Fefè De Giorgi: “Per vincere bisogna cambiare. Sta al calcio capire come fare”

L’allenatore salentino, cinque volte campione del mondo, prova a dare dei consigli al mondo del football in un’intervista a La Stampa

L’iridato Fernando De Giorgi da Squinzano è intervenuto sulle colonne del giornale torinese

Calcio messo male anche in confronto a rugby e baseball

“Dare giudizi è sempre complicato, quando non sai come stanno le cose. Ma io penso che quando i risultati non arrivano da tanto tempo, per ripartire non puoi rifare sempre le stesse cose. Devi cambiare, il calcio italiano può farlo. Cosa si può cambiare per invertire il trend? Nel volley i cambiamenti sono continui. Nella prossima Nations League andranno riviste le regole diverse. Il nostro movimento è molto vivo, la bussola è rendere questo sport sempre più facile da vedere e più spettacolare, con meno tempi morti possibile. Anche il rugby ha cambiato le regole sulle mischie. Il calcio potrebbe provare a cambiare le regole sul fuorigioco, ad esempio. Il calcio è più refrattario ai cambiamenti”.

Giovani

“Ai giovani bisogna dare opportunità ma non bisogna avere fretta. Come tutte le generazioni, hanno buone qualità e aspetti più deboli. Dobbiamo sempre alla ricerca di trasmettere e di far capire la natura e il difendere la giusta valutazione dei primi errori, dobbiamo evitare di giudicare troppo in fretta. Non bisogna mai fermarsi ai difetti ma capire il potenziale. Ricordiamoci che non esistono giocatori perfetti, ma giocatori che possono migliorare. La perfezione è un concetto perdente, ti spinge a fermarti. Una squadra ha bisogno di trovare i suoi equilibri tecnici, tattici, di comportamento, di rispetto reciproco. La squadra si misura su come sa reagire all’errore, su come si comporta nel momento decisivo”.

Storia

“Quando ho cominciato a giocare in Serie B a Squinzano tutti dicevano ‘quel De Giorgi è bravo, peccato per quei 5 centimetri’. Tanti dicevano la stessa cosa in A2 e sono arrivato in A1. Alla fine ho giocato 330 partite in azzurro, vinto 3 mondiali e un Europeo. La sindrome dei 5 centimetri mi ha spinto a cercare cosa mettere in campo per trovare l’equilibrio. Con le mie alzate garantivo 9 punti sicuri,”.

Redazione

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5 mesi fa

Intanto se l’Italia non si qualifica al Mondiale dovrà esserci un radicale cambiamento sia di poltrone che di pensiero, il tifoso non deve pagare uguali costi di un tifoso che la propria Nazionale la vede vincente come lo eravamo noi nel 1982 e 2006. Come costi si intende ABBONAMENTI e PAY.TV

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