Sampdoria, Stankovic si presenta: “Chi non sa soffrire non sa gioire e vincere”

L’allenatore serbo ha tenuto la sua prima conferenza stampa da tecnico della Samp. Queste le parole rese ai canali ufficiali riprese da tmw.

“Non sono venuto per i due punti e la posizione in classifica. Io sono venuto per la Sampdoria. In Serbia siamo cresciuti guardando la Sampdoria. Prima con Vujadin Boskov, dopo con Mihajlovic e Jugovic e infine con Sinisa in panchina seguendo anche il cammino in Coppa dei Campioni. Peccato non potevo fare il raccattapalle perchĆ© quella partita con la Stella Rossa si ĆØ giocata a Sofia. E lƬ noi siamo cresciuti con la Sampdoria. Io sono venuto per il club, non per la posizione in classifica”.

“Ho sentito Attilio Lombardo. E’ una persona spettacolare. Ho sentito Viviano, ho visto Angelo Palombo. Mancini non l’ho sentito ma ho visto suo figlio l’altro giorno. Ho parlato anche con Sinisa Mihajolovic. Lui quando ĆØ arrivato aveva più o meno l’etĆ  mia, 44-45 anni, insieme a Nenad Sakic che ha vissuto come giocatore e come vice-allenatore, ora ĆØ la terza volta che ritorna. Mi auguro che possa avere i successi come quando era vice con Sinisa: prima ha salvato la squadra e poi ha fatto un upgrade ed ĆØ migliorato molto. A noi basta solo lavorare. Nenad ĆØ una grandissima persona e sono sicuro mi darĆ  una grossissima mano”.

“L’unica cosa sicura ĆØ che ci sarĆ  sofferenza anche questa volta. Ma chi non sa soffrire e non sa neanche gioire e vincere. Ho visto la squadra. Materiale c’ĆØ ma dobbiamo cambiare la mentalitĆ . Ci sono modi e modi per perdere una partita. Devo essere sincero, senza permettermi di giudicare nessun lavoro, ma ho visto l’ultima partita e l’atteggiamento non ĆØ piaciuto. Non dobbiamo spaventarci dalla forza che ci attacca. Dobbiamo sapere cosa andiamo a difendere. PerchĆ© l’orgoglio ĆØ importante ĆØ non ha prezzo. Io vengo da un Paese che ha sofferto e per prima cosa non ci spaventava la forza che ci attaccava ma l’importanza di difendere l’orgoglio. L’orgoglio della societĆ , dei colori e il proprio non hanno prezzo e non ci deve spaventare nessuno.

“Dobbiamo guardare noi stessi. Io sono molto fiducioso. Non faccio promesse ma voglio lavorare. Voglio trasmettere tutto quell’entusiasmo che ho dentro, tutta quella forza e cattiveria agonistica che ho dentro perchĆ© ogni tanto lo specchio della squadra può essere lo specchio del carattere del proprio allenatore. Con l’aiuto di tutti, possiamo entrare nelle acque calme. Ogni partita deve essere l’ultima, deve essere una finale. E come diceva un mio vecchio allenatore e mio amico, JosĆ© Mourinho:Ā ‘Le finali vanno vinte non giocate’. La vedo cosƬ anche io. Andiamo a Bologna, anche loro non stanno attraversando un momento felice ma noi guardiamo noi stessi. L’esito finale dipenderĆ  da come andiamo in campo. Ci saranno due giorni di preparazione ma in un grande club bastano anche due giorni. Dobbiamo responsabilizzarci e i risultati arriveranno”.

 

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3 anni fa

ƈ arrivato il gradasso. Fate largo a quest’altro maestro

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