Da esterno disciplinato all’autoesclusione: la parabola “Morente” di Tete a Lecce

Lo spagnolo, insostituibile o quasi nei momenti clou della passata stagione, con Di Francesco non ha mai sfruttato le occasioni finendo ai margini del Lecce

Tra i tanti giocatori frutto del mercato estivo 2024 che non hanno reso come ci si attendeva in casa Lecce, uno dei migliori è forse stato comunque Tete Morente. Un saldo che, nonostante aspettative superiori rispetto ai risultati, possiamo anche considerare positivo quello spagnolo con la maglia giallorossa, con la quale ha conquistato una storica salvezza da semi-protagonista. La sua parabola è stata però fortemente discendente, tanto da portarlo ai margini in questa stagione chiusasi già a metà con l’addio al Salento.

Zero dribbling, tanta disciplina

Arrivato a parametro zero dall’Elche con il buonissimo biglietto da visita di tre stagioni nella Liga a cui fece seguito quella in Segunda Divisione con ben 8 centri realizzati, Morente non si mostrò esattamente quello che i tifosi del Lecce si aspettavano. Poca incisività offensiva, zero propensione al dribbling in velocità ed ancor meno da fermo, tuttavia tanta propensione al sacrificio ed alla disciplina, fondamentale a regalare equilibrio sulla sinistra a Gotti ed ancor più a Giampaolo dopo.

Tre gol e la festa salvezza

All’inizio lo spagnolo pagò l’impatto con la Serie A, nella quale pensava magari di poter incidere di più a livello di inventiva. La licenza di offendere e creare passò presto (non solo da parte sua) tutta sulle spalle di Krstovic, così Morente iniziò a fare il suo ed anche a farlo bene, prendendosi la titolarità a discapito di un Banda acciaccato e discontinuo e poi di un Karlsson mai totalmente calatosi nel ruolo. Il risultato di un Tete capace di dare sostanza sulla sinistra per poi colpire quando necessario fu positivo, con i gol importantissimi negli scontri diretti con Monza ed Empoli e quello stupendo ma inutile all’andata con la Lazio, quando il Lecce sperò nel colpo in 10 anche grazie alla sua prodezza.

Il calo verticale

Già la precedente stagione si concluse sì con la festa collettiva per l’impresa terza salvezza, ma anche con il calo di un giocatore che, quando la squadra non girava, non riusciva mai a tirare fuori quella giocata che un’esterno offensivo ha necessità di avere nelle corde. Polveri bagnate sotto questo aspetto che si sono acutizzate quando Di Francesco si è trovato ad allenare una compagine che, privata di Krstovic, aveva bisogno non solo di disciplina ed equilibrio, ma anche di frizzantezza sulle corsie. Così largo a Banda e Sottil, più in palla e più congeniale al 4-2-3-1 di DiFra, con Morente che si è però di fatto tirato fuori risultando poco sul pezzo quando chiamato in causa (quest’anno bene davvero solo a Firenze), tra gol sbagliati ed il rigore causato con il Torino. Mettici anche fascite plantare e mal di pancia, ed ecco che il ritorno all’Elche sul gong del mercato è stato servito, anche se la dedizione mostrata nella passata stagione non può certo essere cancellata.

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1 mese fa

Di Francesco peggiora i giocatori!

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1 mese fa

Un plauso ad Alessio Amato che gli ha fatto domande scomode e lo ha incalzato su le risposte raggiranti di Corvino.

Angelo
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1 mese fa

Giocatore inutile

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1 mese fa

Pierotti doveva essere l’altro a partire

Sergio
Sergio
1 mese fa

Sinceramente mi aspettavo qualcosa in piu’. Grazie per quello che ha dato. Buona fortuna

Last edited 1 mese fa by Sergio
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1 mese fa

Utile quanto portare Malgioglio a putt…

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1 mese fa

L’ho sempre trovato svogliato, seminatore di errori grossolani e poco incisivo tranne in qualche occasione.
Mai apprezzato ma lo ringrazio comunque per aver partecipato alla salvezza e soprattutto per esserne andato!

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1 mese fa

Già inquadrato nelle prime due tre uscite…che non sarebbe mai stato un valore.
La domanda è: ma come si è fatto a prenderlo?

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