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Cirillo: “Lecce in A senza perdere la propria identità. Corvino e Baroni garanzie”

L’ex difensore, tra le altre anche del Lecce, ha concesso un’intervista a SuperNews parlando delle tappe più importanti della sua carriera.

Bruno Cirillo, classe 1977, ha indossato in Italia le maglie di Reggina, Inter, Lecce e Siena raccogliendo 180 presenze in Serie A. Successivamente, il difensore ha giocato all’estero con AEK Atene, Levante, PAOK Salonicco, Aek Larnaka, Metz e Pune City prima di chiudere la carriera alla Reggina, nel 2015, in C.

REGGINA. “La Reggina per me è stata come una seconda famiglia. Dell’esperienza in Calabria ho ricordi nitidi e bellissimi. Il club amaranto ha creduto in me da quando avevo appena quattordici anni e mi ha dato la possibilità di intraprendere un percorso importante, sotto l’aspetto umano e calcistico. Grazie alla Reggina mi sono affacciato nel calcio che conta ed ho vissuto grandi emozioni, come il gol all’Olimpico contro la Roma. Il ritorno in amaranto nel 2015 rappresenta la ciliegina sulla torta, una scelta di cuore. Ci tenevo a chiudere la carriera lì dove tutto era iniziato, alla chiamata del presidente Foti non ho avuto dubbi. Sul campo riuscimmo a salvarci ai playout contro il Messina, purtroppo dopo arrivò il fallimento. Tuttavia, per me era importante dare il mio contributo, essere presente in un momento di difficoltà per la squadra. Per la Reggina è stato un anno particolare, si poteva fare sicuramente di più. Tuttavia, la Serie B è un campionato difficile ed è comunque importante aver raggiunto la salvezza “.

INTER NEL 2000. Il passaggio all’Inter ha rappresentato uno step importantissimo per la mia carriera. Arrivare in una delle più forti e importanti squadre in Europa è stata sicuramente un’emozione unica. Ho fatto parte di un gruppo straordinario, composto da grandi campioni, e per me è motivo di orgoglio. All’Inter sono riuscito a ritagliarmi uno spazio importante, ho giocato 18 partite in campionato e 6 in Coppa Uefa, non ho rimpianti. A livello di squadra, però, non riuscimmo a centrare obiettivi importanti, in generale fu una stagione non esaltante. L’Inter all’epoca non aspettava nessuno, aveva bisogno di giocatori già pronti. Mi fu detto che avrei avuto poco spazio e decisi di andare a giocare altrove”.

SALENTO. “La retrocessione con il Lecce? Retrocedere non è bello per nessun calciatore. Era importante riscattarsi subito e così è stato. L’anno dopo siamo risaliti subito in Serie A e i ricordi di quella promozione sono bellissimi. Lecce è una piazza importante, con un pubblico favoloso e la città è stupenda. Sono molto contento che quest’anno abbiano vinto il campionato, i giallorossi meritano la massima serie. Il Lecce ha un direttore sportivo, Pantaleo Corvino, che è tra i più bravi in circolazione, e punterei sicuramente ancora su mister Baroni, che si è guadagnato ampiamente la conferma in Serie A. Se il prossimo anno vuole salvarsi, il Lecce non deve perdere la propria identità”.

SIENA. “A Siena ho vissuto due anni davvero positivi. Ho avuto l’onore e il piacere di giocare con grandi calciatori, ricordo in particolare Chiesa e Taddei, ma anche Cufré, Flo, Ventola e tanti altri. Era una squadra davvero fortissima e un gruppo coeso. Al Siena auguro di tornare presto in Serie A, merita sicuramente palcoscenici migliori rispetto alla Serie C”.

 

 

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