Inizio illusorio, poi piroette e nervosismo: la parabola discendente di Rafia a Lecce

Il tunisino all'inizio aveva lasciato intendere che le sue qualità tecniche potessero essere un'arma utilissima al Lecce, salvo poi non essere riuscito a migliorare i propri limiti

Lo scorso week-end si è conclusa ufficialmente l’avventura in maglia Lecce di Hamza Rafia, ceduto a titolo definitivo all’Esperance di Tunisi. Un ritorno in quella terra natia che aveva lasciato piccolissimo con la famiglia per trasferirsi in Francia, vivendo un sogno chiamato calcio che ora proprio ai confini dell’antica Cartagine vuole rivitalizzare. Ritrovando magari quelle premesse grazie alle quali si era inizialmente fatto apprezzare dalle parti del Via del Mare.

Doppio salto senza vertigini

Lasciata quella Juventus che lo aveva portato in Italia e ampiamente dimostrato di non centrare assolutamente nulla con la Serie C, Rafia era stato una delle scommesse di Pantaleo Corvino nell’estate del 2023. Il direttore tecnico non si è fatto pregare per anticipare la concorrenza e fare suo il tunisino, andando a consegnare a D’Aversa un calciatore che si è presto imposto come titolare. Da elemento offensivo a mezzala, il numero 8 è stata una delle principali armi dell’ottimo inizio di campionato del Lecce del tecnico di Stoccarda, che volava imbattuto dopo sei partite tra campionato e Coppa sfruttando anche la tecnica dell’ex Pescara.

Quest’ultimo consentiva a D’Aversa il rapido passaggio dal 4-3-3 di base al 4-2-3-1, andando spesso a posizionarsi sottopunta e a duettare con le ali. Proprio con questo movimento arrivò già al secondo turno di A il primo gol giallorosso, un destro a giro straordinario con il quale i salentini avviarono la rimonta in casa Fiorentina conclusa dall’esordiente Krstovic. Purtroppo per lui e per il Lecce, questo rimarrà l’unico guizzo nel Salento di Hamza Rafia.

Declino e fuori rosa

Con il calare del Lecce, anzi anche un po’ prima, si registrerà anche il passo indietro di un calciatore che si era dimostrato a suo agio con la Serie A, facendo illudere. D’Aversa lo andrà utilizzando a sprazzi, come a Frosinone quando fallirà il rigore del pari poi fatto ripetere con successivo autogol di Cerofolini. Ancor meno andrà poi ad utilizzarlo il subentrato Gotti, salvo qualche apparizione nell’inedito ruolo di mediano di qualità nel 4-4-2 con cui il tecnico veneto condurrà alla salvezza i giallorossi.

La stagione successiva è, per Rafia, quella del calo verticale. Il Lecce di Gotti va a singhiozzo e lui fa lo stesso, risultando spesso senza idee e con ritmo compassato (esclusa l’ancora una volta illusoria gran prova di Napoli). L’acme del suo nervosismo si raggiunge in Lecce-Empoli, quando all’ennesima piroetta che ha spezzato il gioco dei suoi i mugugni del Via del Mare vengono mal digeriti dal calciatore, che si lascia andare ad un gesto plateale. Quella gara segnerà non sono la fine dell’era Gotti ma anche quella del periodo di maggior utilizzo per Rafia, schierato poi col contagocce da Giampaolo. In estate per l’addio era questione di formalità, ma offerte serie non ce ne furono ed il centrocampista finì fuori rosa, andando di fatto ad anticipare la cessione (perdendo Nazionale e Coppa d’Africa) direzione invernale Esperance.

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