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STORIE – L’estate di quel sogno europeo tramontato troppo presto

Non è il solito articolo amarcord, non è un anniversario, né un occasione per parlare di accadimenti passati tanto per. Chi scrive ha sempre avuto il desiderio, a suo modo e con umiltà, di riportare alla luce uno strano incrocio della storia recente nei nostri amati colori. Non solo una ricerca dei passaggi e degli accadimenti, ma anche una suggestione di ciò che poteva essere…Buona lettura!

L’estate del 2005 non fu la classica stagione calda vissuta con l’orgoglio e l’entusiasmo come accade dopo ogni salvezza, risultato apice delle campagne di Serie A del Lecce. Il periodo seguì al campionato più spettacolare della storia recente dei colori giallorossi. Un kolossal da vedere e rivedere, che spesso ha riempito le pagine del nostro sito con momenti amarcord e interviste ai protagonisti dell’annata.

Come ogni film di cui ci si innamora fin dai primi frame, anche i titoli di coda ci lasciano qualcosa. Nel caso del Lecce 2004/2005 i titoli di coda sono…agrodolci, una punta malinconici… Ma ora, nel 2020, rivedere questi titoli, scorrere l’elenco degli interpreti ci fa rivivere un (piccolo) sogno…

Piccolo ripasso fatto di nomi. Zdenek Zeman in panchina con il fidato vice Cangelosi. Sicignano in porta, l’unico dei salvatori del gennaio 2004 rimasto a Lecce. Gli altri erano Bolano, Franceschini e Mariniello. Con Sicignano c’è Anania, uno dei fidati del boemo. Dietro le scommesse del maestro: a destra Marco Cassetti, uno che il primo giorno di ritiro si presenta dal mister e si sente dire “tu centrocampista? Con me diventerai uno dei terzini più sorprendenti della Serie A”. E così sarà. A sinistra Rullo, un giovane di belle speranze che l’anno prima aveva solo collezionato spezzoni.

Al centro, con il muro Lorenzo Stovini, uno che l’azzurro l’avrebbe meritato, c’è Diamoutene, il maliano che arriva da Perugia. Con Cristian Ledesma, un altro baby che diventerà grande e che Zeman responsabilizzerà con la fascia di capitano, ci sono Guillermo Giacomazzi, mezzo salentino, e Sam Dalla Bona, uno che la salvezza l’aveva raggiunta poco prima col Bologna.

Davanti non c’è più Chevanton, volato a Montecarlo dopo i vani corteggiamenti di Palermo e Fiorentina. La speranza è Valeri Bojinov, uomo copertina alla vigilia a soli 18 anni. Ad aiutarlo ci sono Sasa Bjelanovic, Axel Cedric Konan, Babù e Alex Pinardi, sceso nel Salento in fretta e furia dopo il dietrofront di Carmine Gautieri. Il leader finale però sarà un altro giovane dell’est europa cresciuto a Villa Convento e diventato uomo qui in mezzo a noi: Mirko Vucinic. E poi Massimo Paci, Francesco Marianini, Alexeii Eremenko, Giuseppe Abruzzese, Angelo e i giovani di belle speranze Rosati, Diarra, Mattioli, Camisa, Cozzolino e…Graziano Pellè.

Sul campo, gli ultimi attimi furono quelli della salvezza triste dopo Lecce-Parma 3-3. Sì, avete letto bene, triste. Tutto il girone di ritorno si caratterizzò dalle ambizioni sempre più ridimensionate della società giallorossa. Dalla cessione di Bojinov il 31 gennaio 2005, il rapporto tra la tifoseria e i vertici societari s’andava via via incrinando. E, a pensar male… Il Lecce che nel girone d’andata visse la pazza notte vicino la vetta, il Lecce degli spumeggianti gol, il Lecce della seconda Zemanlandia di A andava via via disgregandosi, non senza lasciare agli annali l’ultima grandissima emozione di Lecce-Lazio 5-3…salutato a fine campionato con una contestazione? Impensabile? Fu così.

Fatto sta, che dopo il pirotecnico (?) pari con il Parma, fu salvezza matematica. Tardi. Troppo tardi. Poco festeggiata sugli spalti e in città. Negli occhi dei presenti rimase il gesto di protesta di Zeman, che, dopo qualche contrasto di troppo con lo spogliatoio, seguì il finale di gara dietro la panchina proprio per pubblica rimostranza contro i suoi calciatori.

