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Il pagellone dell’andata: Falcone pesa sulla classifica. Banda e Almqvist micidiali, certezza Pongracic

I nostri voti sul girone d’andata dei ragazzi di D'Aversa: solo lo zambiano tiene il passo del portierone, bene anche il solito Baschi e la staffetta al centro dell'attacco. Nessuno merita l'insufficienza, Rafia il più "risicato"

Falcone 8,5 – Ok il bel gioco, il gruppo, le giocate offensive, ma non sbaglieremmo nel dire che se c’è un uomo che più di altri ha pesato sui punti in classifica del Lecce questo è proprio il portierone. WladiMuro ha messo il mantello davvero tante volte, non sbagliando mai gara e risultando decisivo in diverse gare, su tutte Monza, Verona, Empoli e Bologna (con rigore procurato che scrive la storia della Serie A). Non a caso il suo ritorno è stato fortemente voluto in estate ed accolto come un vero e proprio colpo di mercato (19 presenze, 25 gol subiti. Media voto 6,58)

Brancolini sv – Upgrade rispetto all’anno scorso e ruolo di vice-Falcone vestito di fatto soltanto in Coppa Italia e con risultati altalenanti (0 presenze, 0 gol subiti. Media voto sv)

Samooja sv – Con Borbei rispedito in Primavera per risollevarne le sorti a sorpresa è il finlandese a svolgere il ruolo, utile solo per gli almanacchi, di terzo portiere (0 presenze, 0 gol subiti. Media voto sv)

Gendrey 6,5 – Nessuno ha giocato tanti minuti quanto lui tra i giocatori di movimento del Lecce, stravincendo in partenza il dualismo che ci sarebbe potuto essere e di cui non si è vista traccia con Venuti. Il TGV transalpino ha ripreso da dove ha lasciato, a suo agio con una Serie A che è ormai divenuta habitat naturale e nella quale sta dimostrando di avere margini di crescita. Rispetto all’anno scorso il gioco meno “bloccato” gli ha fatto prendere qualche sbandamento in più a protezione della propria porta, guadagnando però in una proiezione offensiva che lo vede finalmente pimpante (19 presenze, 1 gol. Media voto 5,84)

Pongracic 7,5 – Dire che sia una sorpresa è sicuramente ingeneroso per le sue qualità fuori categoria per la lotta salvezza, tuttavia di certo le garanzie soprattutto fisiche che sta garantendo sono una novità nella sua esperienza giallorossa. Mostruoso in termini di continuità di rendimento, non ha sbagliato mezza gara mancando davvero soltanto in zona gol, vedi Napoli (clamoroso e pesante) e Sassuolo. Partito Umtiti, è il nuovo leader tecnico di una difesa che, grazie al croato, ha ridotto al minimo possibile la pesante partenza dell’ex campione del mondo (18 presenze, o gol. Media voto 6,21)

Baschirotto 7 – Si sa, confermarsi è sempre più difficile che esordire e non si può certo dire che il possente veneto stia mancando in tal senso. Insostituibile e senza fronzoli, anche quest’anno nei duelli fisici sta dando il meglio di sé e, costretto a giocare il pallone più che in passato, anche su questo piano i piccoli passi in avanti ci sono stati. Meno dirompente che in passato, la pagnotta non manca comunque mai a differenza di un gol che tarda ad arrivare (18 presenze, 0 gol. Media voto 6,03)

Dorgu 7 – Il superstite dei terribili ragazzi campioni d’Italia, nonché il più giovane in rosa, è stato tra le più belle sorprese di questa prima parte di campionato. Lanciato già ad agosto causa infortunio in Coppa di Gallo, si è talmente velocemente trovato a suo agio, tra carattere, fisicità ed anche una buona tecnica che un po’ tutti si sono dimenticato fosse esordiente assoluto tra i “grandi”. E così, ai primi errori arrivati solo a fine autunno (Verona, Bologna ed Empoli), ecco anche critiche ingenerose ed immemori di come un 19enne abbia anche bisogno di sbagliare per crescere (16 presenze, 0 gol. Media voto 6,13)

