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Corvino-story: ora quale futuro?

La conclusione dell’accordo con la Fiorentina ha messo “sul mercato” il direttore sportivo, accostato al Lecce in questi mesi che hanno preceduto un saluto annunciato.

Pantaleo Corvino è ufficialmente libero. In mattinata, la rescissione con la Fiorentina è stata formalizzata. Dopo due anni dal suo ritorno in Toscana, il direttore sportivo lascia i viola. Rispetto alla sua prima parentesi dal 2005 al 2012, questa volta non ci sono stati talenti valorizzati e risultati sportivi entusiasmanti. Colpi e valorizzazioni come Stevan Jovetic, Nikola Kalinic e Luca Toni, quarti posti e serate di Champions League sono rimasti dei ricordi sbiaditi se si pensa agli ultimi due anni.

Sentori di divorzio aleggiavano già da tempo, quando la Fiorentina, di fatto, si è trascinata nel finale di campionato sotto la guida di Montella. La salvezza raggiunta sul campo soltanto all’ultima giornata sotto i fischi del Franchi non è stata la vera svolta. Il punto di non ritorno è stato il disimpegno societario della famiglia Della Valle, formalizzato la scorsa settimana. Come ampiamente previsto, la nuova società ha virato verso un nuovo progetto tecnico senza Pantaleo Corvino.

Metabolizzati questi concetti, con il compimento della promozione da parte della banda Liverani, è subito balzata alla cronaca la voce sul ritorno del d.s. a Lecce. Quale migliore aria per rilanciarsi se non quella di casaDa Firenze, l’ipotesi ha preso pian piano piede. Nel Salento, però, gli interrogativi sono stati subito evidenti. Primo su tutti: ritorno ufficiale ok, ma con che ruolo? 

Un’investitura da d.s. degraderebbe il lavoro di Mauro Meluso, che in due anni ha plasmato due gruppi da promozione per il doppio salto C-A. Direttore generale? La società di via Costadura ha spesso allontanato l’ipotesi nelle uscite ufficiali. Sia Corrado Liguori, sia Saverio Sticchi Damiani, hanno allontanato la soluzione seppur sottolineando sempre la profonda stima per la figura professionale Pantaleo Corvino.

Emblematico è stato il messaggio del presidente ad aprire l’intervento in onda su Sportitalia: “Corvino non firmerà con il Lecce al cento percento. Abbiamo Meluso che in questi due anni ha vinto tutto e c’è un direttore generale importante come Mercadante. Andremo avanti così”. La chiosa di Sticchi Damiani, abilissimo davanti le telecamere, ha definitivamente raffreddato le piste, mentre il vernolese si recava in Toscana per discutere la rescissione.

La storia è finita nel peggiore dei modi. Secondo quanto riportato dai colleghi di fiorentina.it, Corvino è finito ai ferri corti con Joe Barone, uomo di fiducia del nuovo patron Rocco Commisso. Il salentino aveva ancora un anno di contratto come d.s. dei viola e tre come responsabile del settore giovanile. Le divergenze sulla buonuscita, pattuita per molto meno rispetto alle richieste, hanno chiuso nel peggiore dei modi la liaison Corvino-Fiorentina.

Il dirigente, anche in sede di accordi finali, era convinto di aver allestito un gruppo “di livello medio alto”. In più, a parziale giustificazione del finale (quasi) choc, interveniva la giovane età della squadra. Le responsabilità del fallimento stagionale della Fiorentina, probabilmente, Corvino non le faceva del tutto proprie. Ma accusare solo lui è ingeneroso, anche se rispetto alla prima esperienza c’è stato un calo.

Sarebbe facile parlare oggi di un fallimento totale, ma bisogna ricordare anzitutto che il Corvino-Firenze bis rispose all’obiettivo di abbassare il monte ingaggi. Risultato centrato: la voce stipendi della Fiorentina 2018/2019 registrava 36 milioni di euro contro i 50 del pre-ritorno di Corvino. L’abbassamento, ovviamente, si fa risentire sul campo.

Il nome di Pantaleo da queste latitudini è sinonimo di gloria, anche se molti non hanno dimenticato il tribolato divorzio per poi recarsi appunto a Firenze. Talenti del calibro di Bojinov, Chevanton e Vucinic, due scudetti Primavera e il nome del Lecce portato alla ribalta nazionale ancora una volta. Ultimo, e non importante, particolare sono state le plusvalenze fatte maturare alla vecchia proprietà leccese. Un continuum con quanto fatto assieme ai Della Valle.

Il vero fiuto per le plusvalenze di Corvino, secondo gli addetti ai lavori fiorentini, è rimasto. Al netto del fallimento tecnico e dell’odio perpetrante, i toscani hanno ottimi prospetti da vendere: Veretout, Biraghi e Milenkovic su tutti. L’errore pesante di quest’anno è stato Simeone (dai 14 gol genoani ai 6 di oggi) ma non sono mancati i flop tra cui Milic, Vitor Hugo e Toledo.

In sintesi: il lavoro economico è stato ben eseguito ma il tifoso pensa al risultato sul campo. E non sono mancati neanche gli investimenti giudicati non redditizi. Ad oggi 9 milioni per Lafont sono giudicati molti, come 10 per Benassi.

Ma veniamo al nocciolo della questione. Quale sarà il futuro di Pantaleo Corvino? Nel 2012, quando finì la prima esperienza lavorativa con la Fiorentina, ci fu più di un anno sabbatico prima della firma con il Bologna nel gennaio 2014. Ora, a sei mesi dai 70 anni, è da vedere se e quale sfida professionale vorrà intraprendere Corvino, l’uomo che cominciò dal calcio di provincia nella sua Vernole per poi scalare l’Olimpo delle scrivanie a piccoli passi.

Concludiamo con un’altra domanda. Il suo modo di fare mercato è ancora “trendy” visti i tempi che corrono? La capacità di fare plusvalenze non si perde, ma Lecce in questo momento ha bisogno di sognare (citando Sticchi Damiani), sì rispettando i vincoli di bilancio, ma, appunto, sognare.

 

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