N’Dri a CL: “La carica del Via del Mare è unica. So quanto di più posso dare al Lecce”

L'intervista esclusiva all'attaccante mancino del Lecce Konan N'Dri, arrivato nel Salento lo scorso gennaio

Titolare in due delle tre gare decisive che hanno consegnato la salvezza al Lecce nella passata stagione, ha anche regalato all’undici di Di Francesco il primo gol nella Serie A in corso. C’è anche Konan N’Dri nel 2025 giallorosso che ha portato in dote per la prima volta la terza permanenza di fila e che vede ora la squadra lottare per un obiettivo altrettanto duro da raggiungere. O almeno ce n’è stato un assaggio, perché tanto di più vuole dare in campo il 24enne ivoriano arrivato a gennaio e che si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni.

Il sogno del piccolo Konan è sempre stato quello di diventare un calciatore. Come sei riuscito, partendo dalla Costa d’Avorio, a realizzarlo?

“Sì, ho sempre voluto fare il calciatore, pur sapendo che non sarebbe stato per nulla facile. Ed infatti è stata molto dura, considerando che già a 14 anni ho dovuto lasciare la mia famiglia ed il mio Paese per entrare a far parte dell’Aspire Academy, in particolare della sua sezione senegalese. Sono stato fortunato ad avere quest’occasione ed in cinque anni lì ho affrontato le squadre giovanili di grandi club come Barcellona, Real Madrid e tanti altri nei vari tornei a cui partecipavamo in giro per il mondo, dall’Europa al Qatar. L’ho sognato, ci ho creduto, ci ho lavorato sodo. E sono stato fortunato per essere stato scelto poi dall’Eupen”.

Ed in tal senso un ruolo di prim’ordine lo ha avuto un personaggio di spicco nel calcio internazionale come Claude Makelele…

“E’ stato il mio primo allenatore all’Eupen, nonché tra coloro che mi hanno selezionato per portarmi al club belga. Avevo appena 18 anni ed è stato questo il passaggio che mi ha consentito di fatto di diventare un giocatore professionista, di firmare il mio primo contratto. Makelele allenava l’Under 21 dell’Eupen e mi ha aiutato tantissimo con la sua esperienza, così come hanno fatto gli altri allenatori che mi hanno fatto debuttare e poi confermato in prima squadra”.

Della rosa bianconera faceva parte in quegli anni anche un ex calciatore del Lecce come Carlos Embalo. L’hai sentito in occasione del tuo trasferimento nel Salento?

“Siamo amici, è davvero un bravo ragazzo. Nei primi anni all’Eupen non avevo ancora la patente, lui mi ha aiutato dandomi spesso passaggi e mostrandosi molto disponibile. Così, quando ho firmato per il Lecce, è stato il primo a scrivermi. Mi ha descritto il luogo, mi ha sottolineato come fosse la gente di qui, pronta a darti tutto nel momento in cui vede ciò che lasci sul campo, l’impegno che ci metti, come onori la maglia. E anche stavolta mi ha chiesto se mi servisse qualcosa, vista la conoscenza che aveva di Lecce”.

Tornando ai tuoi anni in Belgio, quanto è stato bello ed importante per te giocare lì?

“Mi porto dietro tanti ottimi ricordi di quelle stagioni. Le grandi battaglie con la maglia dell’Eupen, condite di bellissimi ricordi con i miei compagni. Il Belgio rappresenta molto per me ed ha aiutato la mia crescita come calciatore. Credo fosse un campionato adatto alle mie caratteristiche, con grandi spazi e gioco veloce che mi hanno permesso di sviluppare le peculiarità tattiche e tecniche. Anche dell’anno e mezzo giocato a Leuven ho gran bei ricordi. All’inizio è stato difficile, ma mi ha aiutato molto e dopo la prima stagione ho ripreso a fare gol. “.

In quelle stagioni ti sei mai sentito vicino a indossare la maglia della Costa d’Avorio? Cosa significherebbe per te?

“Sin da quando ero piccolo giocare per la Costa d’Avorio ha rappresentato un grande sogno. Quello di rappresentare il mio Paese, rendere orgoglioso la mia gente e la mia famiglia. Lavoro anche per quello, pur consapevole che non è facile perché ci sono tanti grandi giocatori ivoriani. Ho scelto però Lecce anche per quello, per avere più chance di essere notato. Rappresenta ovviamente ancora un sogno ed una sfida. So che la prima cosa è fare bene per la propria squadra, poi solo così puoi essere preso in considerazione per la tua Nazionale”.

