In un’intervista al Corriere della Sera, Paolo Maldini ha ricostruito le tappe del suo breve percorso come direttore tecnico della FIGC, spiegando le ragioni che lo hanno spinto a rinunciare all’incarico a pochi giorni dalla nomina.
La proposta iniziale puntava a una ristrutturazione profonda del sistema calcistico italiano, non solo della Nazionale senior. L’accordo verbale ĆØ nato a Pasqua dopo un contatto diretto con Giovanni Malagò e prevedeva l’inserimento per la prima volta della figura del direttore tecnico, oltre al coinvolgimento di Leonardo per le sue capacitĆ organizzative. La decisione di non sottoscrivere il contratto quadriennale, previsto in partenza dal primo agosto, ĆØ arrivata a seguito del mancato rispetto degli accordi iniziali, portando Maldini a dichiarare che i patti sono stati rivisti e l’unica cosa da fare era dimettersi o rinunciare a firmare.
Il punto di rottura principale ha riguardato la gestione e la scelta della nuova guida tecnica. Secondo quanto riportato da Maldini, le intese di partenza prevedevano una totale autonomia operativa nella selezione del CT da parte dell’area tecnica con successivo avallo istituzionale, all’interno di un progetto basato su due binari paralleli per restituire tempo e nuova mentalitĆ al movimento calcistico nazionale.









Poveri noi, da un amichettismo a quello del Circolo Aniene, con uno che ci ha mollato in piena fase di qualificazione ai mondiali.