Le colpe? Un atteggiamento troppo remissivo dei calciatori a seguito di un risultato che, oltre ai giallorossi, avrebbe salvato proprio Parma e Fiorentina. Giù, con Brescia e Atalanta, va il Bologna. E così fu. Zeman salutò il Via del Mare tra gli applausi, anche se sui giornali si rendeva pubblico il contatto col Palermo di Zamparini precedente alla sfida salvezza, mentre dalla Curva Nord si alzavano i “mercenari, mercenari” verso i calciatori.

Non un epilogo adeguato ad una stagione EPICA!!!.

La Fiorentina, quella Fiorentina che pochi giorni dopo la fine del campionato, accolse Pantaleo Corvino, il mago dei talenti che fece grande la Primavera del Lecce, strappandolo così alla penisola del sole e del mare.

Fatto sta che il campionato 2004/2005 si conclude così. Juventus campione davanti a Milan e Inter. In Champions va anche l’Udinese. Con Sampdoria (5°) e Palermo (6°) in Coppa Uefa va la Roma finalista di Coppa Italia (8°). Dietro ci sono Messina a 48 punti (7°), Livorno a 45 (8°) e il gruppone delle squadre a 44: Livorno (9°), Reggina (10°), Lecce (11°), Cagliari (12°) e Lazio (13°).

Resta da assegnare l’ultimo posto europeo, quello della Coppa Intertoto, il preliminare estivo della Coppa Uefa organizzato fino al 2008. Tre posti in palio per prendere parte alla seconda competizione europea. Una kermesse estiva che nell’albo d’oro conta anche Juventus, Paris Saint Germain (quello prima degli sceicchi), Villareal, Schalke 04 e Braga (ultima vincitrice nel 2008).

Il Messina, neopromossa d’oro, non può stappare lo champagne. I proclami del giovane presidente Pietro Franza, che sogna addirittura la Uefa, vanno in fumo. Lo stadio San Filippo non è a norma, mancano agibilità e copertura adeguata. Vana la rincorsa sul campo, con la Roma che stacca il pass UEFA grazie alla Coppa Italia e vane le speranze di percorrere l’Intertoto. I siciliani non hanno la licenza Uefa. Ricorsi vani. Niente Europa sullo Stretto.

Tra le squadre dotate di questo documento che, oltre all’ovvia partecipazione alle coppe europee, è un certificato di garanzia che spiana la strada verso l’iscrizione ai campionati, c’è il Lecce.

I giallorossi hanno ottenuto il documento al primo colpo insieme a Bologna, Fiorentina, Inter, Juventus, Livorno, Milan, Palermo, Parma, Roma, Sampdoria e Udinese. Un elenco non ovvio, perché, oltre al Messina deluso, manca il Cagliari, altra squadra vicina all’Europa classifica alla mano. Troppi problemi anche in Sardegna con un Sant’Elia all’epoca fatiscente.

Anche la Lazio di Lotito, nel pieno della resurrezione dopo il mega piano per evitare il fallimento, non ha la licenza, ma poi l’ottenimento della firma dell’Agenzia dell’Entrate sotto il concordato fiscale per il pagamento di 140 milioni di euro in 23 anni, chiuderà la pratica. Non un elemento di poco conto.

Il 19 maggio 2005, a due giornate dalla fine, la Gazzetta dello Sport pubblica uno schema riassuntivo sulla corsa all’Europa. A Lecce, nonostante il pessimismo per una situazione ambientale dove i cambiamenti erano già nell’aria, i romantici sognano. Mancano due gare alla portata: la trasferta di Reggio Calabria e la sfida casalinga col Parma. Due scontri diretti di una grande rincorsa tra salvezza ed Europa. Uno scenario pazzesco, irripetibile. Fare bottino pieno potrebbe dire fare un salto decisivo in una classifica cortissima dall’Europa alla retrocessione.

L’intenzione della famiglia Semeraro però è, nel silenzio, assordante: il Lecce non ha mai chiesto di partecipare all’Intertoto. Concediamoci un particolare razionale, anche se l’orientamento sentimentale del racconto sembra ormai prevedibile. Costi da sostenere per trasferte, una squadra da allestire prima e preparazione da anticipare non bastano per soppesare il sogno di una carovana leccese in giro per l’Europa. Ma non pensiamoci, la patata bollente non è ancora in mano al Lecce. Sono ancora discorsi da bar.

