Il Lecce raggiunge 17 punti strappando un punto con le unghie, con i denti e con una dose di fortuna in casa della Juventus in una partita totalmente dominata dai bianconeri. L’andamento della gara di ieri descrive il lato diabolico del calcio. Solo nel football, una squadra con differenza di produzione offensiva e dopo una partita così sbilanciata, tra rigori mal battuti, palloni sul palo e sulla linea, può evitare la sconfitta. Il fautore è capitan Wladimiro Falcone, autore di una super prestazione in un match che se fosse stato di pallavolo sarebbe stato un 3-0 senza repliche con 10 punti di distacco a set, dai 25 in su se si fosse giocato invece a pallacanestro.
Punti in palcoscenici di lusso
L’1-1 targato Banda, in gol con due allenamenti una volta tornato dalla Coppa d’Africa, e Falcone permette al Lecce per la prima volta nel ciclo del Corvino-bis di fare punti in casa delle “strisciate” Juventus, Inter e Milan. Aprire l’anno con quest’inedito, in una partita senza Berisha, Sottil e Coulibaly e con Gaspar-Banda appena tornati dalla Coppa d’Africa, dà fiducia a una squadra che finalmente ha raccolto punti. Le parate di Falcone, paradossalmente, hanno dato valore a ciò che non è accaduto in Lecce-Como 0-3, ennesima partita in cui giallorossi hanno perso l’equilibrio a seguito di episodi con strascichi polemici.
Le scelte
Parlare di considerazioni tecniche in una partita così è riduttivo. Del Rosso ha spiegato il perché dello schieramento di Pérez sulla corsia destra di difesa contro Yildiz e Cambiaso. Con Danilo Veiga non al top per uno stato febbrile, gli allenatori hanno puntato sulla voglia di stupire del giovane cileno, al battesimo di fuoco nella prima partita in un top campionato europeo.
La scelta decreta la fine virtuale dell’avventure leccese di Kouassi, di cui ha anche parlato Corvino nella conferenza stampa d’inizio mercato. Il cambio dopo mezz’ora ha frenato il proliferare di occasioni da quel lato. In mediana, Kaba ha, statistiche alla mano, lavorato bene in fase di contenimento, pur macchiandosi dell’episodio del rigore (difficile capire ormai, di grazia, come bisogna opporsi in dinamica agli attacchi avversari, con annunci post-var creativi). In fase offensiva, però, è arduo davvero eleggere il francese come alternativa a Berisha. Kaba è sì utile a fare densità, ma al momento di ribaltare l’azione, rifinire e concludere serve altro.
Non solo fortuna
Di Francesco e Del Rosso hanno dalla loro l’aver valorizzato le risorse a disposizione. Camarda e Stulic (autore di un tiro interessante appena entrato) hanno sofferto ancora come preventivabile e, mentre Spalletti si sbilanciava in avanti con Zhegrova, Koopmeiners e Openda insieme a David, l’ingresso di Ndaba ha alzato il muro in area, zona del campo da cui è nato il gol con il movimento ben calcolato da Mckennie sul solito Yildiz.
Dell’andamento della partita fa parte la zampata di Banda, tuffatosi alla grande sul passaggio errato di Cambiaso e preciso dopo aver aggirato Bremer. Anche questi sono simboli di una concentrazione alta e, come ricordato più volte da Ramadani, di un gruppo unito anche nelle avversità. Il 6 gennaio contro la Roma al Via del Mare sarà un’altra partita in cui l’asticella dell’attenzione mentale dovrà essere altissima.









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