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Tachtsidis-gate: l’offerta del Dhamk, l’aiuto del Lecce e una reazione istintiva

Sticchi Damiani e Corvino hanno elencato i passaggi che hanno portato Panagiotis Tachtsidis all’eloquente gesto social di ieri. Dietro, c’era un’importante, ma discutibile legalmente, offerta dall’Arabia e la gestione del club.

Saverio Sticchi Damiani comincia allontanando ogni tipo di similarità tra le vicende di Mancosu e Tachtsidis: “L’origine social è comune ma la vicenda è diversa. Utilizzare i social per comunicare malessere e malumore verso una società che ha sempre la porta aperta, non funziona. Rispetto a Marco, qui ci sono dei fatti più rilevanti ma non irreversibili. I fatti rilevanti sono questi e racconto tutto come col divorzio col tecnico”.

Il presidente racconta poi le tappe di una storia svoltasi negli ultimissimi giorni di mercato: “Venerdì sono andato in ritiro ad Ascoli mentre il direttore era a Milano. Tachtsidis venerdì mi ha chiesto un colloquio. Mi ha comunicato una notizia importante: venerdì, in mattinata, avevamo ceduto Petriccione al Crotone sulla base di una valutazione fatta da Corvino e Corini. Per quel ruolo avevamo deciso di puntare su Panagiotis Tachtsidis, la prima scelta lì, il protagonista. La scelta è stata preceduta da incontri tra lui e Corvino. Sapeva la sua rilevanza nel progetto, tanto da cedere un altro giocatore rilevante nel ruolo. La logica ha portato a sacrificare Petriccione, che aveva l’ambizione di giocare in A”.

Il Lecce voleva poi realizzare il desiderio di Tachtsidis, anche se già da settimane il greco era stato messo al centro del progetto: “La sera, a cessione di Petriccione perfezionata, vengo messo al corrente di un’offerta importantissima di un club dell’Arabia Saudita con biennale importante. Preciso che Tachtsidis ha un ingaggio annuale fino al 2021 alle stesse cifre che aveva in Serie A. Il contratto di Tachtsidis fu preso così con il suo ingaggio indipendente dalla categoria. Il suo ingaggio oneroso è stato un sacrificio importante per la società. Aver tenuto lui e non Petriccione è stata la scelta economicamente più pesante”.

E poi: “Lui mi ha parlato di quest’opportunità di concludere la carriera per guadagnare molto, ripeto al venerdì prima della partita. Allo stesso modo mi aveva garantito l’impegno massimo per Ascoli-Lecce, cosa che è successa e lui ha dato un contributo importante, palesando la sua serietà”. 

Sticchi non nasconde l’apertura in caso di ripensamento di Tachtsidis: “Il mercato dell’Arabia ha un termine più lungo del nostro: chiude il 6 novembre mentre il nostro chiudeva il 5 ottobre. Capisco l’aspetto personale e capisco i pensieri di Tachtsidis, il suo vacillare. Non faccio nessun tipo di valutazione e non mi sento tradito. Ho spiegato lui che capivo il suo sogno economico ma il nostro sogno era disputare il campionato con questa rosa. Ognuno aveva il suo sogno e un sogno non può pesare più dell’altro”.

La compagine salentina avrebbe assecondato l’iniziativa del Dhamk con una serie di aggiustamenti: “Abbiamo posto due condizioni. Questo club doveva fare un’offerta al Lecce e non interpellare direttamente il giocatore, non siamo mai stati chiamati dalla squadra. Il giocatore ci ha detto che questo club non avrebbe fatto alcuna offerta economica, impedendoci quindi di avere risorse per andare in extremis sul mercato. Abbiamo capito la delicatezza del momento e avrei promesso al direttore uno sforzo per trovare un’alternativa. Tutto in due giorni”

I cambi di rotta dall’Arabia non sono avvenuti e Corvino, nel mentre, non è riuscito a trovare alternative all’altezza. Sticchi continua: “Il club non ha fatto l’offerta, ho fatto un supplemento di lavoro al direttore chiedendogli di attivarsi, come forma di attenzione per il ragazzo. Dopo la partita, il lunedì ho raggiunto il direttore a Milano. Corvino ha fatto i suoi tentativi, noi volevamo accontentare il ragazzo a queste condizioni. Dopo i tentativi andati a vuoto, abbiamo avvisato Tachtsidis di aver fallito a trovare l’alternativa e, anche, la mancata offerta del club arabo. Tutto ciò succedeva il lunedì alle 17”.

La reazione del centrocampista greco ha poi innescato il patatrac: “Il ragazzo ha preso male questa notizia, reagendo male. Anche qui poteva reagire meglio, rendendoci disponibili a incontrarlo. La reazione di pancia sui social non serve a nulla, alimenta solo chiacchere utili. Non c’è un fatto d’incomprensione, c’è un fatto specifico. Capisco il ragazzo, capisco la sua opportunità e non lo condanno. La mia società si è però comportata il modo trasparente, non si è piegata a logiche senza senso”.

