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Campionato blindato, altro che ritiro. C’è l’incubo “bolla” per i calciatori

Come si ricomincerà? Come si ripartirà? Questo non è dato saperlo, ancora non ci sono delle linee guida. Ci si basa su quanto trapela degli organi preposti a decidere quello che sarà il futuro del nostro calcio che dovrà imparare a coesistere con un termine, quello della bolla, che per certi versi sostituirà quello del ritiro.

Solitamente nei ritiri, come quelli estivi, le squadre possono incontrare comunque i tifosi o persone care che non vivono però all’interno della struttura. Stesso discorso vale per giornalisti e dirigenti che sono al seguito della formazione. Con la bolla non sarà così. Ad oggi è facile infatti ipotizzare che le squadre possano essere blindate per oltre due mesi per poter giocare le partite  che mancano alla fine del campionato di Serie A.

Per gli uomini di Liverani all’orizzonte ci sono due opzioni per vivere la bolla. La prima e auspicabile è quella di ritiro all’interno della meravigliosa cornice dell’Acaya Golf Club, luogo in cui la squadra già da anni si allena. Nel centro sportivo a pochi chilometri da Lecce la formazione potrebbe allenarsi e vivere il suo esilio dorato avendo a disposizione ettari ed ettari di terreno non solo per preparare gli incontri, ma anche per svagarsi. La seconda opzione è quella dell’Hotel 8+, dove però i giocatori sarebbero praticamente costretti a vivere in un a sorta di Grande Fratello in hotel, chiusi tra le mura delle struttura in cui saranno monitorati 24 ore su 24, senza poter essere vicini alle proprie famiglie nel corso del periodo in cui si disputeranno gli incontri..

Ovviamente in questi giorni saranno vietate le conferenze stampa alla presenza dei giornalisti. Si ripiegherà molto probabilmente su soluzioni on line, così come non saranno contemplati i pernotti per la disputa dell’incontro. Si cercherà, nel limite del possibile, di effettuare gli spostamenti in giornata, nelle sei trasferte contro Juventus, Sassuolo, Cagliari, Genoa, Bologna e Udinese. Una situazione al limite anche per i dirigenti che non potranno seguire la squadra da vicino. Una realtà quasi impossibile da immaginare. Siamo sicuri che a questo punto ne valga veramente la pena ricominciare? Porsi il quesito è quantomeno necessario.

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