Ed a Lecce c’è un ivoriano che in passato ha fatto divertire i tifosi, un certo Cedric Konan…

“Sinceramente non lo conoscevo prima di venire qui, ma in tanti mi hanno parlato di lui. Me lo dicono in società, me lo ha detto la gente. So che ha fatto ottime cose con la maglia del Lecce”.

Torniamo alla tua carriera: gennaio 2025, arriva la chiamata del Lecce. Cos’hai provato in quei giorni lì?

“La chiamata del Lecce mi ha reso orgoglioso ed in parte anche sorpreso. Con il mio agente stavamo pensando ad un’eventualità di trasferimento, ma francamente non si stavano manifestando grandi opportunità. Poi, quando mi ero ormai già focalizzato sulla conclusione della stagione in maglia Leuven, ecco la chiamata giallorossa. Il mio agente mi chiama ed io del Lecce sapevo solo giocasse in Serie A. Un campionato che per me, ovviamente, rappresentava un grande sogno. Pensavo che volevo solo continuare a fare ciò che sognavo, ovvero giocare a calcio, e non mi interessava tanto se Lecce fosse in Sud Italia o in Sud Africa. Ero felice, sapevo che non sarebbe stata facile ma mi sentivo pronto per questa nuova avventura”.

Che impatto hai avuto con la nuova realtà, considerando anche che arrivavi di fatto per coprire il ruolo nello scacchiere tattico lasciato libero da Patrick Dorgu, ossia la cessione più remunerativa nella storia del Lecce?

“Mi sentivo onorato di essere in un club di Serie A come il Lecce. Sapevo della cessione di Dorgu al Manchester United, ma il mio obiettivo non era sostituire questo o quel giocatore quanto aiutare la squadra. Quindi non mi portavo sopra una pressione particolare, quanto il piacere di trovarmi qui. Ovviamente mister Giampaolo aveva tante scelte a disposizione, non conta essere subito titolare ma dare tutto e lavorare bene in settimana. Per l’ambientamento poi mi hanno aiutato tutti i compagni con supporto e consigli preziosi”.

La stagione è stata purtroppo segnata dalla tragica scomparsa di Graziano Fiorita…

“E’ stato davvero triste, era un elemento importante per la squadra e per lo spogliatoio a cui tutti volevamo bene. Nonostante le barriere linguistiche eravamo in sintonia, ci chiamavamo ‘my friend’. Non ci credevamo quando è successo, è qualcosa che ci ha molto intristito. Ci siamo però detti che avremmo dovuto dare tutto per lui, per l’amore che ha dato ed anche per la sua famiglia. In campo ci abbiamo messo ancora di più”.

Nel finale di campionato Giampaolo ti ha dato molta fiducia, schierando tra l’altro titolare in due delle ultime tre, decisive, giornate. Come hai vissuto quei match, incluso poi il trionfo sul campo della Lazio?

“Sono state gare importanti culminate in una grande gioia. E’ stato un piacere per me aiutare la squadra nelle ultime partite. Ovviamente arrivare a gennaio è sempre difficile, io ho lottato per farmi trovare pronto in particolare in quelle gare. A Roma, poi, il sogno è divenuto realtà. Siamo esseri umani, lavoriamo anche per goderci momenti del genere. Non era facile ma ci siamo riusciti. Al gol di Coulibaly è esplosa la gioia, quando ha segnato mi stavo riscaldando e sono corso ad abbracciarlo. In quella partita non sono entrato, ma posso dire di aver dato comunque tutto spingendo a gran voce i miei compagni da bordocampo. Quanto siamo squadra si vede anche da queste cose”.

In estate il cambio d’allenatore e l’arrivo di mister Di Francesco. Cosa di chiede in particolare?

“Sono stati mesi produttivi e di crescita questi primi con il nuovo tecnico. Sono contento di essere ancora e giocare qui e lavoro per giocare di più ed essere sempre più utile. Mister Di Francesco ci ha parlato molto. Personalmente mi ha chiesto di essere più decisivo, di puntare più al gol. Mi ha chiesto praticamente più decisione nelle giocate. Non mi ha ancora schierato dall’inizio, ma ci lavoro duramente e so di poter dare molto di più. Lui è felice della mia motivazione e del mio approccio quando mi mette a gara in corso”.

