Colori, bandiere, storia, intrecci sociali e culturali: il gioco del calcio va oltre, e di gran lunga, rispetto al semplice confronto tra ventidue atleti su un campo di gioco. Anche e soprattutto in Italia, dove la passione delle tifoserie affonda radici lontane e trova negli stemmi dei vari club veri e propri simboli da difendere. E noi andremmo a conoscerne dettagli e sviluppi squadra per squadra: stavolta tocca al Torino prossimo avversario del Lecce.
Centodiciannove anni di storia ed un solo, unico simbolo per quello che nacque come Football Club Torino (attuale denominazione dopo una serie di avvicendamenti): il toro. Animale a cui è collegata la squadra perché è collegata anche la città. Ed infatti il bovino in posizione rampante è presente sin dall’incipit della gloriosa, più nel passato che nel presente, storia torinista, anche se da subito il sodalizio piemontese si discostò da quelli che sono i colori cittadini, ovvero il giallo ed il blu.
La società che, dopo un breve matrimonio con l’arancio ed il nero, decise di passare al granata (varie le ipotesi, su tutti quella leggendaria del richiamo di un fazzoletto insanguinato della Brigata Savoia e quella più profana con eredità del già esistente club svizzero del Servette), andò a creare un connubio che fece presto la storia. Il colore richiama infatti lo stesso manto del toro, ad andare a formare un duetto che viene riproposto in numerose società italiane, incluse le salentine Nardò e Taurisano.
Andando sulla forma, iconico il quadrilatero che contornava il toro presente sul petto del club negli anni ’80. Più in là si passo all’ovale bianco-granata con al centro la presenza dello scudo cittadino, con comparse seppur “mini” del giallo e del blu. Nel 2005, dopo il fallimento, ecco la forma attuale a scudo svizzero ed abbastanza minimal, con i più i contorni oro attorno a stemma e lettere.
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