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Da Lerda e Braglia a Donati, quando la bestemmia costa una squalifica

La notizia della squalifica inflitta al terzino giallorosso per espressioni blasfeme riapre la discussione su una regola sì prevista dal 2010, ma di difficile interpretazione e applicata a singhiozzo. Da queste parti non mancano i precedenti anni addietro.

Giulio Donati salterà il prossimo impegno a seguito di una bestemmia pronunciata al 16′ del primo tempo, pochi istanti dopo l’autogol che ha dato il vantaggio all’Atalanta nella gara finita poi 2-7 per gli orobici. La sanzione, comminata grazie alla prova tv, priverà Liverani di uno degli elementi più in forma dello scacchiere. L’accaduto, non una novità ormai, evoca ricordi nel passato recente.

SUL CAMMINO PER LA B. I play-off di Lega Pro 2013-2014, poi persi in finale per mano del Frosinone, cominciarono con…blasfemia. A seguito del pareggio per 1-1 nella semifinale con il Benevento, il tecnico del Lecce Franco Lerda fu squalificato per un turno dal giudice sportivo perché colpevole di aver bestemmiato in campo in due occasioni. Dopo la delibera, fece clamore l’appello lanciato da un sacerdote leccese, don Attilio Mesagne, direttore della Caritas locale. “Togliete la giornata di squalifica a Lerda perché non ha commesso peccato. Purché sia peccato – spiegò il prelato – devono sussistere tre condizioni: la piena avvertenza, il deliberato consenso e la materia grave. Se manca una sola di queste tre condizioni non è peccato”. Nel caso di Lerda ci sarebbe solo la materia grave, ma frutto di un forte condizionamento in atto, ovvero la partita di calcio, a condizionare la mente e lo stato psicologico”. L’analisi però non fece breccia. La Corte di Giustizia Federale, il 21 maggio 2014, confermò la squalifica e il Lecce conquistò il pass per la finale con Giacomo Chini in panchina.

POLEMICHE SULL’ESPRESSIONE. Anche Piero Braglia, a tratti fumantino come il tecnico di Fossano, pagò cara un’espressione pronunciata durante Ischia-Lecce 0-3. In realtà, oltre alla frase blasfema proferita nel corso della gara, a causare la squalifica di tre gare fu anche un’espressione ingiuriosa nei confronti dell’assistente dell’arbitro Giua. Anche qui il ricorso fu vano e i giallorossi, nelle successive gare contro Melfi, Monopoli e Catanzaro, furono guidati dal vice Mauro Isetto.

 

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