Gallo 6,5 – Tra i pochi “diesel” di questo girone d’andata, alla lunga la staffetta fifty-fifty con Dorgu gli ha fatto solo che bene. Inizialmente impacciato, sembrava patire un po’ il cambio di mentalità rispetto alla passata stagione, costretto a coprire spazi più ampi e con meno raddoppi da ali e mezzali. Qualche panchina a inizio dicembre e poi, al ritorno, il cambio di passo con gran belle prove in serie che ne hanno fatto un giocatore sempre più da Serie A (16 presenze, 0 gol. Media voto 6)

Touba 6 – Il terzo uomo alle spalle della coppia di giganti Pongracic-Baschirotto. Status a dir poco delicato il suo, chiamato a singhiozzo ed a grandi distanze temporali e ricoprire un ruolo fondamentale, elemento che funge come attenuante perché ne moltiplica il coefficiente di difficoltà rispetto ai compagni. Straordinario con il Genoa, ordinario con Monza e Atalanta, ha toppato solo all’Olimpico quando è sceso in campo nella fase clou: un errore perdonabile perché isolato (4 presenze, 0 gol. Media voto 5,63)

Venuti 6 – Altra sufficienza meritata benché ai limiti del senza voto perché non ha mai strafatto ma sempre risposto presente quando chiamato in causa. Stagione condizionata sì dal brutto infortunio in ritiro, eppure evidentemente non solo vista la così poca considerazione avuta in un ballottaggio che non è mai esistito con Gendrey, partito solo una volta dalla panchina. Poi comparsate più da esterno alto che da terzino (5 presenze, 0 gol. Media voto 6)

Smajlovic sv – Per tastare i primi rettangoli verdi italiani è stato costretto a fare capatine in Primavera, mentre con i grandi non è mai stato neppure preso in considerazione (0 presenze, 0 gol. Media voto sv)

Dermaku sv – Stesso copione della passata stagione, con un infortunio grave a sommarsi ad un altro, ma stavolta senza neppure quei pochi minuti di intermezzo (0 presenze, 0 gol. Media voto sv)

Ramadani 6,5 – C’era compito più arduo di chi arrivava a Lecce dovendo assolvere ai compiti del gioiello, capitano e trascinatore della passata gestione? Senza dubbio no, ed ecco perché le prove da “dietro le quinte” del metronomo albanese non devono certo trarre in inganno. Tanta rottura del gioco altrui e molta poca costruzione, qualche uscita a vuoto favorita dal pressing alto impostogli dal mister (con annesse spalle scoperte, vedi Milan e Cagliari su tutti) ma anche una generosità fondamentale a tenere in piedi gli equilibri di una squadra che prova a fare calcio, il tutto impreziosito dal gol vittoria con il Frosinone (18 presenze, 1 gol. Media voto 5,83)

Gonzalez 6,5 – L’anno scorso aveva fatto il Dorgu o anche di più, sorprendendo la Serie A con un avvio super. Stavolta l’effetto sorpresa è stato sostituito da un ritorno ad essere il vero tuttocampista ammirato nella prima parte della scorsa stagione, tanto di guadagnarsi alla lunga un ritorno tra i titolari smarrito a metà cammino. Sontuoso con Verona e Milan e alla prima con la Lazio, si è rivisto a fine anno solare dopo un periodo di appannamento coinciso con il calo di squadra (14 presenze, 1 gol. Media voto 6)

Rafia 6 – Alle primissime armi non è, ma di certo il salto dalla Serie C alla A da protagonista non dev’essere facile per nessuno. Ed il tunisino di Francia, che con l’arrivo in Salento ha trovato anche continuità di utilizzo in Nazionale, ha dovuto pagare uno scotto registratosi soprattutto in termini di intensità di giocate e rapidità nelle decisioni da prendere. Tecnicamente, invece, nulla da dire (vedi arcobaleno fiorentino) e nulla in meno ai compagni di reparto, anzi (17 presenze, 1 gol. Media voto 5,75)

