Il grido del Lecce contro il femminicidio arriva oltreoceano: il racconto di Marina D’Arpe

Il New York Times ha dedicato un articolo all’iniziativa contro il femminicidio promossa dal Lecce prima della partita contro il Monza riportando le dichiarazioni della First Lady giallorossa e coordinatrice di Lecce Love

Il Lecce ha chiesto e ottenuto di modificare il protocollo prepartita per sottolineare la necessità di prevenire ed eliminare la violenza contro le donne. Bambine e ragazze della zona sono scese in campo con dipinta un’impronta di mano rossa sul volto. Non bastava la giornata di sensibilizzazione prevista dalla Serie A intorno al 23 novembre. Tra luglio e agosto, come sottolineato dal lungo articolo del giornale statunitense, si sono verificati almeno otto presunti femminicidi.

La decisione

A settembre, il Salento è stato travolto dalla tragica vicenda di Lorena Isceri, gettata dall’ex fidanzato su un viadotto dell’autostrada A1 vicino a Barberino di Mugello causandone la morte.

Lecce-Monza è stata la prima partita casalinga del Lecce dopo i funerali della donna. Il club presieduto da Saverio Sticchi Damiani ha deciso di fare qualcosa di concreto. La moglie del primo dirigente Marina D’Arpe, coordinatrice di Lecce Love, programma sociale voluto dal sodalizio, ha raccontato quanto fatto a The Athletic.

Lorena era della nostra terra – racconta Marina D’Arpe -. Parlare di lei al passato è fonte di infinita tristezza. Faceva parte della nostra comunità. Qui c’è un forte senso di appartenenza e di identità. Si trovano italiani del sud e salentini ovunque; ci sono comunità in ogni parte del mondo, ma restiamo uniti. Lorena era salentina come tutti noi. Ho pensato che quanto le è accaduto meritasse un momento di attenzione particolare, una rottura rispetto al protocollo e alle convenzioni. Volevo che ricordassimo Lorena e che lo facessimo in modo tale da lasciare il segno”.

D’Arpe continua: Il Lecce ha una voce. Non siamo solo undici giocatori che disputano una partita di calcio ogni fine settimana. Il nostro ruolo nella società non può esaurirsi al fischio finale della domenica. Quando ho saputo della tragedia che ha colpito Lorena, ho voluto che dimostrassimo senso di responsabilità e usassimo la voce del Lecce per gridare, gridare forte perché quanto accaduto è stato orribile: l’ennesimo episodio atroce di una lunga serie. Purtroppo ormai ci siamo abituati, e questo non deve accadere”.

Purtroppo, il Lecce non è nuovo a queste iniziative. Prima di Lecce-Milan dell’anno scorso, Sticchi Damiani ha voluto ricordare Noemi Durini, uccisa dal fidanzato a 16 anni nel 2017. Marina racconta: “So che c’è chi dirà: ‘Che differenza fa? Ma io non la penso così. Quando gli strumenti a disposizione delle nostre istituzioni purtroppo non bastano – perché, come si vede, questi fatti continuano ad accadere – allora ognuno di noi ha il dovere di fare la propria parte.

IPA88568932 – Supporters of US Lecce during US Lecce vs AC Monza, Italian soccer Serie A match in Lecce, Italy, September 13 2026

Partigiani e ultra

Durante la partita, c’è stato anche un eloquente striscione della Curva Nord. Marina D’Arpe analizza poi un’affermazione che descrive l’identità: “Dobbiamo fare qualcosa. A me piace pensare ai partigiani. E quando lo dico, intendo il termine nel suo senso letterale: far parte di qualcosa, prendere posizione. In senso calcistico, dobbiamo essere ‘ultra’. La traduzione latina di ultra è ‘andare oltre’, spingersi oltre i propri limiti e sfidare le convenzioni. Odio l’indifferenza. Odio quando la gente dice che il domani non sarà diverso da oggi e che nulla cambierà. No! Non possiamo ragionare così“.

L’iniziativa

Quanto fatto prima di Lecce-Monza è un’espressione del programma Lecce Love. Marina D’Arpe, in collaborazione con Ilenia de Pascalis e Angela Treglia, ha optato per l’ingresso delle bambine, che, come confermato dalla stessa First Lady, si sono commosse

E in conclusione: “Il simbolo tradizionale di questa campagna è un segno di rossetto sulla guancia non bastava -spiega Marina -. La violenza non è mai elegante. L’orrore non può essere elegante. Mi sarei spinta anche oltre. Volevo concentrare l’attenzione su qualcosa che per me è terribile e disumano”.

Redazione

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3 Commenti
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Lorenzo
2 giorni fa

Né a destra né a sinistra da parte degli ultras

Fabio
2 giorni fa

Chapeau Signora Marina, ce ne fossero di persone così. Purtroppo oggi l’ indifferenza spesso è sovrana.

Commento da Facebook
2 giorni fa

Orgogliosi di questa società. Speriamo in keggi severissime contro il femminicidio e che i giudici facciano poi rispettare le leggi

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