Dopo il Messina c’è il Livorno. Aldo Spinelli vuole la Coppa Uefa (la raggiungerà l’anno dopo) ma il sogno svanisce. La Lega Serie A comunicherà che la Lazio è l’italiana designata a partecipare all’Intertoto. Decisione discutibile, come discutibile è il compromesso che la Lega cerca di raggiungere chiedendo all’istituzione europea un secondo slot per l’Italia. Troppo scomodo per i labronici cominciare dal secondo turno, iin programma il 2 luglio.

E il Lecce? Silenzio assordante anche qui. Anche quando un piccolo segnale avrebbe potuto cambiare il destino. Pur rispettando tutti i punti di vista sui reali benefici di una “gita” europea, dispendiosa economicamente e sportivamente, fa specie pensare a un’occasione persa. E fa specie pensare al diverso approccio diverso verso l’Europa di due squadre, giallorosse e sorprendenti, di quell’anno: il Messina, come abbiamo detto prima fervente di avventure al di là del confine, e il Lecce, preso da guerre intestine proprio nell’anno in cui si esprimeva il miglior gioco della storia recente. Sappiamo come finì il Messina di Franza, precipitato economicamente pochi anni dopo, direbbe qualcuno. Ma, permettetemi, sappiamo anche come è finita la storia del Lecce nell’estate del 2012…

Si legge sempre negli archivi della Gazza: la licenza UEFA è stata concessa senza condizioni particolari in quanto il Lecce è in regola con i parametri richiesti dell’ Uefa: sportivi, legali, finanziari, infrastrutturali e organizzativi.

Ma di maglie giallorosse con la toppa Intertoto Cup nemmeno l’ombra. Rimarranno solo in qualche magazzino di pochi sognatori, attenti a sviluppi calcistici poco di campo nell’ennesima estate torrida. Oppure in qualche videogame, over-utilizzato un quei mesi tra primavera e estate quando la scuola sta per finire e il pensiero va già alle interminabili giornate in spiaggia.

Cosa succederà al Lecce? Zeman saluterà. La separazione sarà consensuale, anche le bizze (eufemismo) degli ultimi mesi incisero non poco. Rico Semeraro dirà di lui: “E’ inutile negarlo, con lui non c’ è mai stato feeling, non siamo riusciti a instaurare un rapporto sul piano umano, se non proprio di amicizia, come mi piace avere con chi opera per il nostro progetto calcio. Ho detto a Zeman che sono rimasto deluso per l’ epilogo di questa stagione. Lui se ne è andato tra gli applausi dei tifosi, che invece hanno riservato ai giocatori il coro ” mercenari, mercenari” e alla società una dura contestazione. Tutto questo mi fa pensare. Non meritavamo una simile chiusura di campionato: che rabbia, se rifletto sul fatto che i nostri calciatori a Reggio Calabria, nella gara con la Reggina, già dopo un quarto d’ ora di gioco si sentivano gridare ” buffoni, buffoni“.

Ai lettori ogni pensiero e orientamento sul caso, come il pensiero su dove poteva essere posta l’asticella degli obiettivi quell’anno.

Ah, quelle due gare, quelle con Reggina e Parma, finirono con due pareggi. 2-2 e 3-3 con spintarellina finale verso l’obiettivo minimo della salvezza.

Fatto sta che, senza Zeman e senza Corvino, il Lecce dovette affrontare la rifondazione tecnica che partì da mister Angelo Gregucci e dall’ex d.s. del Bari Carlo Regalia, non accolto (altro eufemismo) nel migliore dei modi.

Ora, quindici anni dopo, lo diciamo senza mezzi termini: non c’era l’ambiente giusto, e forse neanche gli interpreti giusti, per seguire un sogno. Un sogno forse effimero, ma pur sempre un sogno…E nel calcio, come nella vita, non si può evitare di sognare…

La sintesi dei fatti è semplice, quindi. In Intertoto andrà la Lazio (eliminata dall’Olympique Marsiglia in semifinale) e il Lecce rifiutò ufficialmente di prendere parte alla competizione pur avendone diritto per piazzamento sportivo dopo la non licenza Uefa del Messina e dopo il Livorno tagliato fuori. Niente pensieri europei, c’è già una quotidianità tribolata da risolvere.