Sticchi chiarisce che il Lecce non si piega: “Se passa la linea che ogni giocatore va via quando vuole a zero euro significa che ci mettiamo nelle mani di chiunque. C’è risentimento per la reazione, non c’è chiusura verso il giocatore. Si possono trovare soluzioni di buon senso in casa, in famiglia, senza fare esternazioni. I protagonisti sono il Lecce che tra pochi giorni ha una partita importante e stiamo parlando di cose che portano l’attenzione altrove”.

Lo stato d’animo del presidente è lo specchio del risultato di tutti gli accadimenti: “Io spero che questa cosa si possa ricomporre. I suoi comportamenti non aiutano a ricomporla ma io ci spero. Io ora sono deluso al massimo livello. Non ci saranno provvedimenti finché i comportamenti rimarranno nell’ordine del rispetto di questa squadra. Il capitolo conclusivo? Ci teniamo il beneficio del dubbio. Nessuno può sbagliare, non ci sono sconti”.

Pantaleo Corvino ha poi aggiunto il suo punto di vista sulla storia. Il dirigente vernolese comincia il suo racconto dal primo colloquio avuto con Tachtsidis una volta rientrato in Italia dopo l’essere risultato positivo al Coronavirus: “Il ragazzo è tornato dalla Grecia dopo il Covid, dandogli il saluto della società. Gli ho chiesto la disponibilità di rimanere. La sua risposta fu spontanea: voleva rimanere. Mi disse ‘direttore voglio essere sincero oggi alla luce di tante considerazioni, vedendo tante cose, ho piacere di rimanere’. Mi sentii orgoglioso di dare un giocatore importante mentre Petriccione voleva andar via”.

L’ingaggio di Tachtsidis ha indotto il Corvo a proporre un prolungamento anche a causa dell’aria positiva che si respirava: “Il suo contratto è importante. Dal momento che tu hai piacere a star qui gli ho proposto il prolungamento a onorari più bassi. Gli ho proposto un triennale, non mettendogli fretta capendo la disponibilità del ragazzo. Non l’ho sollecitato vedendo il suo atteggiamento. Per me Panagiotis era un giocatore del Lecce, tant’è che ho ceduto Petriccione”.

Sulla chiusura della sessione europea di calciomercato, poi, l’offerta del Dhamk ha sparigliato le carte in tavola. Il Lecce però non è rimasto con le mani in mano, denunciando l’iniziativa degli arabi, avvicinatisi al calciatore senza offrire nulla al club di appartenenza, alla Fifa: “Il venerdì mi mostrò la sua richiesta. Come ha detto il presidente, ho espresso lo scetticismo per la mancata offerta del club. Mi sono prodigato lo stesso per dare una mano a Tachtsidis ma non ho trovato un titolare all’altezza, mentre effettivamente questo club non ci ha offerto nulla. Non si è mai vista nel mondo una cosa del genere. Ho fatto denunciare alla FIFA dalla mia segreteria il club che ha commesso questo illecito. C’è in atto quest’accusa da parte nostra”.

Corvino si allinea al punto di vista di Sticchi Damiani su un eventuale e augurato ripensamento di Tachtsidis: “Io ricordo la sua felicità nel primo giorno, l’ho visto legittimatamene deluso, capisco i suoi obiettivi ma anche noi abbiamo i nostri. Anche le nostre richieste sono legittime. In questo caso non c’era la tutela degli interessi di tutti e abbiamo ritenuto opportuno intervenire stroncando queste voci. Da domani si deve parlare del Lecce e di calcio, non di queste cose. Sapete il nostro pensiero. Tutto ciò che si aggiunge è di più. La verità è questa. Spero che il ragazzo capisca noi e che torni a essere il ragazzo gioioso del primo giorno. Vogliamo il suo contributo a un gruppo competitivo. Lui fa parte di quel gruppo e non potevamo privarcene in questo modo. Non siamo insensibili alle ambizioni di tutti, non siamo quelli ‘talebani’, per usare un termine un po’ forte. Abbiamo il diritto di essere capiti per avere le nostre aspettative”.

UN PROBLEMA TECNICO. L’assenza dell’ellenico profilerà una deficienza allo scacchiere di Corini. Corvino ne è consapevole: “Tutto è successo a due giorni dalla chiusura del mercato, questo fa capire a voi il non volerci privare  di un giocatore importante senza sottostare a certi principi. La nostra capacità e voglia di pensare ci porta a credere che il buon senso alla lunga prevalga. La reazione di Tachtsidis è legittima ma non capibile. Da padre di famiglia, facciamo finta di comprendere la reazione, ma poi dobbiamo pensare ai nostri interessi. In caso di stallo, saremo inflessibili. Abbiamo esigenze tecniche, ci saranno delle difficoltà dell’allenatore ma speriamo che il ragazzo possa capire noi”.

 

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