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ESCLUSIVA – Moriero, cuore giallorosso: “Lecce tornato dove merita. Ora è un’altra storia”

L’ex calciatore e tecnico giallorosso, nonché leccese doc, tesse le lodi del club e di Liverani. E sulla Serie A: “Serve il tipo di lavoro fatto dopo la promozione in B”.

Sono tanti i calciatori rimasti nel cuore dei tifosi del Lecce, ma solo alcuni portano dentro di sé 110% i colori giallorossi. Tra questi c’è, sicuramente, Francesco Moriero, che oltre ad aver giocato e allenato il club salentino, ne è tifoso dalla nascita, e tutto il l’affetto per la sua squadra del cuore traspare dalla nostra intervista esclusiva all’ex, tra le altre, anche di Roma, Inter e Nazionale.

Da gran tifoso qual è, Moriero sarà stato il primo ad esultare per la promozione in Serie A. Che gioia è stata?

“E’ proprio vero. Sono felicissimo per quanto avvenuto lo scorso 11 maggio, per tutto il cammino della squadra in Serie B e per il salto di categoria. Ho provato una grande emozione nel vedere il Lecce trionfare e ritornare, dopo anni di sofferenza, nella sua dimensione, in quella Serie A che tanto merita. La merita per il suo blasone, certamente, ma anche e soprattutto per quanto fatto da Sticchi Damiani e soci, un lavoro straordinario. Senza dimenticare i ragazzi e il loro tecnico, quel Fabio Liverani capace di entusiasmare la piazza e giocare il miglior calcio del campionato”.

Ti è forse ritornato alla mente quanto vissuto da te in campo con la maglia del Lecce nel lontano 1988, alla tua prima stagione da protagonista in assoluto?

“Certo che sì, per certi aspetti il nostro cammino con Carlo Mazzone in campo e quello dell’undici di Liverani è stato simile. Noi eravamo un gruppo di ragazzi attaccatissimi alla maglia, ai tifosi, ai colori del Lecce. E quest’anno ho visto cose simili, con uomini prima che calciatori capaci di dimostrare un grande senso d’appartenenza. E poi la capacità di sorprendere tutti andandosi a prendersi una promozione non da favoriti. Straordinario”.

Una promozione arrivata non in scioltezza ma quasi, con le fatiche della C lontane anni luce. Come mai?

Serie B e Serie C sono lontane anni luce. In terza serie si gioca molto meno a calcio, è molto più difficile far valere le proprie qualità. Senza dimenticare la pressione di dover vincere a tutti i costi. In cadetteria per i giallorossi è stato tutto diverso, e le capacità di giocare bene sono venute fuori più facilmente, con risultati annessi”.

E con la Serie A si entra nel calcio che conta. Cosa deve fare il Lecce per mantenere la categoria?

“Sì, la massima serie è un’altro pianeta ancora, con campioni di caratura mondiale e società che investono molto. Credo che ci saranno quattro-cinque squadre che si giocheranno la salvezza, e i giallorossi possono tranquillamente rientrare tra queste. Credo si debba seguire il filo logico organizzativo visto l’estate scorsa, mantenendo lo zoccolo duro che ha portato il Lecce in A, con innesti di qualità. E con questo intendo uomini ancor prima che calciatori, gente che ci tiene ai colori. Meluso sa bene ciò che serve, sa che i nomi di campioni, che comunque in giro latitano, portano a poco. Verrà costruita sicuramente una squadra all’altezza”.

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