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Compattezza, grinta, identità di gioco: ora un Lecce così anche con le dirette concorrenti

I giallorossi hanno dimostrato, nel corso di tutto il campionato, di poter sorprendere in determinati contesti. Dopo essersi ritrovati, dovranno però applicare le rinnovate certezze con Spal&Co.

Alzi la mano chi, dopo Verona-Lecce, avrebbe immaginato due gare così. Passi il poker con un Torino allo sbando, magari non preventivabile ma per i più pessimisti comprensibile. Ieri a Napoli però i giallorossi hanno realizzato una vera impresa.

Non che ora Mancosu e compagni siano da definire fenomeni, ma di certo dopo la pessima prova del Bentegodi un po’ per tutti erano dei brocchi. E non a totale torto (certo, previa definizione più precisa del sopracitato aggettivo), viste le inguardabili prestazioni offerte, o meglio non offerte, da Brescia in poi, Inter esclusa. O, per essere più giornalisticamente precisi, si può dire che sembravano smarriti, privi di identità. In pratica allo sbando.

La gara del San Paolo ha invece dato chiaro segnale di come il Lecce abbia ritrovato le proprie certezze, cosa ben più importante di alzarsi la mattina e sentirsi da Champions. E’ una squadra che sa cosa va fatto, palla al piede e non, in fase di costruzione e, per quanto possibile, di contenimento.

Liverani ha deciso di insistere su quella che era l’idea d’origine: cercare il risultato attraverso il gioco. Quando più quando meno, il Lecce è questo, a patto di non specchiarsi mai in sé stesso, di non adagiarsi sugli allori. Di non diventare supponente e leggerino come apparso in gare contro squadre, Bologna su tutte, avevano in realtà carature tecniche di ben altro livello.

Sì, perché l’unica strada per poter esprimere sé stessi in questo modo, magari non sempre con gli stessi esiti ma quantomeno provandoci fino alla fine, è quella del sacrificio. Il Lecce deve cercare l’estetica, non fine a sé stessa, del palleggio dinamico, talvolta di gestione talvolta verticale. Il tutto sapendo metterci quella grinta per poter recuperare il pallone una volta perso, per poter arrivare sulle seconde palle dopo non averlo mai fatto per due mesi. E quella compattezza di non farsi trovare scoperti quando il proprio gioco è stoppato dall’altrui bravura.

L’esame Napoli è stato superato a pieni voti. Un esame difficilissimo per le qualità avversarie, non certo per l’atteggiamento di un undici, quello di Gattuso, per caratteristiche propenso ad offrire il fianco al gioco giallorosso. Non è errato, tutt’altro, dire che arriveranno banchi di prova più tosti. A partire dalla Spal, diretta concorrente con cui non solo la posta in palio varrà doppio, ma che ci dirà quanto il Lecce è maturato sotto il profilo del saper interpretare match del genere. Di quelli che possono valere una stagione.

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