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Montagne russe Meluso: dalla storica risalita in A alla difesa dello Scudetto a Napoli

L’ex direttore sportivo del Lecce, firmatario con Fabio Liverani della doppia promozione in due anni dalla Serie C alla Serie A, è stato annunciato dai Campioni d’Italia a sorpresa. Per lui è l’occasione che vale la carriera.

Strana la vita del direttore sportivo. Smartphone pieni di notifiche nel bel mezzo di una frenetica sessione di calciomercato o silenzio tombale in attesa di una chiamata, una sola, per tornare in corsa. Mauro Meluso, fermo da due anni dopo la salvezza conquistata allo Spezia nel 2020/2021 riprende e lo fa da d.s. del Napoli campione d’Italia raccogliendo la pesante eredità di Cristiano Giuntoli, passato alla Juventus. Meluso si catapulterà in una missione difficilissima ma affascinante in una città che, fisiologicamente, pretenderà molto dopo aver festeggiato lo Scudetto che mancava da 30 anni.

Sulla scrivania, il Napoli non è nuovo a queste nomine. Meluso e Giuntoli hanno in comune una doppia risalita. Dal 2009 al 2015, infatti, Giuntoli, con quattro promozioni in cinque anni, portò il Carpi dalla Serie D alla Serie A. Il Lecce e i suoi tifosi ne sanno qualcosa. Gli emiliani conquistavano successi acquistando giocatori esordienti di potenziale. I Kvaratskhelia e Kim di oggi furono Lasagna (dall’Este, in D, alla B poi vinta nel 2014), Kabine (dalla Sacilese in D al gol-vittoria del Via del Mare nella finale), Sportiello (dalla Seconda Divisione al debutto in Prima Divisione nell’anno del salto in B). A Napoli, Giuntoli è partito dalla restaurazione economica dopo anni di investimenti senza risultati sul campo e, mutuando una “riconoscenza che non esiste nel calcio”, è arrivato allo scudetto storico dopo aver ceduto beniamini come Mertens, Insigne e Koulibaly.

I tratti comuni di Giuntoli e Meluso, possono corrispondere anche nella maggiore oculatezza degli investimenti che il Lecce, provato da numerosi tentativi di vittoria del campionato di C senza gloria, con lui ha colto. Arrivato dal Cosenza, dove fu tacciato di “tradimento”, Meluso puntellò la squadra con Armellino e il prestito oneroso di Di Piazza. Con Liverani in panchina, il Lecce lottò in vetta e a gennaio il poker Legittimo-Selasi-Tabanelli e soprattutto Saraniti assicurò lo sprint con pesanti gol promozione.

Il copione si è ripetuto anche in B. Colpi di categoria (Lucioni, Petriccione, Venuti, La Mantia, Falco) e ancora una volta il connubio giusto con il 4-3-1-2 di Liverani ad esaltare perfettamente le caratteristiche di tanti interpreti, a partire da capitan Mancosu. A sorpresa, il Lecce, si ritrovò a lottare per la massima serie e il ritocco principale per competere fino alla fine fu Tachtsidis, fuori dai radar a Nottingham. All’infortunio di Scavone si sopperì pescando Majer.

In Serie A nel 2019/2020, il riempimento dell’area imposto dal tecnico romano nonostante tanti (troppi) gol subiti sopperì al rendimento sotto le aspettative di Benzar, Rossettini, Shakhov, Babacar, Farias e Imbula. Gli ultimi tre, insieme a Lapadula, arrivarono in prestito. La restaurazione di gennaio, quando arrivarono, sempre in prestito secco, Saponara, Barak e Deiola più Paz in difesa prometteva bene, ma il lockdown con annessa ripresa estiva in fretta e furia con nuove regole abbassarono le potenzialità di una squadra ridotta all’osso, retrocessa in B. A monte si mise in preventivo di incassare delle reti, ma l’obiettivo era alzare l’asticella davanti con prestiti a cui sarebbe seguito un consolidamento in caso di salvezza. Non andò così, ma dall’agosto 2021 nel Salento iniziò un’altra storia…

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Franco
Franco
7 mesi fa

C’e chi ha la fortuna di avere persone di alto profilo come Meluso e altre Società che si accontentano di altro perché il pareggio di bilancio vale di più e meno male che nel portafoglio sono conservati 20.000 abbonati

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7 mesi fa

In bocca al lupo Mauro Meluso

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