Con l’Atalanta è arrivato anche il tuo primo gol…

“So cosa posso dare alla squadra e quello che ancora devo e posso dimostrare. Sono felice per il gol con l’Atalanta anche se questo non è servito purtroppo a raddrizzare il pesante passivo. Il gol dà però confidenza, soprattutto un attaccante lo aiuta sempre. Se i difensori difendono bene e noi facciamo gol, allora si vince quasi certamente. Io però devo solo pensare a farmi trovare pronto ed a combattere in campo”.

Avresti lasciato il segno anche con il Bologna procurandoti un rigore che solo l’arbitro ed il VAR non hanno visto…

“Ero scioccato, veramente. Sono entrato in area, mi sono aperto lo spazio per la conclusione, stavo per tirare e proprio sul più bello sono stato toccato fallosamente dall’avversario. Praticamente allo stesso modo in cui Kouassi aveva toccato il calciatore del Bologna nel primo tempo, ma lì il rigore è stato fischiato. Ho chiesto più volte spiegazioni all’arbitro su come avesse potuto non fischiare, mi ha risposto che era sta un contatto leggero. Mi ha impedito di calciare a rete, come ha potuto considerarlo troppo leggero?”.

La gara con l’Atalanta, quella con il Bologna, anche quella con il Cagliari hanno fatto vedere quanto puoi mettere in crisi gli avversari a gara in corso. Credi mister Di Francesco voglia sfruttare le tue caratteristiche soprattutto in questo modo?

“Ovviamente, pur non essendo nella testa del mister, so che se mi ha usato in questo modo è perché ha visto cosa posso dare in quelle circostanze. So cosa posso dare a gara in corso ma so anche cosa posso dare dall’inizio. Io ovviamente lavoro per farmi trovare pronto ogni volta che il Lecce ne ha bisogno”.

Quant’è stato importante per voi arrivare alla sosta con il successo dello scontro diretto di Parma?

“Vincere è stato importante e non parlo tanto di classifica, che al momento non conta niente vista tutta la strada che c’è da fare. Parma ci ha confermato che se lottiamo insieme possiamo farcela. Abbiamo bisogno di fare sempre più punti, stiamo lavorando duramente per questo. E per arrivare al meglio alla gara con il Sassuolo, partita in cui giocare da squadra e da vincere”.

In questi nove mesi ha imparato a conoscere sempre più i tifosi del Lecce. Cosa vuol dire giocare al Via del Mare?

“Qualunque giocatore ama vivere momenti come quelli che un calciatore vive al Via del Mare. Sono contesti che ti caricano a mille, che ti danno grande energia. Anche in trasferta abbiamo un grande seguito, e sapere che c’è così tanta gente che viaggia per noi ci dà grande carica, è un fattore molto positivo. Quando perdiamo capiamo la rabbia dei nostri tifosi, come loro anche noi non giochiamo certo per perdere. Amo molto tifoseria come la nostra, in Belgio invece il calcio era vissuto in modo molto differente. Quando sono in città i tifosi ti fermano, ti chiedono foto, autografi, ti incitano. Ed il rumore dello stadio, poi. Amo tutto questo”.

Cosa ti piace di più di questa terra?

“E’ una terra bellissima, ma ciò che mi piace di più è la sua gente, il modo in cui si rapportano con te. Sono tutti amichevoli, felici. Ai salentini non interessa chi sei, da dove vieni. Quando indossi la maglia del Lecce ti supportano e basta. E poi il cibo è fantastico, tutto quanto. Soprattutto il pasticciotto, che è la prima cosa che ho mangiato quando sono arrivato in aeroporto”.

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5 mesi fa

Esatto…se indossi la nostra maglia diventi uno di noi

mani
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5 mesi fa

gol con l’atalanta spettacolare, ma e’ sempre sul pezzo, le qualita’ le ha , speriamo esplodano del tutto

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5 mesi fa

L’ ho rivalutato perche’ e’ una persona umile che si mette al lavoro

mani
mani
5 mesi fa

cambiare idea e’ segno di intelligenza, …poi avere un opinione diversa e’ normale in un mondo vario,

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5 mesi fa

Nonvicacanonemmenodistriscio. Poveri faugni hanno perso la compagna

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5 mesi fa

Quando è entrato ha sempre creato pericoli agli avversari, ha velocità dribbling e tiro. Strano che non gioca titolare.

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5 mesi fa

Belle parole, mature. Forza Konan!

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