il ricordo di chi c’era prima e che, grazie ai suoi racconti, fa rifiorire e rinsalda ogni giorno di più quella passione mai sopita per i nostri colori”.

Maglia e calciatori

L’accento, sempre citando quanto scritto dal tifoso, è da porre nell’importanza di trasmettere queste storie. Il calcio di oggi è ‘senza idoli e senza bandiere’, ma per dare figure e riferimenti alla memoria collettiva non deve mancare un legame col passato. Balzani racconta la sua esperienza personale, un piccolo grande spunto di riflessione per molti: “Sono cresciuto negli anni ‘90, in un mondo completamente diverso da quello di oggi e altrettanto differente da quello precedente e chi è della mia generazione e frequenta lo stadio da ormai 30 anni, ha vissuto completamente la fase di cambiamento del pallone, perdendo via via le bandiere e abbandonando totalmente il sostegno al singolo calciatore, perché l’avanguardia del nostro pensiero ha compreso prima di ogni altro, che i calciatori sono di passaggio, umili prestatori d’opera per il bene primario che è la maglia”.

Onore

E infine: “Noi, come generazione ormai anche fuori dal tempo, abbiamo colto quel cambiamento ma, nonostante questo, in ognuno dei nostri cuori è rimasto qualche sporadico calciatore-simbolo di questi anni bellissimi diventati asettici e aridi come i tempi moderni. Cresciuto senza ‘bandiere’, non posso fare altro che onorare quelle degli anni passati, perché è anche grazie a loro se ancora i nostri cuori battono al ritmo di quella passione che va avanti di generazione in generazione”. Carmelo Miceli sarà ricordato dal Lecce con un minuto di silenzio prima della partita contro il Pisa di venerdì 12 novembre. I calciatori giallorossi indosseranno anche il lutto al braccio.

Foto Lecce Amarcord

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3 mesi fa

Le bandiere si alzano più in alto possibile, fino a farle toccare il cielo!

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