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Eriksen e un’altra vittoria danese dopo Sommer’92

Non era di certo la storia migliore per inaugurare questa rubrica in cui, in totale libertà, si vuole parlare degli uomini che caratterizzeranno la storia e gli episodi più importanti di Euro 2020. Preferivamo parlare di un’impresa da underdog, di un gol bellissimo o dell’ennesima conferma internazionale di Romelu Lukaku, giunta in serata con la doppietta di Belgio-Russia 3-0. Il 12 giugno 2021 sarà un giorno indimenticabile per il calcio europeo, per la Danimarca e per Cristian Eriksen. I fatti sono arcinoti e non è questa la sede per ripetere una cronaca che spetta a palcoscenici più importanti di questo, ma a chi scrive hanno colpito una serie di immagini e di momenti legati agli attimi di grandissima paura vissuti dal mondo intero in apprensione per il campione danese.

Guardavo distrattamente gli ultimi attimi del primo tempo di Danimarca-Finlandia dallo schermo dello smartphone al mare, dopo una lunga giornata di conferenza stampa in casa Lecce, e non ho capito subito la gravità della situazione. Le immagini di Sky, meritevolmente, si sono subito allontanate dal malcapitato Christian, fortunatamente “aggrappatosi alla vita” come descritto dal medico della Danimarca Morten Boesen. Agli occhi di uno spettatore innamorato del calcio, che vede in Europei e Mondiali un appuntamento campale della propria vita non solo sportiva, immaginare un dramma così ha cambiato la giornata. Nulla, in quel momento, aveva più senso, specialmente i problemi di casa nostra, la programmazione di un campionato e le bizze di un attaccante. Christian Eriksen doveva arrampicarsi su quel muro e doveva farlo nel migliore dei modi, soprattutto per quell’immagine da campione educato, mai sopra le righe soprattutto in una parentesi italiana non sempre idilliaca e priva degli apici in Champions League vissuti con il Tottenham.

Eriksen era lì a terra e la Danimarca intera lo tirava fuori dal baratro. Simon Kjaer, da capitano, ha prestato i primi soccorsi prima del massaggio cardiaco operato dal dottor Morten, ma la creazione del capannello di calciatori, stretti sotto braccio nonostante le lacrime grondanti per impedire le inquadrature su Eriksen mi faceva pensare al peggio. Continuavo a pensare al peggio anche quando Kjaer e Schmeichel abbracciavano la moglie del centrocampista interista e, ancor di più, quando Eriksen ha lasciato il campo coperto da lenzuola bianche e da un vessillo della Finlandia, trovatasi spettatrice di una pagina di calcio prima dell’indimenticabile vittoria a firma Pohjanpalo della tarda serata. Il risultato sportivo non ride agli uomini del ct Hjulmand, ma sebbene la casella punti sia ancora a 0, il popolo danese resterà sempre orgoglioso di quanto accaduto oggi, tra l’altro a casa, al Parken di Copenhagen.

La principale vittoria che sarà sempre ricordata in Danimarca è rappresentata dagli Europei di Svezia 1992, quando un “gruppo di ragazzi grassi in vacanza” sovvertì tutti i pronostici e conquistò il titolo continentale mettendo in fila Francia, padroni di casa svedesi, Olanda e Germania. Bene, l’artefice di quella vittoria, il ct Moller-Nielsen, non è più tra noi per un maledetto tumore che lo ha portato via nel 2014. Sarebbe troppo facile descrivere l’ex bistrattato allenatore come una sorta di angelo e romanzare fin troppo sulle sorti di Eriksen, fortunatamente fuori pericolo seppur intubato. Il paragone che vorrei lasciare è meramente storico e sportivo, legato alla kermesse continentale che dalle parti di Copenhagen vorrà dire sempre Sommer’92, l’estate del sogno. Bene, dopo i ragazzi di Moller-Nielsen, un posto nell’empireo del calcio danese e europeo se lo meriteranno anche Kjaer e i nove calciatori stretti sotto braccio come una falange vichinga a difesa del compagno ferito.

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Gianni
Gianni
1 mese fa

Brividi

Amedeo
Amedeo
1 mese fa

Bellissimo e toccante articolo… complimenti!

Sergio Stasi
Sergio Stasi
1 mese fa

Articolo molto bello… complimenti

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