Blin 6,5 – Spirito da capitano, esperienza e duttilità fondamentali in una squadra giovane e votata alla spregiudicatezza com’è il Lecce di Roberto D’Aversa. Il francese anche quest’anno ha vestito i panni di tappabuchi, agendo da vice-Ramadani, da mezzala titolare, da secondo mediano fino all’attuale compito di prima alternativa tra i difensori centrali. A livello prestazionale non è stato lo stesso della passata stagione, forse tra i primi a subire il cambio d’identità a propulsione offensiva, tuttavia grinta e attaccamento non sono mancati mai, risultando decisivi in situazioni come le rimonte con Lazio e Milan (13 presenze, 0 gol. Media voto 5,73)

Kaba 6,5 – Tra le tante giovani scommesse arrivate in estate, il francese si è messo in mostra palesando piglio, fisicità e qualità già nelle uscite con Lazio, Fiorentina e Monza. Poi qualcosa è andato storto sul piano fisico (è tra coloro a non aver svolto la preparazione in giallorosso), costringendolo dapprima a giocare con un problema all’adduttore e poi a fermarsi quando le prestazioni erano in netto affanno. Tornato a Empoli, da lì in poi la musica è cambiata (a Bergamo sinfonia pura) facendo ben sperare per il girone di ritorno (15 presenze, 0 gol. Media voto 6,13)

Oudin 7 – Il Mago è tornato ad estate inoltrata e nel 4-3-3 trasformista di mister D’Aversa dà il meglio di sé, accentrandosi da ala o avanzando da mezzala. Con lui in mediana si perde in struttura e copertura, prezzo che è stato pagato a buon rendere con il Verona e soprattutto con il Genoa, quando la sua magia mancina (sfiorata anche con il Cagliari) è valsa al Lecce un paio di settimane da Champions come non accadeva da un ventennio. Assistenze sempre preziose per i compagni, con la giusta verve può essere ancor più incisivo in questa squadra (13 presenze, 2 gol. Media voto 6,04)

Berisha sv – L’unico, portieri esclusi, sempre convocato e mai sceso in campo se non in Coppa Italia, eppure lì aveva dimostrato buone premesse (0 presenze, 0 gol. Media voto sv)

Faticanti sv – Giunto come giovane promessa ed utilizzato solo in Under 19, via direzione Ternana per farsi le ossa (0 presenze, 0 gol. Media voto sv)

Almqvist 7,5 – È vero, un calo c’era stato e ci mancherebbe altro, ma solo l’infortunio al flessore ha davvero fermato la freccia svedese non facendolo ancora tornare sé stesso. Impatto devastante con il calcio italiano con Como, Lazio, Monza e Genoa a farne le spese su tutti. Dribbling (a lungo il miglior dribblatore della A) e velocità clamorosi mancati tantissimo nonostante ora gli avversari lo guardino certo con tutte altre attenzioni (13 presenze, 2 gol. Media voto 6,19)

Strefezza 6,5 – Per il capitano, autentico trascinatore offensivo nella passata stagione, un girone d’andata certamente complicato. All’inizio tatticamente, per aver assolto al ruolo di punta centrale in attesa delle novità, poi per essere dietro nelle gerarchie rispetto ai titolarissimi Almqvist e Banda. Colpo che si è riflesso nelle prestazioni ma non nell’animo che lo ha visto sempre pronto a lottare per i giallorossi, freddo dal dischetto e sempre pronto a piazzare quella giocata che, seppur meno che in passato, è capace di mettere in difficoltà le difese avversarie (18 presenze, 1 gol. Media voto 5,94)

Banda 8 – E’ stato ad oggi l’uomo in più dell’attacco giallorosso. Nettamente cresciuto rispetto alla passata stagione, può far meglio sotto il profilo realizzativo (tra legni e prodezze dei portieri avversari è stato anche sfortunato) ma i 4 assist lo issano in vetta anche a questa classifica di squadra, oltre a quella di miglior dribblomane che lo vede come migliore assoluto in Serie A in relazione ai minuti giocati. La partita con il Frosinone come manifesto: quando fa il Banda è micidiale (13 presenze, 2 gol. Media voto 6,46)

