Antonio Conte pensa già alla prossima panchina. Archiviata l’esperienza al Napoli, l’allenatore salentino ha parlato del proprio futuro nel corso di una lunga intervista rilasciata a Londra a The Athletic, tornando anche su alcune delle tappe più significative della sua carriera. Non solo passato però, perché dalle sue parole emerge con chiarezza quale tipo di progetto potrebbe convincerlo a rimettersi in gioco.
Ricerca dell’ambizione
Il tecnico sembra attratto soprattutto da quelle società che possiedono una grande tradizione alle spalle ma che, negli ultimi anni, non sono riuscite a ottenere risultati all’altezza del proprio passato. “Ci sono molti club che hanno un po’ perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in una di queste società per rispolverare quel passato e farlo tornare a splendere”, ha spiegato Conte. Il profilo tracciato dall’allenatore è quello di un club abituato storicamente a competere per i trofei e nel quale risultati e aspettative producano inevitabilmente una forte pressione. Per Conte, infatti, accettare una nuova sfida significa puntare a riportare una squadra nelle posizioni che la sua tradizione impone.
L’allenatore al centro
La riflessione di Conte non riguarda soltanto i risultati. Un elemento decisivo nella scelta del prossimo progetto sarà infatti il ruolo riconosciuto all’allenatore all’interno della società. “L’allenatore deve essere al centro; deve essere importante. Se non sei contento, lo licenzi. L’allenatore deve fornire la direzione e la visione”, ha affermato. Come esempi ha indicato modelli nei quali il tecnico riesce a incidere profondamente sull’identità della squadra, citando il lavoro di Mikel Arteta, oltre a quelli svolti da Jürgen Klopp e Pep Guardiola. Conte ha richiamato anche il progetto del Como e il peso attribuito alle indicazioni di Cesc Fàbregas. Nella sua visione, infatti, accumulare campioni non è sufficiente per costruire una squadra vincente.








