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Carobbi: “Mi piacerebbe allenare il Lecce. Nel Salento ho lasciato il cuore”

L’ex calciatore di Fiorentina, Lecce e Milan, Stefano Carobbi, oggi allenatore della squadra di calcio di Serie A femminile Florentia San Gimignano, ha parlato a SuperNews.

Come arrivò al Milan?
“Il direttore sportivo della Fiorentina mi aveva chiesto di trovarmi una squadra, perché la società stava cedendo i giocatori migliori. Così, io mi accordai con il Napoli, squadra in cui potevo esprimermi e giocare il più possibile, altrimenti avrei perso l’occasione di farmi vedere e di essere convocato in Nazionale. Tuttavia, ancora ignaro dei motivi, l’accordo con i partenopei sfumò e io andai al Milan. Purtroppo, nella mia esperienza in rossonero, giocai poco, 17 partite in 2 anni, però posso dire di aver imparato tanto, tutto ciò che si può imparare da una squadra come il Milan. Nonostante ciò, è stata un’esperienza bellissima. Tra le tante coppe vinte in quell’annata, quella che sento più mia è la Supercoppa Europea, vinta a Milano contro il Barcellona, perché giocai fin dai primi minuti in quella partita”.

Gli anni nella Fiorentina come sono stati?
“Avevo tredici anni quando sono approdato alla Fiorentina. Facevo avanti e indietro da Pistoia, 40 chilometri di treno. La Fiorentina era la mia seconda famiglia. Il mio ricordo più bello è quello dell’esordio contro l’Avellino: in quel momento, mi passò davanti tutto ciò che avevo fatto per arrivare fin lì, i sacrifici e gli sforzi, ma anche i tanti momenti di sconforto. Giocare a Firenze è stato il coronamento di un sogno, la ricompensa dopo tanti sacrifici”.

Sui difensori del calcio di oggi.
“Di buoni difensori ce ne sono tanti: Bonucci, Chiellini, De Ligt, Koulibaly sono giocatori importanti. Credo che Ghoulam sia un giocatore con caratteristiche simili alle mie: corre tanto e cerca di mettere il miglior pallone possibile per il suo centravanti”.

Che ricordi ha della convocazione nella Nazionale Under 21?
“Il direttore sportivo mi diceva che stavo facendo bene, in quel periodo, ma a me non sembrava. Dopo una partita contro la Cremonese, il diesse mi chiamò e mi disse: “Stefano, devi andare in Nazionale!”. In Nazionale mi sono trovato davanti Mancini, Vialli, Zenga, giocatori che fino all’anno prima vedevo in televisione. Dapprima compagni di gioco, diventarono presto miei amici, proprio come lo diventò Paolo Baldieri”.

L’allenatore del cuore?
“E’ un luogo comune dire: “Un po’ tutti mi hanno lasciato qualcosa”. Questa è una verità assoluta, ma se devo fare il nome di un allenatore con il quale ho avuto e ho un rapporto padre-figlio è stato Aldo Agroppi, perché vedevo in lui una persona genuina, anche fuori dal campo. Era sincero, anche gli altri allenatori lo erano, ma lo erano in maniera più professionale, mentre Agroppi lo era come un genitore: se ti doveva dare uno scapaccione, te lo dava. Inoltre, la Fiorentina dei suoi anni era composta da un gruppo di giovani intraprendenti, come Nicola Berti, Baggio, Borgonovo e soltanto uno come Agroppi poteva farsi ascoltare”.

Qual è la sua idea sul calcio femminile?
“Il calcio femminile non ha la risonanza che dovrebbe avere e non ha soprattutto le prevenzioni sociali del calcio maschile: non ha previdenza, non garantisce pensioni, non offre un ritorno nel futuro. Si sta cercando di far crescere questo settore, anche se per farlo serve dargli visibilità. In questo, ha aiutato il Mondiale dello scorso anno. Per quanto riguarda la seconda domanda, come nella vita, noi uomini facciamo fatica a capire le donne, e allenarle diventa complicato. Le donne amano la sincerità: credo si debba sempre dire una brutta verità piuttosto che una bella bugia”.

Quale squadra vorrebbe allenare?
“Sarebbe scontato dire Fiorentina, però allenare il Lecce per me sarebbe davvero bellissimo, probabilmente perché trascorsi in giallorosso un anno meraviglioso, pur giocando poco a causa di una pubalgia fastidiosissima. Ho lasciato il cuore nel Salento. Proprio a Lecce, inoltre, è nata mia figlia”.

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