Marco Baroni, la storia del Lecce in due epoche con bis di feste

Il 61enne è ad oggi l'unico ad aver centrato la salvezza in Serie A con il Lecce da calciatore e da allenatore. Le due esperienze hanno dei tratti d'unione che disegnano il profilo di un uomo che ha scritto la storia

Nel match pre-natalizio, i giallorossi ritroveranno Marco Baroni, il cui nome resterà nell’epica del club. Non ci sarà molto spazio per le emozioni visto il desiderio di riscatto della Lazio dopo il ceffone incassato dall’Inter lunedì all’Olimpico e, dopo la vittoria che l’anno scorso ha decretato l’esonero di Roberto D’Aversa, Baroni punterà a un altro successo da ex allenatore avversario al Via del Mare. La lunga storia di vittorie di Marco Baroni con il Lecce non si cancellerà però mai.

DA CALCIATORE. Arrivato nel 1987 dalla Roma, Baroni ha centrato la promozione in A conquistando poi la salvezza nel 1988/1989, stagione in cui il Lecce si poggiò sulla miglior difesa della storia in Serie A chiudendo al nono posto, il risultato più alto di tutti i tempi. Due gol da tre punti in altrettanti 1-0 contro Napoli e Lazio rappresentano i momenti più belli da calciatore del Lecce. Le istantanee fanno il pari con il pianto in ginocchio sul prato dello stadio di Monza quando Colombo ha insaccato il rigore della salvezza, festeggiata un anno dopo il primo abbraccio in tuta e capelli bianchi con la Curva Nord dopo Lecce-Pordenone 1-0.

DIFESA. Il Lecce con Marco Baroni e il Lecce di Marco Baroni hanno avuto tratti simili. I 31 gol incassati nell’88/89 denotano la tanta attenzione alla fase difensiva. Allo stesso modo, va detto che il Baroni allenatore, positivo con la Reggina dopo dei passi falsi a Benevento, Frosinone e Cremona, è stato contattato da Corvino per interrompere la difesa colabrodo registrata con Liverani e Corini. Le 37 partite su 38, da neopromossa, senza subire più di due reti in A sono un attestato.

SULLA STRADA. Le comunanze tra le due epoche continuano con il temperamento tenuto durante il percorso. Nel 2022/2023, i giallorossi sono sempre stati fuori dalla zona retrocessione e Baroni, sorretto da società e area tecnica, ha tenuto fede ai suoi principi cercando di apportare migliorie anche dopo le cinque sconfitte consecutive. Agli ordini di Mazzone, i ko di fila furono quattro nel girone d’andata, ma la serranda abbassata dal tecnico e l’ascesa nel ritorno (1 sconfitta nelle ultime 14 partite) portò all’obiettivo nella bolgia di Lecce-Torino 3-1 con buona pace dell’Italia sportiva che propendeva per la tradizione sportiva del Toro.

UOMINI. Se un allenatore dirige gli attori come un regista, la buona riuscita del film dipende soprattutto dalla performance di attori di qualità. Sia il Lecce salvo in A con Baroni, sia il Lecce di Baroni (ripetizione necessaria) ha poggiato su elementi trascinanti. Ieri Terraneo oggi Falcone, ieri Baroni oggi Umtiti, ieri Barbas oggi Hjulmand, ieri Pasculli oggi Strefezza in vetta alla classifica dei bomber di squadra di quell’annata. Sia in campo, sia in panchina, gli anni di successi leccesi di Baroni sono stati quindi due.

CAMBIO. Il mancato accordo sui termini del rinnovo e l’offerta del Verona con un ingaggio più alto e (sulla carta) un progetto ambizioso hanno portato all’interruzione, serena, della collaborazione tra Marco Baroni e il Lecce. Il legame con la tifoseria è consapevole e saldo, più sicuro come una “garanzia” che sbandierato. Le critiche ci sono state, anche quelle frettolosamente ingenerose come accade oggi con D’Aversa, ma il raggiungimento dell’obiettivo è stato anche una legittimazione per Baroni, con il Lecce alla prima salvezza in Serie A della carriera. Baroni non è stato un capopopolo come Mazzone, Cavasin o Cosmi, per intenderci, ma rimane evidente il carisma trasmesso ai ragazzi dietro alla pacatezza nelle dichiarazioni.

VERONA. Con l’Hellas, Marco Baroni si è dimostrato un allenatore forse un po’ sottovalutato, maestro di calcio e gestore abile. Massimizzare il capitale umano a disposizione per far esprimere meglio i ragazzi a disposizione senza troppe filosofie. Centrare la salvezza dopo la rivoluzione operata nel gennaio scorso è stata, probabilmente, l’impresa più sorprendente della sua carriera. A Verona, Baroni ha replicato delle invenzioni tattiche fatte già a Lecce. L’arretramento di Tchatchoua, schierato per la prima volta titolare e terzino proprio contro l’ex squadra, è da leggere come lo schieramento al centro di Baschirotto, nato per emergenza e diventato svolta nella carriera per il difensore di Nogara.

LAZIO. In estate, Claudio Lotito ha scelto Baroni a sorpresa (e con qualche scetticismo) per la panchina della Lazio. Dopo un calciomercato non certo esaltante, la resa sul campo della squadra ha superato delle previsioni. In vetta nell’Europa League, la Lazio ha conquistato 31 punti frutto di 10 vittorie, 1 pareggio e 5 sconfitte, quattro di queste patite lontano dall’Olimpico, dove però lunedì l’Inter ha stradominato con un netto 0-6. La Lazio di Baroni è nata con lo schieramento contemporaneo dei terzini d’assalto Nuno Tavares e Lazzari e gli equilibri del duo di centrali Guendouzi e Rovella, nessuno dei due mediano. Il rivalutato Castellanos ha segnato 6 gol mentre Zaccagni ne ha segnati 5 diventando un calciatore più completo rispetto al passato, chiamato anche a un aiuto in fase difensiva.

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1 anno fa

Qualche mese fa fu salvato da due pali e dall’imprecisione dei nostri calciatori, vediamo che succede sabato…

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1 anno fa

Occhio, Baroni l’anno scorso con il suo Verona venne a Lecce a fargli un bel regalino, tra l’altro un suo giocatore creo’ il licenziamento di D’Aversa, quest’anno con la Lazio vorra’ dargli il buon Natale.

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