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Da timida promessa a pilastro della mediana: è un Björkengren cresciuto e “moderno”

Ha pagato, e superato, l’impatto con un nuovo calcio ed il Covid. Ora lo svedesino è una certezza del centrocampo del Lecce.

Se c’è un giocatore del Lecce che più di tutti è arrivato in sordina per poi, lavorando dietro le quinte e scavalcando le gerarchie nel tempo, prendersi la scena, questi è John Björkengren. Se infatti giovani come Gallo, Hjulmand e Rodriguez hanno avuto un impatto talmente prepotente già il giorno dei rispettivi esordi da prendersi con la forza una titolarità conservata o abdicata solo per ragioni fisiche, per lo svedese è stato tutto diverso. La sua è stata infatti la classica parabola del talento che, dopo un approccio da “pesce fuor d’acqua”, con lavoro e pazienza ha saputo alla lunga mettere le sue qualità nel vivo del progetto tecnico targato Corini.

ESORDI GRIGI. Tra i botti finali del mercato estivo di Corvino, l’ex Falkenbergs è arrivato in giallorosso nella curiosità generale di un ambiente che su di lui non poteva sapere tanto. O almeno nulla oltre le presenze con l’Under 21 della sua Svezia, la promozione con la squadra della propria città natale ed un cammino recente non esattamente esaltante. Non c’era altro da fare che vederlo all’opera e, in quel totale cantiere che era il Lecce di inizio stagione il coraggioso Corini non ha tardato a proporlo titolare: alla prima appena arrivato in giallorosso subito dentro dall’inizio a Brescia. Una prestazione grigia, da 5.5 per intenderci, in cui ha mostrato buona tecnica di base ma poca sintonia con i movimenti. Per il Lecce arrivò un netto ko: prima dell’1-2 con la SPAL rimarrà l’unico con lui in campo.

ATTESA. Prima di arrivare allo strepitoso trend attuale, però, Bjorkengren ne ha dovute passare tante, seguendo un iter quasi classico per chi viene da un torneo così diverso come l’Allsvenskan. Dopo l’esordio bresciano solo i minuti finali a Cosenza ed una discreta prova in Coppa con il Torino prima della tanta panchina. Una “degradazione” naturale per chi aveva tanto da crescere e pagava lo scotto, da lui stesso ammesso, di un campionato ed un ambiente tanto nuovo per lui, abituato a molta fisicità ma altri ritmi, altra tecnica e soprattutto altra impostazione tattica. Molto, ma molto meno rigida di quella necessaria per imporsi in Serie B. C’era da lavorare, ma a rallentare il processo in essere ci si è messo quel Covid che lo ha tenuto fuori un mese, tutto novembre. Così, al rientro, ha dovuto ricominciare quasi da zero restando un altro mese lontano dal campo, pensando a crescere in allenamento.

UN’ESPLOSIONE CONTROLLATA. 27 dicembre 2020, Lecce-Vicenza: finalmente il campo. Appena un quarto d’ora, ok, ma chiunque ha notato in quel tocco di palla, in quei contrasti ed in quei movimenti qualcosa di diverso in lui. Era un Bjorkengren nuovo, palesemente cresciuto. Ed infatti con il Cittadella ritorna titolare, e così sarà con Reggina e Pordenone: tre gare buone, anche se ancor meglio ha fatto entrato nella ripresa con Monza e soprattutto Empoli. Corini così lo relega in panchina con l’Ascoli: un errore grave, ed il Lecce ne patisce in solidità a centrocampo. La stessa ritrovata con il Brescia (ancora tu!), quando lo svedese rientra nello starting XI per non uscirci più, con contorno di gol del 2-0 e tante, tantissime prestazioni solide ed in crescendo.

MEZZALA MODERNA. Ora tutti i tifosi del Lecce sanno chi è John Bjorkengren, un centrocampista moderno fondamentale per dare equilibrio ad una squadra offensiva. Lo svedese con i suoi movimenti a 360° crea tantissimi spazi sul centro-sinistra, non si risparmia in corsa per chiudere buchi e proteggere la difesa ed offre qualità al palleggio dell’undici di Corini. Il tipo di giocatore è fatto, la mentalità è formata: ora deve “solo” crescere per far fruttare il tanto fieno in cascina messo in oltre metà anno di lavoro.

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