Il responsabile dell’area sanitaria dell’U.S. Lecce, ospite della nostra diretta, ha esposto il suo punto di vista da professionista sull’emergenza Coronavirus e sulle idee che il sistema calcio sta cercando di improntare per ripartire.
QUARANTENA FONDAMENTALE. “La quarantena ĆØ stata stabilita perchĆ© l’acuzie della forma virale si ha intorno al giorno 8-10. Quindi mettere una persona in isolamento per due settimane ĆØ fondamentale. Siccome il calcio ĆØ uno sport di contatto, qualora ci fosse un contagiato lui e la sua squadra andrebbero messi in quarantena, fare un ritiro blindato non basterebbe per andare avanti. E se la squadra in quarantena, in caso di positivitĆ il campionato andrebbe bloccato. E’ una criticitĆ evidenziata anche dal CTS del Governo, che ha criticato il rapporto del cts della Figc. A ciò si aggiungono le difficoltĆ nell’effettuare tamponi a tappeto con continuitĆ “.
LA RIPRESA E IL LECCE. “DeciderĆ il Governo se riprendere o no. Io mi allineo all’indirizzo del mio club, ovvero mi piacerebbe riprendere ma solo a rischio vicinissimo allo zero. E da medico confermo che far ripartire il calcio sarebbe difficile, ed in ogni caso rischioso. Capisco gli interessi, ma al primo posto c’ĆØ la salute del calciatore. Le scelte non vanno fatte con la testa di Lotito, ma con quelle degli scienziati. Il mio compito ĆØ quello di tutelare la sicurezza degli atleti, e per questo non sono a favore di una ripresa avventata. Chi si sta esponendo a favore del ritorno in campo a tutti i costi parla all’80% per interesse”.
STRISCIONI. “Le prese di posizione degli ultrĆ sono comprensibili. Credo che l’80% dei tifosi non voglia la ripartenza del campionato. Il messaggio dei tifosi dell’Atalanta fa riflettere, per non parlare del discorso toccato da quelli giallorossi. E’ difficile esultare con una situazione del genere, queste sono cose che vanno oltre il calcio, sono molto più importanti”.
LINEA. “Il Lecce ha sposato più il discorso salute che quello economico, questo perchĆ© se lo può permettere in quanto societĆ sana. Certo, ci sarebbero delle perdite, ma per questa dirigenza non sarebbe un dramma come lo sarebbe mettere a rischio la salute delle persone. Poi tutti vorremmo tornare in campo, io in primis”.
CAMPIONATO NON EQUO. “Non sarebbe giusto ripartire, inoltre, perchĆ© chi ha avuto positivi sarebbe nettamente penalizzato. Penso alla Sampdoria e alla Fiorentina. Il coronavirus non ĆØ un raffreddore, non lo si smaltisce in una settimana. Chi scendesse in campo prossimamente con mezza rosa colpita dal virus non partirebbe allo stesso livello degli altri. E’ un altro aspetto di ingiustizia che rende difficile la convivenza tra quella che ĆØ, in questa fase, diventata una endemia ed uno sport di contatto come il calcio”.
SITUAZIONE AL SUD. “Nel Salento abbiamo avuto meno casi perchĆ©, checchĆ© ne dica Feltri, probabilmente siamo stati più bravi. Seguire i dettami il più possibili ĆØ stato fondamentale. Ed anche il sistema sanitario, nonostante i precedenti tagli, ha avuto un ottimo modo di raffrontarsi all’emergenza”.
“LA PREPARAZIONE. “Le settimane di preparazione saranno fondamentali, ma in ogni caso non saranno sufficienti. Questo perchĆ© una volta ripreso il campionato con un calendario cosƬ fitto di fatto non ci si allenerĆ più, causa gare ogni tre giorni. E’ inutile girarci intorno, si andrĆ incontro ad infortuni, sarĆ inevitabile. Il fisico dei calciatori non può reggere a tali carichi“.
PRONOSTICO. “Secondo me vedo un 50,5% di possibilitĆ di ripartire, giusto per metterci quel grado di ottimismo in più. In realtĆ a regnare ĆØ l’incertezza, non potrebbe essere altrimenti. Per il resto ĆØ un discorso politico, chi vuole forzare, e di forzature ne vedo tante, parlo per esperienza”.








