CALCIO MODERNO. “Ogni volta che rispondo a questa domanda si scatena un vespaio. Arrivano gli hater, gli odiatori, e chi non sa leggere quello che dico. Non voglio paragonare le epoche calcistiche e i calciatori, se lo facessi farei male a molti”.
EREDE IN PANCHINA. “Spero non ci sia, ho troppi difetti. Quando iniziai mi paragonarono a Carlo Mazzone, per me fu un onore. Fu lui a trovarmi un difetto e col senno dipoi aveva ragione”.
GIOCATORI ALLENATI. “Chi il migliore? Ho l’imbarazzo della scelta: Muriel, Di Natale, Grosso e altri. Chi non ha avuto fortuna ma aveva un talento enorme fu O’Neill. Se devo individuare un talento puro dico Miccoli, mi faceva divertire”.
UN VINCENTE. “Io un vincente avendo vinto 5 campionati in 10 anni? No, la forza di chi va in panchina è attribuire il giusto peso al momento. Ci sono campionati in cui mi sono salvato e quel risultato valeva più di una promozione perché vincere o perdere è relativo. In generale, nel calcio come nella vita, si affrontano più delusioni che soddisfazioni, ma serve equilibrio. A Trapani ad esempio vissi una stagione che ancora oggi mi emoziona”.
Seguici su
Aggiungi calciolecce.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.