Qui vorrei fermare il racconto amarcord. In questi giorni difficili, dove la stagione in corso è ovviamente uno degli ultimi pensieri, apriamo il vaso di Pandora dei ricordi e apriamo anche il vasetto, quello magico, della nostra immaginazione, forse falcidiata dalla quotidianità in casa di questi giorni e da una mentre oppressa da pensieri troppo vicini.

Per dieci minuti facciamo finta che il Lecce avesse inoltrato il fax di richiesta ufficiale di partecipazione all’Intertoto. E facciamo finta, come probabilmente sarebbe accaduto, che dall’Uefa sarebbe arrivato l’ok, accettando il piazzamento sul campo e le congetture di Messina e Livorno.

L’ambiente del tifo leccese, un po’ deluso nonostante il campionato epico sarebbe stato toccato nella sua dimensione più romantica, emozionale…forse infantile.

Il Lecce in Europa! Siamo in Europa ragazzi! Che sogno! Un qualcosa che potremo raccontare ai nostri nipoti! Sarebbero state queste le reazioni in città e nell’intero Salento dopo la notizia. E fa niente se il trofeo è la Coppa Intertoto, non la nobile Uefa assaggiata, in certi casi ben vissuta, da altre provinciali come Cesena, Empoli, Livorno e Chievo.

Immagino lo stupore nell’apprendere la notizia di tanti tifosi, sorridenti ed entusiasti di vedere undici maglie giallorosse all’estero in una gara ufficiale, preceduta dai bambini con in mano uno stendardo Uefa.

Immagino le lacrime dei tifosi anziani, tanti che magari se ne sono andati via senza vivere questo strano sogno, quest’illusione.

Immagino la magia dei bambini con in mano il mappamondo per giocare a indovinare quale sarà la prima trasferta europea del Lecce.

E non solo i bambini. Immagino una corsa al biglietto per la partita fuori casa, e soprattutto, il toto-avversario capace di infiammare un’estate climaticamente calda nel nostro Salento.

Immagino la voglia della parte calda del tifo di colorare di giallorosso e di Salento lo spicchio di uno stadio sperduto d’Europa.

Un popolo innamorato, infiammato però come in una cotta estiva, perché, in fondo, i sogni svaniscono e a un certo punto bisogna alzarsi e affrontare la dura quotidianità. Dura quotidianità che in questo paradigma descritto in una notte porterebbe dritto a una salvezza da inseguire l’anno successivo.

Ho un’altra immagine, forse stupida, forse bella. Il primo turno, in trasferta, si sarebbe dovuto giocare il 27 luglio. Vedo, sento il rumore delle pagine dei giornali girate con forza in un caldo venerdì pomeriggio di giugno alla ricerca del sorteggio del secondo turno di Coppa Intertoto. Alla ricerca dell’accoppiamento la cui vincente sarebbe stata opposta al Lecce, lì pronta al terzo turno Intertoto.

Pur con una attesa diversa da quella nervosa di promozioni e salvezze, immagino il fervore di una città e delle sue roccaforti del tifo sparse nella provincia.

Le discussioni degli anziani tifosi in Piazza S.Oronzo, quelli che raccontano ai bimbi le parate di Tarabocchia e i gol di Bislenghi. Le comunelle sui tavolini in legno nei bar delle marine leccesi di famiglie e gruppi di amici, tanto presi dalle discussioni sull’imminente strano evento da non notare i bikini delle passanti. Le copie dei giornali spiattellate sugli asciugamani, increspate da sale e sabbia, dopo una fuga in scooter a Torre dell’Orso. Tutti uniti sotto un unica domanda: dove si partirà a vedere la prima del Lecce in Europa?

Torniamo per un attimo ad analizzare le scelte fatte all’epoca. Il Lecce, pur salvo e sulla bocca dell’intera Italia calcistica grazie all’epopea Zdenek Zeman, viveva un disordine interno. Lo avevamo già detto. Componente tecnica da rifondare, tifosi disamorati nonostante grandi risultati sportivi e budget da ridurre.

Non avendo la presunzione dell’esattezza, e ovviamente stando qui solo come voce narrante, mi chiedo: l’avventura europea non sarebbe potuto essere un unico modo per ricostruire un rapporto logoro, dando così l’opportunità di vivere una (o più) giornate indelebili nella memoria?