Krstovic 7 – È stato il simbolo della favola Lecce di cui fino a ottobre parlava mezza Europa. Arrivato in una calda sera di fine estate al primo pallone ha mostrato di chi pasta fosse fatto, è così è stato anche al secondo, al terzo e fino al decimo, brillando per dirompenza fisica, abilità nel gioco aereo e carattere. Lo stesso di cui si è però visto il rovescio della medaglia quando sono arrivate le prime difficoltà e le marcature si sono triplicate, impedendogli ad oggi di tornare freddo ed incisivo: non era Haaland e non è uno scarpone (18 presenze, 4 gol. Media voto 6,08)

Piccoli 7 – Sommato al montenegrino forma quell’unico attaccante da 7 centri totali (i calcoli che tanto piacciono al dt) che può valere la permanenza in Serie A. Si è subito messo in mostra come subentro d’oro, dimostrando però di poter dire eccome il suo anche dall’inizio, vedi Frosinone. E’ l’uomo degli urli finali, quelli effettuati (Bologna) e quelli rimasti in gola (Milan) dopo prodezza che avrebbe fatto la storia del proprio club (17 presenze, 3 gol. Media voto 6,19)

Sansone 7 – Il meno impiegato degli attaccanti, eppure quando chiamato in causa ha dimostrato il perché di una carriera di assoluto livello. Tecnica pure al servizio della squadra, capace di quasi ribaltare il Milan da solo, di disegnare tracce meravigliose con Udinese e Frosinone e, più in generale, di dare sterzate nette ai match sapendo su quale tasto spingere. Non a caso è il più esperto della squadra (11 presenze, 1 gol. Media voto 6,22)

Di Francesco sv – C’è modo migliore di lasciarsi di un urlo come il suo sotto la nord a regalare al Lecce la prima vittoria della storia in una prima giornata di Serie A? Decisamente no (2 presenze, 1 gol. Media voto 7)

Burnete sv – Prima vice Strefezza, poi vice Krstovic, poi terza punta ed infine in Primavera. Eppure nella vittoria con la Lazio c’è anche il suo zampino (1 presenza, 0 gol. Media voto 6,5)

Corfitzen sv – Fisicamente non pronto per il massimo campionato, vedi pallone perso con gol di Gaetano nell’unico suo gettone ad oggi in Serie A (1 presenza, 0 gol. Media voto 5,5)

Listkowski sv – Gerarchie guadagnate solo dopo il ritorno di Corfitzen in Under 19 ed uno scampolo di match non valorizzato a Bergamo (1 presenza, 0 gol. Media voto 5,5)

All. D’Aversa 8 – Nell’ottimo girone d’andata del Lecce (una sola gara insufficiente, quella con il Napoli), che stiamo facendo passare per normale o addirittura scontato ma che così non è affatto, lo zampino del nuovo allenatore c’è ancora. Dopo due stagioni di baronismo arriva un allenatore con idee più votate al tenere il pallone ed a giocarlo, cosa che si è vista soprattutto nella fase di miglior condizione collettiva, e con che risultati! La vera differenza, al momento, la sta facendo la sua fame di rivincita, che in alcuni casi ha cozzato con il senso d’appagamento di qualcuno, e la netta capacità di lavoro con i giovani, palese nella crescita di alcuni elementi: ora guai ai cali che un anno fa stavano per costare caro (Media voto 6,37)

Corvino-Trinchera 8 – Ceduto il solo Hjulmand tra i big di proprietà, il Lecce si è ritrovato con in più i gol di Krstovic e Piccoli, la qualità di Almqvist e Sansone (quest’ultimo, una magia), la quantità di Ramadani e Kaba oltre alla scommessa Rafia. I veri colpi, però, sono essere arrivati a titolo definitivo a Oudin e soprattutto Pongracic-Falcone, che pesano eccome sul voto (e sul campionato). Il resto è tutto da scoprire, come sempre

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1 mese fa

D’Aversa 5. In molte partite doveva rischiare le DUE punte (me sembra in certe partite Baroni)

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1 mese fa

E sempre a crocifiggere sto ragazzo ke fa reparto offensivo da solo. Cambiate sport e datevi alle bocce.

Paolino il giallorosso
Paolino il giallorosso
1 mese fa

Leccaculiiiii

Hhbh
Hhbh
1 mese fa

Non sono d’accordo

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1 mese fa

Il 7 a Krstovic e’ da oggi le comiche

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