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Pasculli a CL: “Grazie a Maradona preferii il Lecce all’Atletico Madrid. Volevo scappare, ma Barbas…”

L’ex attaccante e bandiera del Lecce, ospite nella nostra diretta di giovedì sera, ha ricordato i tanti e importanti momenti vissuti da protagonista con la maglia giallorossa.

PERIODO. “Sto trascorrendo questo periodo bene, a casa a Lecce con la famiglia. Questo dopo essere stato in Galles, dove allenavo e dove il campionato è stato stoppato anticipatamente. Ora siamo in una fase di attesa per tutto, sperando che si evolva per il meglio”.

AMORE GIALLOROSSO. Con i tifosi del Lecce ho avuto un rapporto particolare, di grande affetto da ambo le parti. Mi è stato dedicato anche un coro, e so benissimo che in giallorosso è evento raro. Spesso altri miei compagni o ex calciatori del Lecce mi hanno chiesto come mai non gli fosse stato dedicato un coro, e io gli ho tranquillizzati, dicendo che era evento più unico che raro, perché i tifosi giallorossi sono così. E io sono davvero molto orgoglioso di essere tra i pochi eletti a idoli della Curva”.

SCUDETTI. A Lecce ho vinto due scudetti chiamati salvezze in Serie A. Per noi era davvero così, una gioia immensa perché la società prima degli anni di Mazzone non aveva mai mantenuto la massima serie. Ricordo il match con il Torino, i 45mila del Via del Mare e tutta l’Italia contro. Ricordo la gioia del mister, i calcioni che tirò a qualsiasi oggetto per la tensione prima e per festeggiare poi. Momenti che scrissero la storia”.

APPRODO NEL SALENTO. “Quando mi fu fatta presente la possibilità di venire in Italia dissi subito di sì. Dico la verità, non conoscevo né il Lecce né il Salento, non sapevo nemmeno dove si trovasse. Però conoscevo l’importanza della Serie A, ed ero molto amico di Maradona, dunque anche grazie alla presenza del Pibe de Oro. Il mio procuratore mi disse del Lecce, di una possibilità dell’ai tempi ricca A colombiana e dell’Atletico Madrid. E, senza dubbi, chiesi di accettare i giallorossi. La trattativa, svoltasi a Milano con Jurlano, Cataldo e Fascetti, fu lunga ma portata alla fine a termine, e sbocciò l’amore. Io non sapevo nulla di italiano, e loro parlavano solo dialetto. Era un casino“.

VOGLIA DI SCAPPARE. “L’approccio non fu semplice, perché la prima preparazione con Sassi e Fascetti fu davvero durissima. E non solo, perché retrocedemmo e io non mi ero ancora ambientato benissimo, perché non parlavo italiano e non lo capivo troppo. Tant’è che avevo tre anni di contratto, ma volevo andare via. Allora fu Barbas a convincermi a restare, dicendo che col tempo ci saremmo trovati bene e avremmo fatto belle cose per il Lecce. Ed alla fine da Lecce non me ne sono praticamente più andato”.

CAMPIONE DEL MONDO ’86. Per me, per la città e per il club è stato una cosa importantissima. Ricordo la mia accoglienza dopo il Mondiale, ogni giorno era una festa. A Lecce mi fecero capire l’orgoglio di avere un Campione del Mondo in maglia giallorossa, rendendomi ancora più felice di aver vinto l’importante trofeo”.

MAZZONE. “E’ stato un allenatore straordinario, uno di quelli che, se non esistessero, bisognerebbe inventarli. Un grande uomo e tecnico dalle idee chiare. Ti dava una carica straordinaria, ed i risultati si sono visti. Mi ha insegnato tanto sul rettangolo verde e nella vita. Ricordo ancora il faccia a faccia con Virdis nello spogliatoio. Gli disse a muso duro che qui non si era al Milan, che al Lecce c’era da correre e lottare su ogni pallone”.

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