Colori, bandiere, storia, intrecci sociali e culturali: il gioco del calcio va oltre, e di gran lunga, rispetto al semplice confronto tra ventidue atleti su un campo di gioco. Anche e soprattutto in Italia, dove la passione delle tifoserie affonda radici lontane e trova negli stemmi dei vari club veri e propri simboli da difendere. E noi andremmo a conoscerne dettagli e sviluppi squadra per squadra: stavolta tocca al Napoli prossimo avversario del Lecce.
Il logo del club più blasonato del Sud Italia e rappresentante la città più popolosa del Mezzogiorno è anche uno dei più riconoscibili e semplici nell’intero mondo del calcio. Tuttavia lo stesso ha subito notevoli passaggi, cambiamenti, alcuni nei dettagli ed altri radicali, nel corso dei 99 anni del sodalizio partenopeo che il prossimo agosto entrerà nel club dei centenari. E che affonda le radici in tre realtà che ne hanno tracciato il percorso, almeno a livello cromatico e del simbolo.
Prima del Napoli vi erano infatti Naples e Internapoli. Questi avevano scelto i colori del mare e del cielo dello splendido Golfo (bianco, azzurro e celeste il primo, blu e bianco il secondo) e avevano optato, per lo stemma, di riprodurre seppur in modo autonomo e diverso le iniziali stilizzate all’interno di uno scudo con i propri colori sociali. Dopo essersi fuse dell’Internaples, questo aveva continuato sull’onda pur con delle modifiche, in particolare introducendo la bordatura bianca che verrà ripresa negli anni novanta.
Il 1926 è l’anno di nascita dell’AC Napoli, che prosegue la tradizione cromatica della società precedente ma ne cambia lo stemma. Ed il primo nella storia azzurra è un cavallo “sfrenato”, simbolo molto presente nella storia araldica della capitale del Regno e che ricorda il cavallino rampante della Ferrari. Tale versione si protrae fino al 1930 (riproposta solo nel 1962/63), anno d’esordio della “N” maiuscola, dorata nell’occasione, su tondo azzurro. Nei decenni seguenti e fino ai giorni nostri cambieranno forma e sfumature, ma solo raramente sostanza. Questa muta in particolare tra il 1969 ed il 1973, quando si vira su uno scudo azzurro con “N” piccola e i tre gigli arme della casata reale di Borbone-Angiò. Nella stagione 1982/83, come tipico del periodo, la breve stilizzazione della lettera-simbolo con immissione nella parte superiore del “ciuccio”, che da oramai mezzo secolo aveva sostituito (con forte dose autoironica) il cavallo come mascotte del club.
Da quarant’anni a questa parte, invece, solo varianti della “N” che sono andate sempre più semplificandosi. Dai due cerchi biancoblù a quello usato a partire dall’era De Laurentiis, ovvero con l’esterno blu scuro e l’interno azzurro. Ad oggi lo stemma napoletano è diventato una sorta di “schema” che varia colore a seconda della divisa su cui viene posto. Quello “base” è blu notte nella “N” e nei due cerchi, vuoti però all’interno. Vi sono presenti tuttavia versioni oro, bianca e nera.
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