Antonio Castrignanò ha partecipato alla trasmissione radio sullo sport giallorosso e del Salento condotta da Michele De Vitis. Sono stati numerosi i temi affrontati da uno degli artisti più amati nel Salento
Lecce-Torino
“È stata una partita al cardiopalma. Sembra che anche nel momento in cui riusciamo a fare due gol a distanza di pochissimi minuti e a mettere quasi un risultato al sicuro, in realtà al sicuro in serie A non si sta mai e questo fa parte un po’ della categoria ovviamente. Le squadre hanno tutte sete di punti soprattutto negli scontri diretti. Noi, devo dire, col Torino ce la siamo sempre portata a casa bene.”
Le partite con Cremonese e Pisa
“Sono scaramantico, quindi non voglio lasciare pronostici, però lo sappiamo benissimo, anche se la Cremonese sta andando benissimo, è in alta classifica, non sicuramente quella di una neopromossa. Fare punti con queste squadre ci consente anche di avere una fiducia in noi stessi in più, che è quello che è un po’ mancato a questa squadra. È una squadra la nostra che punta su giovani risorse, non ha sempre quell’esperienza che la categoria richiede e quindi fare punti con queste squadre può servire sicuramente a noi anche a credere un po’ in noi stessi, come è successo domenica, per esempio, in quel 1-2 calcistico. Due gol così, a distanza ravvicinata, entrambi da una spinta personale, quella di Berisha, per esempio, sul secondo gol, ma anche dallo sfruttare di più i calci piazzati e dall’avere degli schemi che ci consentono di andare in gol, perché non possiamo negare che spesso abbiamo difficoltà a raggiungere la porta.”
Allo stadio
“Vivo le partite in tribuna. Sono in tribuna da qualche anno dopo aver lasciato la Nord da un po’ di anni, poi mi sono allontanato per una delusione calcistica legata a Calciopoli e a un calcio che a volte, oltre all’amaro in bocca, non rappresenta i valori della quotidianità, della gente normale, quelli della trasparenza, di essere quanto più possibile vicini allo sport.”
Emozioni giallorosse
“Ce ne sono diverse in realtà, dalle vittorie dei derby alla prima promozione in serie A che io ho vissuto negli anni Ottanta fortunatamente. Avevo sei anni, avevo già frequentato lo stadio precedentemente perché mio padre era un appassionato di calcio e quindi mi portava allo stadio. Questi colori mi sono entrati dentro da sempre e ho avuto la fortuna di vivere questo grande exploit della prima promozione in Serie A. Era qualcosa di indescrivibile anche perché vista con gli occhi di un bambino sembra tutto così magico e poetico.”
La canzone ‘Lecce squadra mia’
“In realtà quelle strofe le avevo scritte dopo la promozione dalla C alla B nel 2018. Siccome sono molto scaramantico, non avevo mai avuto il coraggio di inciderla e pubblicarla perché non si sa mai come vanno a finire i campionati. Metti che tu incidi un brano e porta sfiga, alla fine ti ammazza anche lo spirito del brano stesso… Uscì proprio prima della partita dell’anno scorso col Torino. C’è un detto salentino “Cchiù scuru di mezzanotte nun c’ete”, noi stavamo andando veramente talmente male che serviva un po’ uno scossone. C’era stata anche la vicenda di Graziano che ci ha coinvolto particolarmente, quindi serviva un po’ di calore, anche personale devo dire, una motivazione per sperarci nella salvezza e ho scelto di pubblicarla così a sorpresa perché ce l’avevo pronta da un po’ di tempo. Era come la immaginavo da sempre. Ci sono anche gli strascichi di quei racconti e di quella telecronaca degli anni Ottanta, di quel pareggio col Monza che ci ha consentito di andare in Serie A, e poi tanti altri volti da Pasculli, Barbas, Panero, Paciocco, tutti giocatori che comunque fanno parte della mia infanzia come quelli dopo, Chevanton, Benedetti. Insomma una grande passione che ci lega a questa squadra, a questa terra.”
Musica allo stadio
“Sentire “Arcu te Pratu” mi emoziona perché immagino una grande appartenenza del pubblico, così come succedeva anche con la versione di ‘Aria Caddhipulina’ mia precedente, che ci ha dato tantissime soddisfazioni allo stadio. Siamo tutti figli della stessa terra e sento appunto questa grande appartenenza del pubblico che si rivede in alcune note particolarmente. Sono felice per ‘Kali Nifta’: quale maggior ritornello poteva accompagnare giustamente un coro della Curva alla nostra squadra? Una dichiarazione d’amore, un brano scritto da un calimerese doc che amava il grico, Vito Domenico Palumbo, grandissimo letterato di fine Ottocento che ha lasciato incisa questa serenata, che è una canzone d’amore in lingua grica e che rappresenta u la passione dell’amore. Ci sono altre canzoni come “Lecce squadra mia” o “Lu Core Meu”, ma ci potrebbe essere qualsiasi coro. L’importante è che arrivi veramente dal cuore e che sia una condivisione, mai una sorta di sfida o altro, ma che venga spinto appunto dalla condivisione, dalla gioia di condividere qualcosa che ci appartiene e che facciamo diventare tutto uno stadio partecipe della stessa emozione. Questo è il potere della musica e a volte succede che tutto lo stadio intoni un coro o che batta le mani all’unisono, ed è sempre una grande emozione.”








