“I granata, con la cui maglia ho militato dal 2002 al 2005, proprio dopo avere lasciato il Lecce, sono sulla graticola”, ha affermato l’ex calciatore giallorosso.
Alessandro Conticchio, doppio ex di Lecce (1997-02) e Torino (2002-05), parla a La Gazzetta del Mezzogiorno (intervista di Antonio Calò) della gara di domenica alle 18 e del particolare momento che stanno vivendo le due squadre.
LECCE-TORINO. āI granata, con la cui maglia ho militato dal 2002 al 2005, proprio dopo avere lasciato il Lecce, sono sulla graticola. Conosco bene l’ambiente e so che ci vorrĆ parecchio tempo perchĆ© i tifosi dimentichino l’umiliazione subƬta ad opera dell’Atalanta perchĆ© la sconfitta per 7-0 ĆØ di quelle che lasciano il segno. MartedƬ poi ĆØ giunta l’eliminazione dalla Coppa Italia, al “Meazza”, contro il Milan, quando l’ammissione alla semifinale sembrava cosa fatta. La caratura della rosa granata, però, ĆØ di tutto rispettoā.
LECCE IN DIFFICOLTAā. āQuando si lotta per la permanenza, bisogna mettere in conto dei periodi critici, nei quali si ha l’impressione che tutto stia crollando, ma ĆØ proprio in queste fasi che si deve tenere la barra dritta e non mollare, reagendo con rabbia, ma lucidamente. Domenica, però, i giallorossi non dovranno assolutamente fallire e dovranno trovare il modo di vincere, di “riffa o di raffa”. La posta in palio ĆØ troppo importante ed hanno i mezzi per centrare l’obiettivoā.
Ma cāĆØ spazio anche per raccontare il gol decisivo che proprio Conticchio segnò al Torino, il 7 maggio 2000, con i giallorossi guidati da Cavasin.
RICORDI. āRicordo tutto nei minimi dettagli, come se la gara l’avessi giocata ieri. Sesa segnò la rete dell’1-0, ma i granata pareggiarono con Ferrante, che trasformò un rigore contestatissimo. Cavasin protestò in maniera plateale e fu espulso. Una manciata di minuti dopo, arrivò il mio gol. A propiziarlo fu Sesa, che effettuò una veloce ripartenza. Lo svizzero si accorse che la mia posizione era migliore della sua per tirare e mi servƬ. Calciai con convinzione. Usci fuori un tiro non forte, ma radente e velenoso, che si insaccò alle spalle di Bucci. Sento ancora distintamente l’urlo liberatorio del Via del Mare. L’esplosione di gioia. Rivedo lo sventolio dei vessilli giallorossi. Una giornata memorabile, di quelle che costituiscono una pietra miliare nella carriera di un calciatoreā.
SETTIMANA PARTICOLARE. āDa Torino, il match era stato caricato per giorni e giorni perchĆ© il complesso all’epoca guidato da Mondonico si giocava, a sua volta, la permanenza. Si erano susseguiti i proclami con le dichiarazioni degli avversari che garantivano che a Lecce il Torino non avrebbe fallito. La tensione era palpabile, ma noi volevamo coronare l’ottimo campionato che avevamo disputato, festeggiando la salvezza davanti alla nostra gente, nel nostro stadio. Ci riuscimmo. Ci sono incontri nei quali non si può fallire, nei quali occorre gettare il cuore oltre l’ostacolo a tutti i costiā.
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Sindaco,prendi in mano questo centrocampo!