Il caso Juve Stabia scuote la Serie B. La società è finita sotto amministrazione controllata dopo che le indagini hanno rivelato un allarmante quadro di infiltrazione mafiosa. La criminalità organizzata aveva preso il controllo totale della società, gestendo ogni aspetto delle attività, dalla vendita dei biglietti alla vigilanza allo stadio, dalla pulizia all’organizzazione del trasporto, fino alla gestione delle ambulanze durante le partite.
Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) hanno messo in luce un’influenza mafiosa esercitata addirittura sul settore giovanile, noto come la “cantera”, dove i figli dei camorristi appartenenti ai clan D’Alessandro e Imparato venivano agevolati. In particolare, il consuocero del boss D’Alessandro è stato presidente della società, evidenziando come la criminalità fosse radicata ai vertici del club.
Un episodio emblematico risale a agosto scorso, quando il figlio minorenne di un boss detenuto al 41bis, durante un colloquio in carcere, ha chiesto l’intervento del padre per risolvere un “problema” con l’allenatore della squadra, che lo teneva in panchina. La vicenda ha sottolineato il modo in cui le mafie cercano di esercitare potere, manipolando eventi sportivi per favorire i propri interessi.
Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha sottolineato che il caso della Juve Stabia rappresenta il terzo caso in Italia in cui un club calcistico è stato posto sotto amministrazione controllata per l’infiltrazione mafiosa. Foggia e Crotone hanno subito provvedimenti simili in passato, e Melillo ha annunciato che potrebbero esserci altri casi, specialmente in quelle regioni dove la mafia è storicamente radicata.
Il prefetto di Napoli Michele Di Bari ha dichiarato che le prossime gare casalinghe della Juve Stabia potrebbero essere rinviate per consentire alla gestione controllata di ripristinare la legalità all’interno della società.