Sarò troppo romantico lo so, ma finché non si prospetterà una situazione simile a questa vissuta dopo la zemanlandia leccese, il pensiero e il dubbio saran sempre presenti.

Concludiamo il nostro lungo racconto tra amarcord, critica e fantasia con un po’ di geografia calcistica. Facendo i matematici, in caso di richiesta ufficiale inoltrata all’Uefa, la prima gara ufficiale in coppa Intertoto sarebbe stata Lecce-Tampere United.

I finlandesi, vittoriosi contro i belgi dello Charleroi nel secondo turno, avrebbero aperto un torrido Via del Mare la notte del 17 luglio. Certo, l’aria magari non sarebbe stata quella di una partita di Champions League, ma negli occhi dei presenti, tra un coro e l’altro, ci sarebbe stata la voglia di fotografare ogni momento della serata. 

E poi, la trasferta. il primo viaggio internazionale di una comitiva passionale in un’epoca dove il tifo non viveva la morsa della repressione. Continuando il paragone forse troppo matematico, la destinazione della trasferta sarebbe dovuta essere il Ratinan Stadion a Tampere, regione di Pirkamnia, Finlandia. Un impianto a pochi passi dal lago Pyhäjärvi. Non è il nostro mare, ma vabbè. Carino come scenario per un primo appuntamento indimenticabile.

Ma un racconto così fantasioso, ma terribilmente vicino alla realtà, non può rimanere troppo nella morsa della razionalità.

Giochiamo a scenari e suggestioni con le squadre presenti in quel torneo. Una trasferta nella vicina Albania (Lecce-Dinamo Tirana), un proibitivo impegno in Germania stretti anche nell’abbraccio dei tanti leccesi emigrati (quell’edizione annoverava Amburgo, Borussia Dortmund e Wolfsburg, tre compagini di tre città motore del paese). Il sapore asiatico di Turchia (Antalyaspor) o il vento freddo di Gran Bretagna in Galles (Bangor) e Nord Irlanda (Listburn Distillery FC) o l’affascinante sfida al St.James Park contro il Newcastle di Michael Owen e Alan Shearer. Due attaccantini così che Mirko Vucinic avrebbe voluto guardare faccia a faccia.

Oppure le avventure vere e proprie, quelle a chilometraggio e logistica problematica. Georgia (ci sarebbe stato il WIT Georgia), Reykjavik in Islanda (ÍA Akraness) o Far Oer (Skála ÍF) e le altre lontane eurasiatiche Azerbaigian (Karvan), Israele (un indimenticabile Lecce-Beitar Gerusalemme).

Forse un sogno, forse una realtà sfumata, forse solo una stupidata, un pensiero prolungato di chi vede il calcio come espressione di un territorio, di un popolo, di un’identità.

Ma tutto questo sarebbe stato bellissimo…

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Luka
Luka
2 mesi fa

Quello che ci manca ahimè è un settore giovanile degno che sforni i bojinov li Vucinic li ledesma Gli espositi i rulli li pelle(ca ae purtati sordi)..In poche parole manca il corvo perché meluso di giovani nu nda mestuti mancu pe sbaiu!Il gran campione dubisckatz face panchina puru a gubbio,solo per dirne uno

Salvo
Salvo
2 mesi fa

Cominciamo dal conquistare la permanenza, poi un passo alla volta… è un discorso che si può fare. La società è ambiziosa ( sempre tenendo i conti in ordine, sono d’accordo su questo) il mister è più che ambizioso, lo conosciamo bene ( non dimentico le parole di un suo vecchio compagno di squadra, che disse di Liverani “si incazzava anche se perdeva in allenamento) nella sua passione. I giocatori… vanno e vengono, se c’è attaccamento alla maglia, c’è un gruppo. E dove c’è un gruppo… abbiamo visto l’anno scorso cosa sono stati capaci di fare

Direttore1982
Direttore1982
2 mesi fa

Con questa società si può sognare a patto che sistemino stadio, settore giovanile e un centro sportivo all avanguardia come Novarello. E noi tifosi fare più abbonamenti possibili !!

Raffaele Santoro
Raffaele Santoro
2 mesi fa

Molto molto BELLO!

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